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Gussoni elogia lo sputtanato Lanese e Abete sta a guardare!
Paolo Maria Ziliani   
venerdì 28 marzo 2008
lanese.jpgIncredibile ma vero: il presidente dell'Aia, in visita ufficiale a Catania, beatifica il suo predecessore (squalificato e sotto processo per associazione a delinquere) e il presidente federale non batte ciglio - Ormai siamo alla vergogna! Dopo l'uscita di Gussoni, il mondo arbitrale è allo sbando più totale. Immaginate un professore che abusando del suo ruolo compia abusi di ogni tipo nei confronti dei suoi allievi e delle sue allieve, a volte anche davanti agli occhi del bidello; immaginate il bidello che incredulo e sbigottito telefoni al preside per raccontargli quel che è successo davanti ai suoi occhi; e immaginate il preside che, divertito, ridacchi al ricevitore e raccomandi al bidello di tenere la bocca chiusa. Nessuno ha visto, nessuno ha sentito, nessuno deve parlare. Come giudichereste questo preside? Come dite? Un escremento con la E maiuscola? Qua la mano. È la stessa cosa che abbiamo pensato noi.  Ora tornate con la memoria alla sera di sabato 6 novembre 2004, dopopartita di Reggina-Juventus 2-1: e pensate a Moggi che irrompe nello spogliatoio di Paparesta e lo strapazza e lo minaccia sotto lo sguardo incredulo dei guardalinee e del commissario arbitrale, Ingargiola, prima di andarsene urlando e di chiudere tutti dentro, buttando la chiave. E immaginate il buon Ingargiola che tornato a casa prende il telefono, chiama il presidente degli arbitri, Lanese, e gli racconta tutto. Ebbene: che cosa fa, secondo voi, il preside (pardon: il presidente?). Risposta facile facile: il preside (pardon: il presidente) dice a Ingargiola: “Mi raccomando guaglio': acqua in bocca!”.
Vi chiederete: perché Ziliani di punto in bianco si rimette a parlare di Lanese, il vecchio presidente dell'Aia sputtanato e squalificato ai tempi bui di Calciopoli? È presto detto. Stiamo parlando di Lanese perché il nuovo (sic) presidente dell'Aia, al secolo Cesare Gussoni, come si legge nel sito ufficiale dell'Aia (vedi articolo di Salvatore Consoli intitolato: “Visita di Gussoni nella sezione etnea”), qualche giorno fa, in visita pastorale nella sezione di Catania, ha tessuto un commosso e sperticato elogio del suo predecessore, per l'appunto Lanese, dicendo testualmente (tenetevi forte): “Non possiamo non riconoscere i meriti di un mio allievo, che è stato il primo a dare dignità di Associazione elettiva all'AIA e per questo dobbiamo ringraziarlo. Troppo bravo e forse troppo buono e troppo debole. Per troppa bontà si è fatto mettere da parte e qualcuno lo ha tradito. Detto questo va dato atto che se l'AIA ha cominciato a funzionare da sola lo deve ad un siciliano, Tullio Lanese”.


Domanda: ma in che mondo viviamo? Cesare Gussoni, ai tempi di Calciopoli, leggeva i giornali e guardava la tivù oppure riposava nel suo Sarcofago accanto ai coetanei Ramsete e Tutankamon? E il presidente federale Abete, altra mummia in servizio permanente effettivo: che cosa aspetta – dopo questa sinistra uscita dell'incartapecorito neo-presidente degli arbitri – a dargli il benservito mettendolo bruscamente alla porta? C'è bisogno di ricordare chi era e cosa faceva Lanese ai tempi bui della Cupola moggiana?

Forse sì. Sono passati meno di due anni, ma una rinfrescatina alla memoria di tutti – evidentemente – non solo è utile: è necessaria.

“Non sappiamo se più grave o più squallido, c'è un episodio che illustra meglio di tutti che cosa fosse il mondo arbitrale prima dell'esplosione dello scandalo e quale potere avesse – su di esso - la Cupola di Moggi e Giraudo. Il fatto avviene la sera del 6 novembre 2004, anticipo del sabato, al termine di Reggina-Juventus 2-1. L'arbitro Paparesta non concede, nel primo tempo, un netto rigore alla Juventus per fallo di mano di Balestri; e nel secondo tempo annulla un gol di Ibrahimovic per fallo su De Rosa e uno di Kapo per un chiaro fuorigioco. A fine partita, sfidando ogni regola di decenza, Moggi e Giraudo entrano nello spogliatoio dell'arbitro, lo insultano e lo minacciano e alla fine chiudono la porta e portano via la chiave. Al fatto assiste, oltre ai guardalinee, il commissario arbitrale Ingargiola, presente nello spogliatoio. La sera stessa, Ingargiola telefona a Lanese, presidente dell'Aia, che nel mondo arbitrale sarebbe il capo dei capi.


INGARGIOLA. Cumpà, quello che ho visto io in vita mia non l'ho mai vista una cosa del genere... cioè entrano Moggi e Giraudo... Moggi lo minaccia col dito, col dito agli occhi... (si riferisce a Paparesta, n.d.r. ) ... è venuto negli spogliatoi con il dito puntato a gridare, lui e Giraudo, e a dirgli al guardalinee: tu sei scandaloso come è scandaloso il rigore che non hai dato! A Paparesta gli ha detto: con te non abbiamo fortuna, almeno tu sei quello di sempre... cioè a minacciarli là dentro... io gli ho detto a lui (intende Paparesta, n.d.r. ): ma tu di queste cose... dice: acqua in bocca, mi fa, acqua in bocca per tutti... ripeto a me nun me ne frega niente... io non ho visto e non ho sentito, sono cose vostre...

LANESE. ... problemi vostri sono... è logico, io non c'ero... io non c'ero...

INGARGIOLA. ... no, non mi... no, no, ma che scherzi: no, no, no, non ho visto e non ho fatto niente, io sono andato...quando questi sono andati a minacciare io sono andato dentro il bagno...

LANESE. Bravo, bravo, bravo...


Non contento dell'aggressione al giovane arbitro, Moggi telefona a Giraudo e gli preannuncia una mobilitazione mediatica in grande stile contro Paparesta.


MOGGI. Allora ho parlato con tutti e due, adesso li facciamo fuori tutti quanti! E poi ha avuto il coraggio di chiamarmi pure, il soggetto... (intende Paparesta, n.d.r. ): gli ho detto che ero al telefono.

GIRAUDO. Ma pensa te... ma pensa te...

MOGGI. Ma io infatti stamattina gli ho detto: con te no ci voglio parlare! Poi ho preso e gli ho riattaccato il telefono! Nooo... ci vuole pure una dose di sfacciataggine, te lo dico io! Poi ho parlato con Paolo... (Bergamo, n.d.r. ) e con l'altro.

GIRAUDO. Per me devono massacrarli, eh! Devono massacrarli sia a Coverciano che poi non farli... per due mesi... due mesi devono star fuori!

MOGGI. Ma che scherzi? Ora poi, domani, a Paparesa gli faccio levà la patente con l'obbligo di ridarmi indietro i danni entro 15 giorni altrimenti è affiliato alla Legione Straniera! Vedrai che glielo faccio! Domani sera gli faccio un culo al Processo! Poi oggi non c'è bisogno, ma le moviole le movimento tutte! A parte il fatto che non ce n'è neppure bisogno, lo fanno da soli, ma li alimento io stavolta!


Incredibile ma vero, sull'argomento c'è poi un colloquio telefonico tra Moggi e il presidente dell'Aia Lanese.


LANESE. ... non ti dico che ho vissuto in tivù, ero incazzato come una belva.

MOGGI. È una cosa incre... è... è... era una cosa incredibile!

LANESE. Lo so, non mi dire, cioè io so tutto perché l'osservatore è un mio amico e m'ha detto che t'ha visto entrare, cosa gli hai detto... dice: ma io che devo fare? Tu, gli ho detto, non c'eri e ti fai i c***i tuoi... eh eh eh... giusto?

MOGGI. Eh, ma gliene ho dette di tutti i colori eh?

LANESE. Lo so, lo so, so tutto, gioia...

MOGGI. A lui... gli assistenti...

LANESE. La prossima settimana vengo perché ti voglio parlare personalmente. Senti, ho bisogno 'na cortesia oggi...

MOGGI. Ma eh... mercoledì tieni conto che io so' a Messina per... con la nazionale.

LANESE. Stiamo un po' a casa mia che è meglio, guarda.

MOGGI. Va bene, va...

LANESE. Ti volevo dire: oggi c'è un mio amico là... gli puoi dare un... un paio di magliette per... per i miei figli?

MOGGI. Sì. Hai voglia! Hai voglia!


Domande in libertà. Abbiamo capito bene? Lanese parla con Moggi che ha appena chiuso nello spogliatoio, e minacciato, un arbitro e gli chiede una maglietta della Juve per i suoi figli?


Abbandonato da tutti, scaricato dai superiori, Paparesta commette il doppio errore di non fare cenno, nel suo referto, all'aggressione subita e di telefonare a Moggi per una riconciliazione. “Mi rendo conto di non avere rispettato i miei precisi doveri – spiega l'arbitro ai carabinieri del maggiore Auricchio che lo interrogano a Napoli -, ma voglio specificare che la mia categoria è caratterizzata da una componente di pressione psicologica esercitata dal sistema così organizzato. Non v'è dubbio che la gestione legata ai designatori Bergamo e Pairetto è stata una gestione che di fatto ha determinato una sudditanza degli arbitri nei loro confronti e che veniva vista a sua volta come una loro sudditanza nei confronti di un sistema di poteri forti imperante nel calcio e non solo. Specificando sudditanza intendo che se avessi determinato un deferimento dei dirigenti juventini per i motivi sopra accennati ne sarebbe derivata una consistente compromissione delle mie aspettative di carriera”. In quanto alla telefonata fatta a Moggi, “devo precisare – continua Paparesta nella sua deposizione – che ci trovavamo nella fase iniziale del campionato 2004-05 ed io nutrivo aspettative in ambito nazionale ed internazionale (...) Nel telefonare a Moggi ritenevo, quindi, di chiarire una situazione... Del resto, la stessa reazione di Moggi, con la espressione utilizzata nei miei confronti ben evidenzia il livello di potere dallo stesso espresso in termini di gestione arbitrale. Tale aspetto era reso ancor più chiaro dal fatto che avevo già toccato con mano gli effetti deleteri sull'atteggiamento dei designatori con particolare riferimento al mio arbitraggio della finale di ritorno di Coppa Italia fra Juventus e Lazio”. Per chi non lo ricordasse, fu la Lazio ad aggiudicarsi la Coppa Italia e Paparesta venne sospeso da Bergamo per un mese con la scusa di avere rilasciato ai microfoni-Rai una frase innocente “sulla bravura dei giocatori in campo”. “Collegai la reazione di Bergamo – continua l'arbitro – alle lamentele veicolate dai media relative ad una presunta mancata espulsione di Giannichedda che i dirigenti juventini già nello spogliatoio avevano evidenziato unitamente al comprensibile risentimento per la sconfitta”. E conclude: “Mi viene chiesto se tali conseguenze e tali preoccupazioni mi siano mai capitate in contesti che non vedevano protagonista la società juventina e rispondo in modo assolutamente negativo”. Come a dire: la Juventus è il terrore degli arbitri e i più alti dirigenti arbitrali (Lanese, Bergamo e Pairetto) con il loro comportamento omertoso sono complici e avvallano questo stato di cose.


È veramente vergognoso come Bergamo, Pairetto e Lanese considerino gli arbitri carne da macello. Dai vertici in giù, passando per gli osservatori e i commissari di campo, non c'è nessuno che abbia veramente a cuore la difesa e la tutela di arbitri e guardalinee. Anzi: nessuno che abbia a cuore un minimo, ma davvero un minimo, di decenza. Questa intercettazione del 7 gennaio 2005 registra un colloquio a dir poco deprimente, per chi ama il calcio, tra Lanese (presidente Aia) e l'osservatore Alberto Boschi che il giorno prima è stato a Parma a seguire Parma-Juventus arbitrata – e adesso leggerete come - da De Santis.


LANESE. ... com'è andata?

BOSCHI. Mah com'è andata... io ho parlato con loro, io gliel'ho detto (a De Santis, n.d.r. ) ... per un ammonito... nei denti, con Bergamo e Pairetto, te lo dico che... per ammonire un giocatore della Juve uno debba dà una coltellata, altrimenti non ammonisce, eh!... Dopo 20 minuti Zebina ha fatto il classico fallo da tergo, proprio una randellata dietro: niente... e Montero esce fuori dall'area per fare un fallo tattico a tre quarti di campo buttando giù l'uomo: niente!... e lo ammonisce dopo cinque, due minuti dopo! Io vado dentro e gli ho detto: ascolta Massimo, ascolta una cosa, io posso capire che la partita per te oggi è psicologicamente meno difficile, e siamo d'accordo su questo, allora però adesso ti devo dire una serie di cose che al tuo livello non possono essere commesse...

LANESE. Aspetta, stranamente c'è un vigile... aspetta: sì, dimmi Alberto.

BOSCHI. A metà del secondo tempo, visto che la partita era salita su di tono, ci sono stati un paio di interventi che se l'uomo rimane gli spaccano la gamba, e tu non hai fischiato; poi ti sei intestardito a dare dei vantaggi del cazzo, ecco proprio tu che sei arbitro Fifa e sai che la Fifa da questo punto ha dato disposizione che i vantaggi o li dai uno-due che sono importanti o non li dai. Ad un certo punto fermi... eh... dai un vantaggio a centrocampo su un fallo di Emerson: fanno un lancio, naturalmente i giocatori del Parma erano in fuorigioco ed è un vantaggio del cazzo, e tu cosa fai? Fischi e ammonisci Emerson perché ha fatto un fallo da ammonizione e riprendi il gioco con un calcio di punizione sul fuorigioco! Secondo te che c***o di vantaggio è quello lì? Certo, per cui queste qui sono gestioni che vanno fatte in maniera diversa. Adesso hai fatto 5 minuti di recupero, ascolta, ho detto: quando ne fai 4 va bene, perché indichi per quale motivo, anche perché dal quarto minuto al quinto succede qualcosa o esce un gol della Juventus, viene fuori un casino che non finisce più! Ma chi te lo fa fare?

LANESE. Ma negli spogliatoi chi c'era? Contestazione?

BOSCHI. No, nessuna... a parte il fatto che sono entrato negli spogliatoi (intende dell'arbitro, n.d.r. ) e chi c'erano? Indovina?...

LANESE. Moggi. Moggi.

BOSCHI. Bravo! Complimenti! Ah ciao, come stai? Stai bene? Gli ho detto io, sto bene. Ti faccio tanti auguri e certo li faccio anche a te tanti auguri. Poi dopo è uscito e abbiamo parlato con De Santis... comunque guardate: io non lo penalizzo col voto perché chiaramente quella era una partita che forse era meglio che lui non ci andasse per tutti i risvolti psicologici... però ricordatevi che come gestione questo qua non è una cima, eh...

LANESE. Sì sì sì..

BOSCHI. ... non è una cima, infatti...


Domande in libertà. Abbiamo capito bene? Si è giocato Parma-Juve e De Santis – a detta del commissario di campo - ha arbitrato spudoratamente a favore della Juventus? Poi il commissario è sceso negli spogliatoi e ha trovato Moggi in dolce compagnia di arbitro e guardalinee, ma tutti hanno fatto finta di niente? Quindi il commissario ha deciso di non dare brutti voti a De Santis perché, insomma, come poteva fare, poveretto, ad arbitrare come Dio comanda proprio contro la Juve? E Lanese? La solita sfinge? Diteci voi: abbiamo capito male? O le cose stanno proprio così?


(...) Che ruolo aveva, realmente, Antonio Giraudo all'interno dell'associazione per delinquere di Luciano Moggi? Era un subalterno? Subiva l'irruenza dell'ex capostazione? Fungeva da suggeritore-ispiratore? Nella loro informativa di 4 mila pagine i carabinieri non tirano conclusioni affrettate. Fanno parlare i fatti: cene, regali, inciuci di vario genere. “L'importanza del suo ruolo – scrivono gli inquirenti – emerge in occasione degli avvenimenti vitali per l'attività di gruppo, come gli appuntamenti conviviali organizzati con il vertice del settore arbitrale lo scorso dicembre”. Incontri organizzati il 2 e il 21 dicembre 2004 a casa del designatore degli arbitri, Pierluigi Pairetto, “un luogo ritenuto sicuro, oculatamente prescelto per essere al riparo da occhi indiscreti dal momento della incompatibilità funzionale tra i partecipanti”. Un posto dove darsi appuntamento “per gli importanti riflessi sulla realizzazione degli scopi e quindi della stessa vita associativa”.

A cena si chiacchiera di calcio. Si pianificano strategie. Perché no, si studiano “griglie” arbitrali, designazioni, scambi di giocatori. Sono presenti Moggi e Giraudo, c'è Bergamo. E c'è il presidente dell'Associazione italiana arbitri, Lanese. Che l'indomani mattina, ovvero il 22 dicembre 2004, parla della bella serata con Pairetto. “Una telefonata che rende perfettamente il quadro delle relazioni associative esistenti”, commentano i carabinieri. Anche perché Pairetto si esprime in termini entusiastici con il presidente dell'Aia (“... infatti... si possa pensare di lavorare bene...”). Lanese, da parte sua, a conferma dei buoni risultati e della continuità del vincolo esistente, esclama: “sì, sì, sì! Siamo rimasti che a metà gennaio, fine gennaio, ci vediamo di nuovo: così facciamo un cek!”. Ma ciò che ai carabinieri fa “trasparire l'effettivo spessore di quello che è stato raggiunto tra i conviviali” è “mirabilmente evidenziato da Lanese, a dimostrazione del motivo tutt'altro che mondano della serata: “... va bene Gigi! Noi siamo al caldo!...).

Gli incontri (...) agli occhi degli inquirenti si rivelano, per l'organizzazione, un'importante occasione per discutere degli obiettivi dell'associazione in estrema tranquillità (...) La prova? La sera del primo dicembre viene intercettata una conversazione tra Maria Grazia Fazi (impiegata della Figc, n.d.r. ) e il co-designatore di Pairetto, Paolo Bergamo. Dal tenore della domanda della donna (“Gigi non t'ha detto niente su che verte domani sera?... su che cosa verterà l'incontro?”) è chiaro che la cena non è una rimpatriata fra vecchi amici, ma ha finalità ben precise. Gli inquirenti sono convinti che la serata del 2 dicembre si dimostra il momento ideale “per omaggiare in via immediata i due designatori di lauti doni”, come si evince da una risposta fornita da Luciano Moggi alla moglie che vuole portare panettoni: “... ma no! (ride), no... gli diamo altra roba, non ti preoccupà!”. E sempre Moggi: “Loro più che panettoni... loro... ehm...”, interrompendo la frase con un eloquente silenzio.

A seguire la procura di Roma evidenzia numerosissimi altri incontri a cena che periodicamente Antonio Giraudo intrattiene. Il 6 febbraio l'Ad della Juve chiama Moggi “con il quale conviene sul fatto di rinsaldare le fila per procedere spediti verso la vittoria del campionato”. Come fare? La coppia sembra d'accordo sul consolidare lo spogliatoio “ma soprattutto – con chiara allusione al settore arbitrale – vuole ravvivare la corrispondenza con esso poiché avvertono una escalation dell'apporto proveniente dagli “amici”, a sottolineare ancor più l'esistenza di una continuata connivenza di quell'ambiente” (...)


Due cose da dire sul conto di Tullio Lanese, il presidente degli arbitri italiani che sparge omertà sull'episodio dell'aggressione a Paparesta compiuta da Moggi e Giraudo negli spogliatoi di Reggio Calabria; l'alto dirigente che di ritorno dalla cena degli affiliati alla setta, felice come una pasqua afferra il telefono, chiama Pairetto e dice: “Molto bene Gigi, noi siamo al caldo!”. Ebbene, fossimo nei panni degli arbitri, gli faremmo causa. Eh sì, perché invece di pensare a tutelarli, proteggerli, educarli, se ne fotteva di loro e pensava ad altro: per esempio, a elemosinare palloni e magliette dell'amata Juve per figli e conoscenti.


Telefonata tra Lanese e la figlia Giorgia.


GIORGIA. Tullio? Ti fai dare il pallone con cui sta giocando la Juventus? Quello viola e giallo.

LANESE. Glielo dirò.

GIORGIA. ... è un pallone nuovo, è la prima volta che lo mettono sul campo quello di stasera! È un pallone della Nike viola e giallo!

LANESE. Vabbè, glielo dirò... mercoledì me lo faccio dare da Luciano.

GIORGIA. Va bene, ciao.

LANESE. Tanto viene mercoledì a Messina.

GIORGIA. Chi?

LANESE. ... e gli avevo detto se voleva mangiare a casa...

GIORGIA. Ma chi? Non ho capito chi...

LANESE. Luciano Moggi.

GIORGIA. Eh! E non vuole?

LANESE. Sì.

GIORGIA. Sì.

LANESE. Eh, ora vediamo! Poi ne parliamo domenica.

GIORGIA. Va bene. Ciao.

 

 

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