 Il testo integrale della relazione letta in concistoro dal presidente del
pontificio consiglio per l’unione dei cristiani. Bene con gli ortodossi, male
con i protestanti, così e così con "evangelical" e pentecostali. E intanto, con
i musulmani... Dell'enciclica "Spe salvi" sulla speranza, resa pubblica l'ultimo
giorno di novembre, Benedetto XVI aveva dato notizia otto giorni prima ai
cardinali convocati a Roma da tutto il mondo, nella riunione che ha aperto il
concistoro. Per molti di loro l'annuncio fu una sorpresa. Il tema al centro
della discussione non era però quello dell'enciclica, ma lo stato attuale dei
rapporti ecumenici tra la Chiesa cattolica e le altre confessioni cristiane. La
riunione dei cardinali col papa ha occupato l'intera giornata di venerdì 23
novembre. Benedetto XVI ha affidato l'incarico di introdurre la discussione al
cardinale Walter Kasper, presidente del pontificio consiglio per l’unione dei
cristiani. Terminata la relazione di Kasper sono intervenuti 17 cardinali.
L'incontro era a porte chiuse, ma la sala stampa della Santa Sede, in un
succinto sommario, ha riferito che alcuni hanno indicato nell'attuazione della
dottrina sociale della Chiesa e nella difesa della vita e della famiglia uno dei
campi più promettenti per l'ecumenismo.
Altri hanno proposto di proseguire la "purificazione della
memoria". Altri ancora hanno chiesto maggiore attenzione nell'usare "forme di
comunicazione attente a non ferire la sensibilità degli altri cristiani".
Quest'ultima richiesta era anche nella relazione di Kasper. A proposito delle
“Cinque risposte” pubblicate lo scorso luglio dalla congregazione per la
dottrina della fede, il cardinale aveva fatto notare che esse "hanno suscitato
perplessità ed originato un certo malumore" in alcune confessioni cristiane,
specie protestanti. E aveva aggiunto: "Sarebbe auspicabile rivedere la forma, il
linguaggio e la presentazione al pubblico di simili dichiarazioni".
Dopo
la pausa di mezzogiorno, nel pomeriggio sono intervenuti altri 16 cardinali.
Alcuni hanno allargato l'attenzione ai rapporti con gli ebrei e con
l'Islam. Si è parlato del "segno incoraggiante" rappresentato dalla lettera
delle 138 personalità musulmane e dalla visita del re dell'Arabia Saudita al
Santo Padre.
E a questo proposito, pochi giorni dopo è stata stata resa
pubblica una lettera del cardinale segretario di stato Tarcisio Bertone al
principe giordano Ghazi bin Muhammad bin Talal, con l'annuncio di una futura
udienza del papa a lui e a un gruppo di firmatari della lettera dei 138, e di
un'agenda di dialogo "su un effettivo rispetto della dignità di ogni persona
umana, sulla conoscenza obiettiva della religione dell’altro, sulla condivisione
dell’esperienza religiosa e, infine, sull'impegno comune alla promozione del
rispetto e dell'accettazione reciproci tra i giovani".
Una breve
risposta del cardinale Kasper su alcuni punti particolari e un intervento del
papa hanno concluso la giornata.
La sala stampa della Santa Sede non ha
messo in rete la relazione di Kasper, né essa è rintracciabile nel sito del
Vaticano. L'ha però stampata "L'Osservatore Romano" del giorno dopo.
In
ogni caso la sua lettura è di grande interesse. Perché descrive con chiarezza –
da parte di chi ha autorità in materia – lo stato attuale dei rapporti
ecumenici, nell'ordine:
– con le Chiese orientali precalcedoniane;
–
con le Chiese ortodosse di tradizione bizantina, siriana e slava;
– con le
Comunità ecclesiali nate dalla Riforma protestante;
– con le Comunità
"evangelical";
– con le Comunità carismatiche e pentecostali.
Kasper
accompagna questa diagnosi con indicazioni su come proseguire fruttuosamente il
cammino.
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