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Gussoni elogia lo sputtanato Lanese e Abete sta a guardare!
Paolo Maria Ziliani   
lanese.jpgIncredibile ma vero: il presidente dell'Aia, in visita ufficiale a Catania, beatifica il suo predecessore (squalificato e sotto processo per associazione a delinquere) e il presidente federale non batte ciglio - Ormai siamo alla vergogna! Dopo l'uscita di Gussoni, il mondo arbitrale è allo sbando più totale. Immaginate un professore che abusando del suo ruolo compia abusi di ogni tipo nei confronti dei suoi allievi e delle sue allieve, a volte anche davanti agli occhi del bidello; immaginate il bidello che incredulo e sbigottito telefoni al preside per raccontargli quel che è successo davanti ai suoi occhi; e immaginate il preside che, divertito, ridacchi al ricevitore e raccomandi al bidello di tenere la bocca chiusa. Nessuno ha visto, nessuno ha sentito, nessuno deve parlare. Come giudichereste questo preside? Come dite? Un escremento con la E maiuscola? Qua la mano. È la stessa cosa che abbiamo pensato noi.  Ora tornate con la memoria alla sera di sabato 6 novembre 2004, dopopartita di Reggina-Juventus 2-1: e pensate a Moggi che irrompe nello spogliatoio di Paparesta e lo strapazza e lo minaccia sotto lo sguardo incredulo dei guardalinee e del commissario arbitrale, Ingargiola, prima di andarsene urlando e di chiudere tutti dentro, buttando la chiave. E immaginate il buon Ingargiola che tornato a casa prende il telefono, chiama il presidente degli arbitri, Lanese, e gli racconta tutto. Ebbene: che cosa fa, secondo voi, il preside (pardon: il presidente?). Risposta facile facile: il preside (pardon: il presidente) dice a Ingargiola: “Mi raccomando guaglio': acqua in bocca!”.


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Arbitri, adesso si lamenta l'Inter
Fulvio Bianchi   
aia.jpgOtto giornate al termine, con tutti i giochi ancora aperti. Dallo scudetto alla lotta per la salvezza (pensate se al Cagliari domani restituiranno i tre punti di penalizzazione...). Un lavorone per Pierluigi Collina. Che tenta un mix complicato fra arbitri giovani e anziani. Alla supersfida di San Siro, Inter-Juventus, ha mandato il può esperto. Stefano Farina, 45 anni compiuti, 217 partite in serie A: l'arbitro di Novi Ligure, ma residente da anni a Roma, se l'è cavata benino, anche se ha confermato di essere permaloso litigando con un tifoso a fine partita. A sbagliare è stato soprattutto un assistente esperto, internazionale, come Nicola Andrea Nicoletti di Macerata: non ha visto l'evidente fuorigioco di Camoranesi. Il suo collega, Roberto Romagnoli, pure lui di Macerata, ha bloccato poi Chivu che non era in fuorigioco perché servito da Nedved. E le polemiche sull'Inter favorita dagli arbitri? E i cori dei tifosi, "Come la Juve, siete come la Juve..." (con chiari riferimenti, ovviamente, alla Juve del passato)? Tutto dimenticato. Almeno per ora. All'Inter sono furenti. In precedenza gli arbitraggi erano stati contestati da Juve, Milan, Reggina, eccetera. Tutti (o quasi) si sono sentiti danneggiati.


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Moratti e Collina ora dite qualcosa
Alessandro Vocalelli   
collina.jpgChissà cosa diranno adesso. Chissà cosa diranno quelli che hanno costretto Collina alle dimissioni per via di uno spot pubblicitario e continuano a difendere lui e i suoi arbitri di fronte a questo sfacelo. Chissà cosa diranno sui Gervasoni e sui Lanciano di turno (arbitro e guardalinee di ieri sera) che sfacciatamente stanno aiutando l’Inter. S, stanno aiutando l’Inter, che pure­ è una grandissima squadra e potrebbe correre con le proprie gambe, senza essere costretta ad accompagnare le proprie vittorie con le lamentele sempre più fragorose degli avversari. Di tutti quelli che si sono infuriati nel corso di questo campionato. Perché la nostra improponibile classe arbitrale ha seminato errori a ripetizioni: nei confronti della Roma, della Juve, del Milan, della Lazio…  Di tutti, ma non dell’Inter che, senza richiederlo, ha scoperto come la sudditanza può trasformarsi in un vergognoso e sempre più evidente soccorso ai più forti. Ci hanno messo pochissimo i nuovi arbitri, i Collina boys, a scoprire come si può vivere soddisfatti e felici nell’accontentare i potenti. Sarebbe bello se oggi Moratti, che ne ha subite in passato di cotte e di crude e ha classe e sensibilità per immaginare cosa stiano provando tutti quelli che adorano il calcio, prendesse le distanze da questi giudici improvvisamente a senso unico nei suoi confronti. Sarebbe un bel gesto, ci pensi. Glielo diciamo con la stessa forza con cui negli anni passati, le collezioni del nostro giornale sono a disposizione ma lui sa bene di cosa parliamo, abbiamo denunciato torti, ingiustizie, incapacità conclamate. Anche perché, quello che­ è successo a San Siro, è ­sotto gli occhi di tutti. E sarebbe potuto, dovuto, essere sotto gli occhi di Caressa e Bergomi, che invece ci hanno stordito con le loro parole. Aspettavamo un giudizio netto, qualcosa di chiaro, come Sky ha nel suo Dna e sa essere tutte le volte.


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Gervasoni e le vergogne interiste
Edmondo Pinna   
gervasoni.jpgAndrea Gervasoni ha 32 anni,­ nato e risiede a Mantova,­ al secondo anno alla Can, fino a ieri sera aveva arbitrato undici partite in serie A. Arrivava, e questa a nostro avviso è ­un'aggravante per il designatore Collina, da Juventus-Empoli di Coppa Italia, diretta senza infamia e senza lodi martedì scorso, cioè appena quattro giorni fa (ma non arbitrano sempre gli stessi?). Ebbene, da ieri sera Gervasoni entra nel lotto dei direttori di gara più disastrosi di questa annata che, domenica dopo domenica, si sta trasformando in un vero e proprio calvario per i nostri arbitri. Un calcio di rigore netto e uno sul quale si può discutere all'infinito (ma c'era anche quello) non dati al Parma, un altro assegnato (su segnalazione del guardalinee Lanciano) all'Inter che non c'era e che ha portato anche all'espulsione di Couto. Certo, rosso di conseguenza, ma il Parma ha finito in dieci (anzi, in nove, per l'infortunio Dessena) e non aveva più difensori. Il primo errore arriva al 20' del primo tempo (punteggio ancora senza reti): su cross di Zenoni, a centro area c'è un corpo a corpo fra Corradi e Cordoba. Al di là delle solite difese d'ufficio, i due si strattonano reciprocamente, entrambi si mettono le mani addosso per cercare di prendere posizione, diciamo che­ è impossibile stabilire chi commetta per primo l'azione fallosa. Insomma, 0-0, come si dice. Corradi riesce a prendere il tempo e a quel punto Cordoba prima lo trattiene con il sinistro, poi lo affossa con tutto il corpo. Gervasoni fa proseguire.


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Moratti furente: s’è stufato di questa Inter
Fabio Monti   
inter1.jpgIl presidente vede nero dopo la sconfitta con la Juve: Mancini è ancora a rischio. Tornano le voci su Mourinho. L’ha ammesso Roberto Mancini, che non dice mai le bugie, nemmeno quando gli farebbe comodo. Dopo Inter-Juve, «il presidente era molto arrabbiato, e ne ha tutte le ragioni ». Ideologiche e tecniche. Perdere a San Siro contro la Juve, dopo quanto si era detto, scritto, discusso durante e dopo Calciopoli, sia pure con il gol in fuorigioco di Camoranesi, che ha rotto l’equilibrio (un capolavoro dell’assistente Nicoletti, considerato uno dei migliori, figuriamoci gli altri), ha scatenato l’ira di Moratti, che proprio non si immaginava una vigilia di Pasqua così negativa. In aggiunta, il presidente ha visto una squadra poco tonica, poco pericolosa in attacco (rilievo fatto anche da Mancini), assolutamente vulnerabile in fase difensiva e con un calendario tutto in salita.  Il presidente è rimasto scosso dagli sbandamenti visti fra il 2-0 di Trezeguet (che nel frattempo è stato convocato da Domenech al posto di Benzema, infortunato) su assist di Burdisso e il gol di Maniche, un intervallo nel quale la Juve ha avuto tre palle-gol per chiudere i conti. Ad alimentare l’ansia morattiana ha contribuito l’analisi di quanto accaduto dal 19 febbraio: da Liverpool-Inter 2-0, andata degli ottavi, la squadra è andata via via spegnendosi.


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La partita perfetta...
Paolo Ziliani   
mancini2.jpgLa Partita Perfetta: ovverosia, Mancini che non toglie Burdisso, Vieira dromedario e il mistero Pippahimovic. Contro il Liverpool, a San Siro, quarto naufragio nerazzurro nella quarta crociera di Mancio per i mari d'Europa. Ti aspetti 11 leoni e il trascinatore diventa Rivas, l'ultima ruota del carro. Ecco i peccati mortali dell'agitatissimo tecnico. La Coppa con le orecchie: per l'Inter di Mancini, un miraggio. Ai 15 gol di Moratti non aveva creduto nessuno; ma alla Partita Perfetta di cui aveva parlato Mancini, forse, qualcuno sì. Invece, ecco l'Inter giocare la solita Partita Farlocca, perdere col Liverpool a San Siro e uscire, come un anno fa (Valencia), come due anni fa (Villareal), come tre anni fa (Milan) al primo ostacolo serio incontrato sul suo cammino in Champions League. Due a zero all'Anfield Road (in 10 per il rosso a Materazzi), uno a zero a San Siro (in 10 per il rosso a Burdisso): un'eliminazione che definire deprimente è un complimento. Com'è stata, dunque, la Partita Perfetta che l'Armata di Mancini avrebbe dovuto sfoderare per sbriciolare il Liverpool? Ve la raccontiamo. Pronti-via, le prime due cose che balzano agli occhi sono Burdisso esterno sinistro nella difesa a 4 dell'Inter (dunque Chivu, schierato centrale a fianco di Rivas a dispetto dell'infortunio alla spalla, sta bene); e Carragher spostato a destra nella difesa a 4 dei Reds (al centro, accanto a Hyypia, Benitez ha inserito Skrtel). Dopo pochi minuti, mentre Carragher comincia a fare la sua parte da ottimo difensore qual è, la domanda che tutti si pongono è: a cosa serve Burdisso? Siccome c'è una partita da vincere 3-0 – almeno su questo, non ci piove -, non sarebbe il caso di retrocedere al posto del n. 16 Zanetti e di inserire un Figo o un Jimenez? La mossa di Burdisso appare due volte folle per un'altra ragione: l'argentino - bravo ragazzo, per carità – è l'inaffidabilità fatta difensore, visto che una partita sì e l'altra pure rischia il rosso.


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Il giallo delle dimissioni taciute in tivù e annunciate in sala-stampa
Franco Rossi   
mancini1.jpgMancini aveva informato la squadra del suo imminente addio prima della partita con la Reggina: motivo della decisione, le ultime dichiarazioni di Moratti, a lui ostili - Il suo futuro è al Manchester City in coppia con Eriksson. Roberto Mancini ha preso cappello e ha sbattuto la porta. Lo psicodramma è finito: Mancini se ne andrà a fine stagione, l'aveva annunciato a Moratti e ai giocatori e l'ha ufficializzato dopo l'eliminazione da parte del Liverpool. E' dall'agosto del 2004 (dopo Chievo – Inter) che il rapporto tra Mancini e Moratti era conflittuale: già due anni fa c'era stato l'ingaggio segreto di Capello (fu uno dei figli di Moratti ad andare in Svizzera a convincere lo stesso Capello a non ...insistere a causa di Calciopoli) e pochi mesi fa il viaggio a Londra per contattare Mourinho. Non è stata l'eliminazione da parte dell'Inter a far precipitare le cose, ma le dichiarazioni rese da Moratti negli ultimi giorni. Ha detto Moratti, in ordine sparso: Mancini sappia che Combi (il dottore) ha la mia più totale e incondizionata fiducia, Wenger è perfetto, Mancini deve smussare gli angoli del suo carattere, Mourinho è il mio sogno, l'allenatore conta molto, basta guardare Spalletti, prolungherò il contratto a Figo, torneranno Adriano e Recoba. Se questo è il programma di rinforzi per il prossimo anno, tanto vale andarsene, ha pensato Mancini. L'ha detto ai giocatori prima della partita con la Reggina e i giocatori hanno replicato: mister, se lei se ne andrà, sino al suo ultimo giorno all'Inter daremo il massimo e qualcosa di più...


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Se Moratti si stufa dell'infantile Mancini...
Paolo Ziliani   
morattiadi2.jpgIl presidente dell'Inter ha deciso di dire basta ai capricci del suo allenatore: e così, ha cominciato a spiegare che aspetta Adriano, che sta col dottor Combi, che stravede per Mourinho e che è ammirato dal lavoro di Spalletti... Massimo Moratti: bordate (con il sorriso) a Mancini.Lunedì, 10 Marzo 2008. Quando i dettagli fanno la differenza. Non è stata banale, domenica, l'ospitata di Massimo Moratti a “Controcampo Ultimo Minuto” (Italia 1, ore 18). Intervistato da Sandro Piccinini, il presidente dell'Inter ha detto – a volte usando un semplice sì, a volte un semplice no – cose importanti: forse non immediatamente avvertibili, ma non per questo meno chiare. Un'intervista che Moratti ha portato avanti a un doppio livello: A) le cose che diceva; B) le cose che lasciava intendere. Potremmo sbagliarci, e la prova provata non c'è: ma Massimo Moratti ha più volte lasciato capire che il proseguimento del suo rapporto con Mancini – e di Mancini con l'Inter - è a forte rischio. Incalzato dalle domande di Piccinini, ruvido e sincero e mai in difficoltà, il presidente dell'Inter non ha esitato ad avventurarsi lungo il sentiero, tortuoso, del suo difficile rapporto con l'allenatore.


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La vergogna Internazionale
Claudio Galluzzo   
moratti_tronchetti.jpgFino a 18 mesi fa la struttura piramidale del calcio italiano era così: come è forte la Juve di Capello..!! In campionato dominano non ce n'è per nessuno!! che società, che squadra..! Luciano Moggi: grande capo, fautore del famoso moto: "una partita accade quando due squadre si scontrano e vince la juve". Franco Carraro (feat.Cesare Geronzi): grande capo occulto, colui che con presunti prestiti bancari pareggiava gli straripanti buchi di bilancio delle varie società. Giuseppe Bergamo e Gigi Pairetto: scudieri, hanno diretto la classe arbitrale alla pari di come avrebbero potuto dirigere il traffico urbano in un paesino di campagna. La Gea: mercenari, figli di famosi dirigenti italiani, figli di blasonate famiglie dell'aristocrazia, figli di un accordo massonico atto a monopolizzare il caliomercato, figli di un calcio malato, ma soprattutto grandissimi figli di mignottona!!! Adriano Galliani: ballerino. Nasce come presidente del Milan prima e della Lega poi, ma raggiunge l'apice della carriera grazie al brevetto della "Galliani disco-dance", danza electro-primitiva eseguita a ogni gol del Milan. Massimo Moratti: l'eletto,la sua è la storia di un deficiente che estromesso con forza dall'azienda di famiglia per evitare il fallimento, prende in mano una squadra fallimentare ma vincente e la rende miracolosamente ricca e perdente.


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Moggi: "Se Moratti nega il contratto che mi propose, lo tiro fuori dalla cassaforte"
Stefano Discreti   
moggi1.jpg Luciano Moggi, in questi giorni a Roma per difendersi dalle accuse che lo vedono coinvolto nel processo Gea, ieri sera è intervenuto come ospite d’onore nella stoica trasmissione romana ”La Juve è sempre la Juve”. Beh, forse non ci crederete ma mai nell’emittente locale laziale si era visto un simile entusiasmo. Studio strapieno, applausi a scena aperta, continui inni a quello che per tutti è stato e rimarrà sempre “Il Direttore”. Parafrasando il titolo della suddetta trasmissione viene da dire “Moggi è sempre Moggi”. Un'ora e mezza a ruota libera, svariando su tutti i fronti. Si parte dal mercato ovvero il settore in cui, Luciano Moggi era il maestro. “Cristiano Ronaldo era già nostro. Era venuto anche a Torino a fare le visite mediche. Era tutto pronto, ma poi Salas fece saltare lo scambio”. Niente male come inizio. “Se fossimo ancora dirigenti della Juventus, Antonio Cassano adesso giocherebbe con noi”. Ah però. Poi si vanno a toccare gli argomenti che hanno coinciso con i momenti più difficili della sua carriera e della sua vita, ovvero Calciopoli e dintorni, quando, a sue parole, gli è stata rubata l’anima. “Tornassi indietro mai mi dimetterei vedendo come poi la Juventus non si è difesa nei processi sportivi. Cosa pensava la proprietà? Che poi la Juventus sarebbe stata amata? Fosse stato ancora in vita l’avvocato, Calciopoli non sarebbe mai esistita.


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Recoba lo paghiamo noi...
Francesco Prudente   
recoba.jpgI soldi per comprare i giocatori dell’Inter Massimo Moratti li prende da qui, da questo piccolo paese sulle coste sarde. Ma non sentitevi esclusi: anche voi contribuite a investire sulla squadra. Ogni volta che pagate la bolletta della luce. Sarroch è in provincia di Cagliari. Vi sorge lo stabilimento di raffinazione della Saras, la società di famiglia dei petrolieri Moratti, fondata nel 1962 da papà Angelo (già presidente dell’Inter). Dal satellite si vede che l’impianto è di gran lunga più vasto dell’agglomerato urbano. È sulla costa, per permettere l’attracco delle petroliere: un quarto del petrolio trasportato via nave nel mondo passa di qua, dal mare della Sardegna. È la più grande raffineria di petrolio del Mediterraneo per capacità produttiva: 15 milioni di tonnellate l’anno di petrolio grezzo trattato, che per la maggior parte viene da Libia e Mare del Nord. Tra i clienti Shell, Repsol, Total, Eni, Q8, Tamoil. I conti di Saras sono ottimi: 5,5 miliardi di euro di ricavi nel 2005, un bel più 48% rispetto al 2004, e utili per 332 milioni (ancora: più 47% sul 2004). E nei primi mesi del 2006 le cose marciano anche meglio, con risultati netti che raddoppiano rispetto allo stesso periodo del 2005. Saras dà lavoro a 1.600 persone. Ma il vero gioiello dell’azienda sta nell’angolo sudorientale dell’impianto: è la centrale elettrica Sarlux. La Sarlux è una società posseduta al 100% da Saras. La centrale produce energia elettrica bruciando gli scarti di lavorazione che la Saras produce raffinando il petrolio. Questo scarto si chiama tar, detto anche “olio combustibile pesante”, una pece semi solida che potrebbe essere utilizzata per fare bitume, e che per essere bruciata viene gassificata e irrorata di ossigeno.


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Le follie di Moratti e il sogno del Centenario
Luca Saudila   
morattiadi1.jpgMassimo Moratti ha individuato nel brasiliano del Barcellona il grande colpo di questa estate. Ma nell'elenco della spesa ci sono anche i nomi di Aquilani, Cigarini, Diarra, Nasri, Rakitic, Viviano e Zambrella, Ronaldinho, attaccante del Barcellona e del Brasile. Insomma Moratti è calcisticamente bulimico. Nell’elenco della spesa del Centenario questi nomi sono in bella mostra ormai da mesi. A riprova che l’Inter si sta muovendo ancora con folli quantità di denaro per rinforzare una squadra in cui le stelle non mancano certo. Ma sarebbe facile aggiungere un altro nome pesante che, nessuno ce ne voglia, fa passare in secondo piano tutti i candidati. Il riferimento è a Ronaldinho, l’ex Pallone d’Oro su cui da qual che settimana è calato il silenzio dopo mesi e mesi di contatti con il Milan e lo stesso Chelsea. Il fuoriclasse di Porto Alegre, si sa, ha difficoltà a rinnovare il contratto con il Barcellona, in scadenza nel 2010. E proprio questo dialogo ad intermittenza con la dirigenza blaugrana ha favorito i dialoghi paralleli. Quello con l’Inter è iniziato in maniera discreta, ma non s’è mai interrotto. Ciò significa che sia Massimo Moratti che il giocatore sono interessati agli sviluppi di una trattativa per la quale, però, bisogna aspettare ancora un po’ di tempo. E ciò la dice lunga anche sulle strategie nerazzurre. Non dimentichiamoci inoltre che da tempo Moratti vuol fare uno sgarbo a Galliani e Berlusconi.


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