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Moratti furente: s’è stufato di questa Inter
Fabio Monti   
venerdì 28 marzo 2008
inter1.jpgIl presidente vede nero dopo la sconfitta con la Juve: Mancini è ancora a rischio. Tornano le voci su Mourinho. L’ha ammesso Roberto Mancini, che non dice mai le bugie, nemmeno quando gli farebbe comodo. Dopo Inter-Juve, «il presidente era molto arrabbiato, e ne ha tutte le ragioni ». Ideologiche e tecniche. Perdere a San Siro contro la Juve, dopo quanto si era detto, scritto, discusso durante e dopo Calciopoli, sia pure con il gol in fuorigioco di Camoranesi, che ha rotto l’equilibrio (un capolavoro dell’assistente Nicoletti, considerato uno dei migliori, figuriamoci gli altri), ha scatenato l’ira di Moratti, che proprio non si immaginava una vigilia di Pasqua così negativa. In aggiunta, il presidente ha visto una squadra poco tonica, poco pericolosa in attacco (rilievo fatto anche da Mancini), assolutamente vulnerabile in fase difensiva e con un calendario tutto in salita.  Il presidente è rimasto scosso dagli sbandamenti visti fra il 2-0 di Trezeguet (che nel frattempo è stato convocato da Domenech al posto di Benzema, infortunato) su assist di Burdisso e il gol di Maniche, un intervallo nel quale la Juve ha avuto tre palle-gol per chiudere i conti. Ad alimentare l’ansia morattiana ha contribuito l’analisi di quanto accaduto dal 19 febbraio: da Liverpool-Inter 2-0, andata degli ottavi, la squadra è andata via via spegnendosi.

Ha perso due partite di campionato (più il ritorno con gli inglesi), non sa più vincere in trasferta (ultimo successo il 10 febbraio a Catania), ha visto ridursi in maniera sensibile (7 punti) il vantaggio nei confronti della Roma, passato dagli 11 punti della 23ª giornata (17 febbraio) ai 4 della 30ª, con otto partite ancora da giocare. Nel girone di ritorno, l’Inter ha raccolto 19 punti contro i 25 nelle prime undici partite dell’andata. E anche alcune scelte operate da Mancini non hanno convinto Moratti, a cominciare dall’esclusione di Cambiasso (polpaccio) per finire al tardivo inserimento di Maniche, passando attraverso l’impiego contemporaneo di Chivu e Stankovic a centrocampo. Tutti questi elementi sono stati motivo di riflessione nello spogliatoio di San Siro, in un sabato notte agitatissimo. Momenti concitati, nei quali il presidente ha preso in esame tutte le soluzioni possibili, anche quella più traumatica di un cambio immediato di allenatore. Un’idea ricorrente, dopo l’uscita a sorpresa di Mancini alla fine di Inter-Liverpool (11 marzo). Ma, anche questa volta, Moratti ha scelto la linea della conservazione, per non rovinare tutto.

A salvare Mancini hanno provveduto tre diverse considerazioni. La prima: il presidente l’ha sempre considerato il suo allenatore ideale, anche per alcune prese di posizioni coraggiose e lo certifica il rinnovo del contratto nel 2007 per quattro anni (con opzione per il quinto), che rappresenta una durata anomala per le tradizioni italiane. E per quanto ha saputo costruire in questi anni. La seconda: Mancini si è trovato a gestire una situazione oggettivamente complessa, con una serie impressionante di infortuni, soprattutto in mezzo al campo, che aiutano a capire l’involuzione nel gioco e nei risultati. La terza: Moratti ha capito che, nonostante il dopo-Liverpool, la squadra resta compatta a fianco di Mancini, decisa a portare a casa lo scudetto a qualunque costo. Lo dimostra anche il comportamento di alcuni nazionali: Ibrahimovic ha parlato con il c.t. svedese e insieme hanno concordato che sarebbe stato un rischio inutile per il ginocchio giocare Svezia-Brasile. Sono stati esentati dalla convocazione per infortunio anche Cambiasso (Egitto-Argentina) e Vieira (Francia-Inghilterra). Stankovic verrà visitato oggi dai medici della Serbia; Chivu è stato costretto a presentarsi al c.t. romeno Piturca, ma non giocherà. Ha già deciso che farà l’intervento alla spalla dopo l’11 luglio e lo farà ad Amsterdam, dove era già stato operato il suo amico Lobont. Dovrà star fermo due mesi (i primi 30 giorni saranno di riposo assoluto).

Da oggi l’Inter riparte. Mancini sta vivendo il momento più delicato da quando è sulla panchina nerazzurra. Ha otto partite per portare a casa uno scudetto e allontanare la presenza sempre più incombente di Mourinho, che Moratti non ha mai incontrato finora, ma che non è certo difficile da contattare. La tempesta post-Juve sembra essere passata, ma il cielo sereno è un’altra cosa.

 

 

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