Il
presidente vede nero dopo la sconfitta con la Juve: Mancini è ancora a
rischio. Tornano le voci su Mourinho. L’ha ammesso Roberto Mancini, che
non dice mai le bugie, nemmeno quando gli farebbe comodo. Dopo
Inter-Juve, «il presidente era molto arrabbiato, e ne ha tutte le
ragioni ». Ideologiche e tecniche. Perdere a San Siro contro la Juve,
dopo quanto si era detto, scritto, discusso durante e dopo Calciopoli,
sia pure con il gol in fuorigioco di Camoranesi, che ha rotto
l’equilibrio (un capolavoro dell’assistente Nicoletti, considerato uno
dei migliori, figuriamoci gli altri), ha scatenato l’ira di Moratti,
che proprio non si immaginava una vigilia di Pasqua così negativa. In
aggiunta, il presidente ha visto una squadra poco tonica, poco
pericolosa in attacco (rilievo fatto anche da Mancini), assolutamente
vulnerabile in fase difensiva e con un calendario tutto in salita. Il
presidente è rimasto scosso dagli sbandamenti visti fra il 2-0 di
Trezeguet (che nel frattempo è stato convocato da Domenech al posto di
Benzema, infortunato) su assist di Burdisso e il gol di Maniche, un
intervallo nel quale la Juve ha avuto tre palle-gol per chiudere i
conti. Ad alimentare l’ansia morattiana ha contribuito l’analisi di
quanto accaduto dal 19 febbraio: da Liverpool-Inter 2-0, andata degli
ottavi, la squadra è andata via via spegnendosi.
Ha perso due partite
di campionato (più il ritorno con gli inglesi), non sa più vincere in
trasferta (ultimo successo il 10 febbraio a Catania), ha visto ridursi
in maniera sensibile (7 punti) il vantaggio nei confronti della Roma,
passato dagli 11 punti della 23ª giornata (17 febbraio) ai 4 della 30ª,
con otto partite ancora da giocare. Nel girone di ritorno, l’Inter ha
raccolto 19 punti contro i 25 nelle prime undici partite dell’andata. E
anche alcune scelte operate da Mancini non hanno convinto Moratti, a
cominciare dall’esclusione di Cambiasso (polpaccio) per finire al
tardivo inserimento di Maniche, passando attraverso l’impiego
contemporaneo di Chivu e Stankovic a centrocampo. Tutti questi elementi
sono stati motivo di riflessione nello spogliatoio di San Siro, in un
sabato notte agitatissimo. Momenti concitati, nei quali il presidente
ha preso in esame tutte le soluzioni possibili, anche quella più
traumatica di un cambio immediato di allenatore. Un’idea ricorrente,
dopo l’uscita a sorpresa di Mancini alla fine di Inter-Liverpool (11
marzo). Ma, anche questa volta, Moratti ha scelto la linea della
conservazione, per non rovinare tutto.
A salvare Mancini hanno
provveduto tre diverse considerazioni. La prima: il presidente l’ha
sempre considerato il suo allenatore ideale, anche per alcune prese di
posizioni coraggiose e lo certifica il rinnovo del contratto nel 2007
per quattro anni (con opzione per il quinto), che rappresenta una
durata anomala per le tradizioni italiane. E per quanto ha saputo
costruire in questi anni. La seconda: Mancini si è trovato a gestire
una situazione oggettivamente complessa, con una serie impressionante
di infortuni, soprattutto in mezzo al campo, che aiutano a capire
l’involuzione nel gioco e nei risultati. La terza: Moratti ha capito
che, nonostante il dopo-Liverpool, la squadra resta compatta a fianco
di Mancini, decisa a portare a casa lo scudetto a qualunque costo. Lo
dimostra anche il comportamento di alcuni nazionali: Ibrahimovic ha
parlato con il c.t. svedese e insieme hanno concordato che sarebbe
stato un rischio inutile per il ginocchio giocare Svezia-Brasile. Sono
stati esentati dalla convocazione per infortunio anche Cambiasso
(Egitto-Argentina) e Vieira (Francia-Inghilterra). Stankovic verrà
visitato oggi dai medici della Serbia; Chivu è stato costretto a
presentarsi al c.t. romeno Piturca, ma non giocherà. Ha già deciso che
farà l’intervento alla spalla dopo l’11 luglio e lo farà ad Amsterdam,
dove era già stato operato il suo amico Lobont. Dovrà star fermo due
mesi (i primi 30 giorni saranno di riposo assoluto).
Da oggi
l’Inter riparte. Mancini sta vivendo il momento più delicato da quando
è sulla panchina nerazzurra. Ha otto partite per portare a casa uno
scudetto e allontanare la presenza sempre più incombente di Mourinho,
che Moratti non ha mai incontrato finora, ma che non è certo difficile
da contattare. La tempesta post-Juve sembra essere passata, ma il cielo
sereno è un’altra cosa.
www.corriere.it
Hits: 103 |