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Gli spiriti fomentatori nel mondo del calcio
Marco Paoletti   
sabato 29 dicembre 2007

calciomorto1.jpgCollocato in una società che fa dell'apparenza una bandiera, chiunque conosca il Mondo del calcio sa come nel suo ambiente ogni atteggiamento o presa di posizione rimbalzi da un estremo all'altro come un pendolo oscillante, senza mai trovare l'equilibrio necessario. Così è accaduto in più ambiti e sotto diversi punti di vista, ma con maggior risalto verso l'annosa questione del "fair play" o spirito sportivo, che a parole pervade un sistema in cui trionfa la sana rivalità sportiva, e nei fatti balena solo qualche volta come una fiammella nel buio, subito spenta dalla corrente d'aria dell'odio. Corrente che ovunque spira e tutto travolge, e perpetuamente s'alimenta dalle bocche dei protagonisti e dai movimenti dei comprimari, reperendo difficilmente qualsiasi buon segnale:si passa dalle dichiarazioni infuocate di dirigenti censurabili, ad atteggiamenti violenti di allenatori e giocatori in campo, per finire (ma nel parere di chi scrive non ultimi in grado d'importanza) con sedicenti trasmissioni sportive che fanno della polemica un'arte.

Sembra questo un limbo martoriato dall'ipocrisia, dove al fattaccio tutti gridano allo scandalo, per poi tranquillamente riprecipitarsi nella routine di accesi scambi dialettici (per usare un eufemismo) non appena le luci dei riflettori si sono affievolite. Il caso Sandri (si parlava di un episodio completamente slegato dal mondo calcistico.) è in tal senso emblematico:speciali televisivi, direttori di testate autorevoli che si interrogano sul dà farsi, show che devono andare avanti, siparietti di buonismo e qualunquismo, e poi nuovamente in una corsa efferata a processare arbitri, a giustificare violenze, a tralasciare atteggiamenti antisportivi... E non per non aver visto, ma per tappare gli occhi a chi non deve vedere, vale a dirsi un pubblico televisivo da rinchiudersi in prigioni d'ovatta e da foderare di prosciutto sui bulbi oculari,e poter così tornare al solito tran-tran fatto di attacchi e nemici, e non di avversari. Chiunque abbia assistito ad una qualche trasmissione domenicale, sa bene che questa s'incentra sulle solite squadre (ma questa è un'altra storia) e sulle polemiche che ne derivano; di calcio giocato si parla ben poco, preferendo lasciare spazio alla rabbia dei giornalisti che si ergono ad araldi delle varie tifoserie. Tifoserie (e quando si parla di tifoseria, ci si riferisce alla massa sana di appassionati sportivi, non ai cosiddetti ultrà che del calcio fanno solo un veicolo per perpetrare violenze) già esasperate dalle disparità di trattamento viste sui campi da gioco e subite dalla cosiddetta "giustizia sportiva", che sono ancora una volta offesi dall'atteggiamento sopra i toni dei personaggi televisivi suddetti. Tutto questo contribuisce ad alimentare la vita d'un sistema calcio che pare malato nel midollo, e, laddove segnali di cura come il terzo tempo fiorentino appaiono come chimere, il futuro non appare davvero roseo.

 

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