 Jean-Arnold De Clermont, pastore riformato e presidente della Conferenza delle chiese europee (KEK) - organismo che riunisce le chiese protestanti, anglicane e ortodosse del vecchio continente - dalla prima pagina de “L’Osservatore Romano” lancia una sfida e osa una "domanda radicale": perché non "cominciare a lavorare ad un’unica struttura ecumenica europea"? Nella sua riflessione intitolata "L’assemblea di Sibiu ha smentito lo stallo ecumenico", pubblicata sul quotidiano del papa alla vigilia del concistoro vaticano, De Clermont, dicendosi incoraggiato dai lavori della Terza Assemblea ecumenica europea (AEE3) - tenutasi a Sibiu dal 4 al 9 settembre e organizzata congiuntamente dalla KEK e dal Consiglio delle conferenze episcopali in Europa (CCEE) -, vedrebbe favorevolmente la creazione di una "piattaforma ecumenica comune", che, peraltro, corrisponde ad una "preoccupazione delle chiese a livello mondiale, come è emerso dalla recente riunione del ’Forum cristiano mondiale’ a Nairobi". Una tale piattaforma, secondo De Clermont, gioverebbe “non solo in termini di efficacia, ma anche per ritrovare una visione dell’ecumenismo a lungo termine”.
Di fronte alla volontà di dialogare espressa dal "popolo ecumenico"
riunito a Sibiu, De Clermont vede la possibilità di progressi non solo
in ambito sociale, come la lotta alla povertà, l’accoglienza degli
immigrati, la salvaguardia dell’ambiente, l’impegno per la pace, ma
anche in campo teologico: “Penso in particolare alla seconda
raccomandazione del messaggio finale, che invita a ’proseguire il
dibattito sul riconoscimento reciproco del battesimo, tenendo conto
degli importanti risultati raggiunti su questo argomento in diversi
paesi’”.
Intanto il Comitato congiunto KEK-CCEE a febbraio 2008 si incontrerà a
Londra nel tentativo di individuare una strategia non solo per mettere
in pratica le raccomandazioni finali di Sibiu, ma anche per riflettere
su come ottimizzare la collaborazione dei due organismi, informa De
Clermont. La sua riflessione si conclude mettendo al centro i giovani,
il cui entusiasmo e impegno a Sibiu sono stati "encomiabili": "Perché
allora non immaginare di offrire ai giovani delle nostre chiese
un’assemblea giovanile ecumenica europea, che potrebbe dare nuovo
slancio all’ecumenismo del vecchio continente?". L’idea piace alla
pastora valdese Letizia Tomassone, vice presidente della Federazione
delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) e coordinatrice della
delegazione evangelica italiana alla AAE3. Tomassone tuttavia non ha
nascosto il suo stupore per i toni irenici di De Clermont
sull’"Osservatore Romano": "E’ vero che vanno rafforzate le reti
dell’ecumenismo di base, e ripartire dai giovani può essere una
strategia valida, ma non dimentichiamoci che a Sibiu abbiamo
sperimentato una vera e propria sfiducia nel dialogo. Riteniamo che le
chiese in quell’occasione non si siano staccate dalle solite posizioni,
in particolare da parte cattolica era esplicito il non riconoscimento
delle chiese della Riforma. La proposta di una struttura ecumenica
europea è interessante, ma noi sappiamo che in Italia ci sono ancora
molti ostacoli e non poca diffidenza riguardo alla costituzione di un
Consiglio nazionale delle chiese cristiane". E, a proposito della
questione di genere, ha aggiunto: "A quando il giusto spazio anche alle
donne? Sono state totalmente eluse sia nei forum di discussione, sia
nelle raccomandazioni del messaggio finale di Sibiu".
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