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L'ecumenismo del cardinale Kasper: prima di tutto, la verità
Sandro Magister   
lunedì 21 gennaio 2008
ecumenismo_2.jpgIl testo integrale della relazione letta in concistoro dal presidente del pontificio consiglio per l’unione dei cristiani. Bene con gli ortodossi, male con i protestanti, così e così con "evangelical" e pentecostali. E intanto, con i musulmani... Dell'enciclica "Spe salvi" sulla speranza, resa pubblica l'ultimo giorno di novembre, Benedetto XVI aveva dato notizia otto giorni prima ai cardinali convocati a Roma da tutto il mondo, nella riunione che ha aperto il concistoro. Per molti di loro l'annuncio fu una sorpresa. Il tema al centro della discussione non era però quello dell'enciclica, ma lo stato attuale dei rapporti ecumenici tra la Chiesa cattolica e le altre confessioni cristiane. La riunione dei cardinali col papa ha occupato l'intera giornata di venerdì 23 novembre. Benedetto XVI ha affidato l'incarico di introdurre la discussione al cardinale Walter Kasper, presidente del pontificio consiglio per l’unione dei cristiani. Terminata la relazione di Kasper sono intervenuti 17 cardinali. L'incontro era a porte chiuse, ma la sala stampa della Santa Sede, in un succinto sommario, ha riferito che alcuni hanno indicato nell'attuazione della dottrina sociale della Chiesa e nella difesa della vita e della famiglia uno dei campi più promettenti per l'ecumenismo.

Altri hanno proposto di proseguire la "purificazione della memoria". Altri ancora hanno chiesto maggiore attenzione nell'usare "forme di comunicazione attente a non ferire la sensibilità degli altri cristiani". Quest'ultima richiesta era anche nella relazione di Kasper. A proposito delle “Cinque risposte” pubblicate lo scorso luglio dalla congregazione per la dottrina della fede, il cardinale aveva fatto notare che esse "hanno suscitato perplessità ed originato un certo malumore" in alcune confessioni cristiane, specie protestanti. E aveva aggiunto: "Sarebbe auspicabile rivedere la forma, il linguaggio e la presentazione al pubblico di simili dichiarazioni".

Dopo la pausa di mezzogiorno, nel pomeriggio sono intervenuti altri 16 cardinali.

Alcuni hanno allargato l'attenzione ai rapporti con gli ebrei e con l'Islam. Si è parlato del "segno incoraggiante" rappresentato dalla lettera delle 138 personalità musulmane e dalla visita del re dell'Arabia Saudita al Santo Padre.

E a questo proposito, pochi giorni dopo è stata stata resa pubblica una lettera del cardinale segretario di stato Tarcisio Bertone al principe giordano Ghazi bin Muhammad bin Talal, con l'annuncio di una futura udienza del papa a lui e a un gruppo di firmatari della lettera dei 138, e di un'agenda di dialogo "su un effettivo rispetto della dignità di ogni persona umana, sulla conoscenza obiettiva della religione dell’altro, sulla condivisione dell’esperienza religiosa e, infine, sull'impegno comune alla promozione del rispetto e dell'accettazione reciproci tra i giovani".

Una breve risposta del cardinale Kasper su alcuni punti particolari e un intervento del papa hanno concluso la giornata.

La sala stampa della Santa Sede non ha messo in rete la relazione di Kasper, né essa è rintracciabile nel sito del Vaticano. L'ha però stampata "L'Osservatore Romano" del giorno dopo.

In ogni caso la sua lettura è di grande interesse. Perché descrive con chiarezza – da parte di chi ha autorità in materia – lo stato attuale dei rapporti ecumenici, nell'ordine:

– con le Chiese orientali precalcedoniane;
– con le Chiese ortodosse di tradizione bizantina, siriana e slava;
– con le Comunità ecclesiali nate dalla Riforma protestante;
– con le Comunità "evangelical";
– con le Comunità carismatiche e pentecostali.

Kasper accompagna questa diagnosi con indicazioni su come proseguire fruttuosamente il cammino.

 

http://chiesa.espresso.repubblica.it


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