 Ecumenismo bifronte: osservando le sfide che l’anno appena trascorso
consegna al 2008 sembra di vedere binari che si divaricano sempre più,
impedendo al treno di raggiungere la riconciliazione tra le Chiese. Un
diagramma di questa situazione (a livello ufficiale, e senza contare,
poi, i contrasti interni alle singole Chiese) mostra all’evidenza un
panorama contraddittorio. Cattolici-ortodossi: la sessione della
Commissione mista, svoltasi a metà ottobre a Ravenna, ha fatto un passo
avanti nella condivisa ammissione che, nella Chiesa dei primi secoli,
esisteva la prospettiva di un protos – un primo – anche a livello
universale; e ciò potrebbe aiutare una comune comprensione
dell’autorità del vescovo di Roma come si è sviluppata lungo la storia.
Ma quando, nel 2009, si arriverà a discutere del primato papale come
infine definito dal Concilio Vaticano I, aspre difficoltà
riemergeranno. Forse per questo il cardinale Walter Kasper, presidente
del Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, ha
definito quello di Ravenna «solo un primo, modesto passo».
Mosca-Costantinopoli: a Ravenna è riesplosa l’annosa disputa tra i due patriarcati. Siccome il Fanar aveva invitato anche la Chiesa ortodossa apostolica estone, che Mosca, per una questione di giurisdizione legata a complesse vicende storiche, non intende riconoscere, la delegazione russa ha sùbito lasciato la sessione. Il documento finale, perciò, non è stato firmato dalla più importante – numericamente – Chiesa ortodossa, il che lo rende in sé fragile.
Bioetica: totale consonanza delle gerarchie ortodosse con la linea cattolica ufficiale sui princìpi bioetici e su come tradurre in norme legislative valide per tutti la «legge naturale» e i princìpi derivanti «direttamente» dal Vangelo. Ma questa alleanza, forte soprattutto con Mosca (e che quest’anno potrebbe, forse, essere rafforzata dal primo incontro al vertice tra un Papa e un Patriarca russo), sembra proprio un’unità antiprotestante, perché contrasta con la comprensione che le Chiese storiche della Riforma hanno del rapporto Evangelo-princìpi bioetici-loro traduzione nella legislazione di uno Stato laico. Invece, ampia è la consonanza delle Chiese pentecostali con le tesi bioetiche dell’alleanza; ma l’ecclesiologia di tali Chiese è del tutto divergente da quella di Roma e di Mosca.
Sibiu: questa città romena ha ospitato, in settembre, la terza Assemblea ecumenica europea. Un evento, di per sé, importante, soprattutto per la presenza di molti giovani. Tuttavia si è constatato che, oltre che sulla bioetica, le Chiese sono davvero distanti anche su altri nodi decisivi – come i ministeri, e i ministeri femminili in particolare, e l’intercomunione – che però, ufficialmente, sono stati ignorati.
Responsa: le cinque Risposte che la Congregazione per la dottrina della fede ha dato, in luglio, su alcune questioni ecclesiologiche, hanno irritato le Chiese della Riforma, definite dal testo «non Chiese in senso proprio». A Sibiu, Kasper ha detto di capire la sofferenza degli evangelici, però ha ribadito la sostanza delle Risposte vaticane; ma Wolfgang Huber, vescovo della Chiesa evangelica di Germania, ha vigorosamente respinto le tesi vaticane. Proprio l’identikit della Chiesa, secondo le Scritture, contrappone Riforma e Controriforma. E, ove si tratti del potere nella Chiesa, anche cattolicesimo e ortodossia.
L’attuale dialogo ecumenico è dunque un treno che non arriverà da nessuna parte? Il 23 novembre il Papa ha chiesto ai cardinali di riflettere sullo stato attuale dell’ecumenismo; e, in quella sede, Kasper ha elencato le rare luci, ma anche le molte ombre della situazione odierna. Come fanno, nelle pagine che seguono, le voci che ospitiamo.
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