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Senza i protestanti non si cammina verso l’unità
Vittoria Prisciandaro   
sabato 15 marzo 2008
clermont.jpgJean-Arnold de Clermont, presidente della Kek, che riunisce evangelici e ortodossi del Vecchio Continente, reagisce ai rumors di un’alleanza tra Roma e Mosca in chiave antiprotestante. E ammette che, dopo Sibiu, non è facile prevedere se ci sarà una quarta assemblea ecumenica europea. Parigino, classe ’41, Jean-Arnold de Clermont è pastore della Chiesa riformata di Francia e, dal 2004, è il presidente della Conferenza delle Chiese europee (Kek), l’organismo che raggruppa le Chiese ortodosse, evangeliche, anglicane e veterocattoliche del Vecchio Continente. In tale veste, è stato uno dei protagonisti della terza Assemblea ecumenica europea, che si è svolta a settembre a Sibiu, in Romania. Per molti osservatori, l’assemblea di Sibiu ha mostrato tutte le difficoltà dell’ecumenismo e le divisioni tra e nelle Chiese.


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Divergenze parallele
Luigi Sandri   
sabato 15 marzo 2008
celebrazione_ecumenica.jpgEcumenismo bifronte: osservando le sfide che l’anno appena trascorso consegna al 2008 sembra di vedere binari che si divaricano sempre più, impedendo al treno di raggiungere la riconciliazione tra le Chiese. Un diagramma di questa situazione (a livello ufficiale, e senza contare, poi, i contrasti interni alle singole Chiese) mostra all’evidenza un panorama contraddittorio. Cattolici-ortodossi: la sessione della Commissione mista, svoltasi a metà ottobre a Ravenna, ha fatto un passo avanti nella condivisa ammissione che, nella Chiesa dei primi secoli, esisteva la prospettiva di un protos – un primo – anche a livello universale; e ciò potrebbe aiutare una comune comprensione dell’autorità del vescovo di Roma come si è sviluppata lungo la storia. Ma quando, nel 2009, si arriverà a discutere del primato papale come infine definito dal Concilio Vaticano I, aspre difficoltà riemergeranno. Forse per questo il cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, ha definito quello di Ravenna «solo un primo, modesto passo».


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Un ecumenismo della croce contro il deserto spirituale
Claudia Stanila   
sabato 15 marzo 2008
daniel_ortodossi_romania.jpgIn questa nostra intervista, il nuovo patriarca ortodosso di Romania, Daniel Ciobotea, fa il punto sulle difficoltà e le chance del dialogo tra i cristiani delle diverse confessioni in Europa. E offre lo spunto per una svolta spirituale capace di aiutare le Chiese nel cammino verso l’unità. Quando il 30 luglio scorso è morto Teoctist, l’anziano patriarca di Romania, il pensiero di quanti hanno a cuore le sorti del dialogo ecumenico è andato all’allora metropolita di Moldavia e Bucovina, Daniel Ciobotea. Chi meglio di questo 56enne – che vanta studi all’estero e tre dottorati, un insegnamento di otto anni all’Istituto teologico del Consiglio ecumenico delle Chiese a Bossey, in Svizzera, e una forte attenzione ai problemi della comunicazione e dell’informazione – poteva prendere la guida della seconda Chiesa ortodossa al mondo, dopo quella russa, con oltre 19 milioni di fedeli? Un’elezione tutt’altro che scontata, per i complicati equilibri di potere interni alla Chiesa romena, che però si è risolta felicemente il 12 settembre, dopo l’assemblea di Sibiu. L’intervista con il neopatriarca di Romania, Daniel, parte dalla domanda che spesso le Chiese si sentono rivolgere.


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Ecumenismo
Pedro Rodríguez   
sabato 15 marzo 2008
vaticano.jpgI cristiani hanno in comune molte cose. Tuttavia, la divisione che ancora esiste è una ferita nel corpo della Chiesa. Nell’enciclica Ut unum sint, Giovanni Paolo II segnalava la centralità dell'impegno ecumenico: «Il movimento a favore dell’unità dei cristiani non è una “appendice” che si aggiunge all’attività tradizionale della Chiesa. Al contrario, esso appartiene organicamente alla sua vita e alla sua azione»(1). Come il suo predecessore, anche Benedetto XVI ha voluto mettere il massimo impegno nel ristabilire l’unità di tutti i discepoli del Signore. «Per quanto mi concerne, rinnovo la mia ferma volontà, manifestata all’inizio del mio pontificato, di assumere come impegno prioritario di lavorare, senza risparmiare energie, per ristabilire l’unità piena e visibile di tutti i seguaci di Cristo»(2). Questa profonda preoccupazione per l’unità riguarda tutti i cattolici. Un’aspirazione essenziale dei cristiani è la comunione piena di tutti gli uomini con Dio – secondo la preghiera del Signore: perché tutti siano una sola cosa (3)–come membri dell’unica Chiesa fondata da Cristo, che«sussiste» (subsistit in) nella Chiesa Cattolica, come insegna la costituzione dogmatica Lumen gentium (4). Per raggiungere la piena comunione tra i cristiani, la prima cosa è la preghiera, ben unita a quella di Cristo: Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me (5), perché siano come noi una sola cosa.


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La grande alienazione ecumenista
Arai Daniele   
venerdì 14 marzo 2008
ecumenismo_e_dialogo_interreligioso.jpgAlla ricerca di un termine che possa descrivere il dramma presente delle anime come del mondo, non potevo che cercarlo nel rapporto del pensiero umano con la Parola divina, origine di ogni senso ontologico, logico e religioso, anche delle parole comuni. In tal modo pure un termine come «alienazione», caro alle ideologie materialiste per seminare ateismo, può, nell’ottica cristiana, fare luce sull’attuale condizione umana sia religiosa che politica, sia filosofica che scientifica e perciò, sia nella storia universale che in quella delle minacce presenti. L’articolo del 28/05/2007, «Le alienazioni alla base dell’‘Einstein pensiero’ e della ‘relatività conciliare’», tratta del miglior modo di definire il termine «alienazione» (da «alter», farsi altro), senza scartare, anzi, traendo spunti dal senso usato da Karl Marx nei suoi famosi studi sul capitale. Rivediamo quel ragionamento sul termine «alienazione». Per la cosiddetta filosofia moderna esso è «termine che si usa soprattutto in riferimento a Hegel e a Marx e indica lo stato di estraniazione dello spirito da se stesso. Tale estraniazione si verifica, per Hegel, in quanto la realtà spirituale si pone come oggetto, dando origine alla natura. Tale oggettività della natura, va però superata dialetticamente dall’attività con cui lo spirito si appropria del mondo, sia praticamente (con il lavoro) sia teoricamente (con le attività spirituali come arte, religione, filosofia)». Feuerbach e Marx hanno poi modificato l’uso hegeliano del termine.


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L’insidia del pancristianismo ecumenista
Ambrogio Damiano Achille Ratti   
venerdì 07 marzo 2008
pancristianesimo.jpgForse in passato non è mai accaduto che il cuore delle creature umane fosse preso come oggi da un così vivo desiderio di fraternità - nel nome della stessa origine e della stessa natura - al fine di rafforzare ed allargare i rapporti nell’interesse della società umana. Infatti, quantunque le nazioni non godano ancora pienamente i doni della pace, ed anzi in talune località vecchi e nuovi rancori esplodano in sedizioni e lotte civili, né d’altra parte è possibile dirimere le numerosissime controversie che riguardano la tranquillità e la prosperità dei popoli, ove non intervengano l’azione e l’opera concorde di coloro che governano gli Stati e ne reggono e promuovono gli interessi, facilmente si comprende - tanto più che convengono ormai tutti intorno all’unità del genere umano - come siano molti coloro che bramano vedere sempre più unite tra i loro le varie nazioni, a ciò portate da questa fratellanza universale. Un obiettivo non dissimile cercano di ottenere alcuni per quanto riguarda l’ordinamento della Nuova Legge, promulgata da Cristo Signore. Persuasi che rarissimamente si trovano uomini privi di qualsiasi sentimento religioso, sembrano trarne motivo a sperare che i popoli, per quanto dissenzienti gli uni dagli altri in materia di religione, pure siano per convenire senza difficoltà nella professione di alcune dottrine, come su un comune fondamento di vita spirituale.


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The Ecumenical Movement and the Church of Rome
Tom Stewart   
lunedì 21 gennaio 2008
ecumenismo_5.jpgThe New Birth is as those who awake out of the Sleep of Sin, only to find themselves "as lambs among wolves" (Luke 10:3) in the midst of a "perverse and crooked generation" (Deuteronomy 32:5). With the Holy Spirit as Guide, Comfort, and Teacher, the Believer seizes upon the Scriptures, and devours "every Word that proceedeth out of the mouth of God" (Matthew 4:4). Invariably, that knowledge imparted by the Spirit of Christ places the Saints in direct opposition to the "spirit of Antichrist" (1John 4:3) and the multifaceted Babylon the Great. Just as Christian-- from John Bunyan's "The Pilgrim's Progress" ---New Window -- battled Apollyon in the Valley of Humiliation with his Two-Edged Sword; likewise, while defending ourselves with the "Shield of Faith" (Ephesians 6:16), we draw our "Sword of the Spirit" (6:17) to put the Enemy to flight. Thus, we find ourselves regrouping and ministered unto by our LORD's angels, who are "sent forth to minister for them who shall be heirs of Salvation" (Hebrews 1:14). And, just what does the Awakened Saint understand that causes him to form the battle line against Babylon the Great? Perhaps it is that Babylon is so ancient a foe of our LORD and King.


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L'ecumenismo del cardinale Kasper: prima di tutto, la verità
Sandro Magister   
lunedì 21 gennaio 2008
ecumenismo_2.jpgIl testo integrale della relazione letta in concistoro dal presidente del pontificio consiglio per l’unione dei cristiani. Bene con gli ortodossi, male con i protestanti, così e così con "evangelical" e pentecostali. E intanto, con i musulmani... Dell'enciclica "Spe salvi" sulla speranza, resa pubblica l'ultimo giorno di novembre, Benedetto XVI aveva dato notizia otto giorni prima ai cardinali convocati a Roma da tutto il mondo, nella riunione che ha aperto il concistoro. Per molti di loro l'annuncio fu una sorpresa. Il tema al centro della discussione non era però quello dell'enciclica, ma lo stato attuale dei rapporti ecumenici tra la Chiesa cattolica e le altre confessioni cristiane. La riunione dei cardinali col papa ha occupato l'intera giornata di venerdì 23 novembre. Benedetto XVI ha affidato l'incarico di introdurre la discussione al cardinale Walter Kasper, presidente del pontificio consiglio per l’unione dei cristiani. Terminata la relazione di Kasper sono intervenuti 17 cardinali. L'incontro era a porte chiuse, ma la sala stampa della Santa Sede, in un succinto sommario, ha riferito che alcuni hanno indicato nell'attuazione della dottrina sociale della Chiesa e nella difesa della vita e della famiglia uno dei campi più promettenti per l'ecumenismo.


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Il protestante De Clermont scrive sull'Osservatore Romano
Julius Ebnoether   
lunedì 21 gennaio 2008
ecumenismo_1.jpgJean-Arnold De Clermont, pastore riformato e presidente della Conferenza delle chiese europee (KEK) - organismo che riunisce le chiese protestanti, anglicane e ortodosse del vecchio continente - dalla prima pagina de “L’Osservatore Romano” lancia una sfida e osa una "domanda radicale": perché non "cominciare a lavorare ad un’unica struttura ecumenica europea"? Nella sua riflessione intitolata "L’assemblea di Sibiu ha smentito lo stallo ecumenico", pubblicata sul quotidiano del papa alla vigilia del concistoro vaticano, De Clermont, dicendosi incoraggiato dai lavori della Terza Assemblea ecumenica europea (AEE3) - tenutasi a Sibiu dal 4 al 9 settembre e organizzata congiuntamente dalla KEK e dal Consiglio delle conferenze episcopali in Europa (CCEE) -, vedrebbe favorevolmente la creazione di una "piattaforma ecumenica comune", che, peraltro, corrisponde ad una "preoccupazione delle chiese a livello mondiale, come è emerso dalla recente riunione del ’Forum cristiano mondiale’ a Nairobi". Una tale piattaforma, secondo De Clermont, gioverebbe “non solo in termini di efficacia, ma anche per ritrovare una visione dell’ecumenismo a lungo termine”.


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Informazioni e riflessioni sulla situazione ecumenica attuale
Walter Kasper   
lunedì 21 gennaio 2008
ecumenismo_3.jpg Presentare informazioni e riflessioni sulla situazione ecumenica attuale nel tempo a disposizione, sarà possibile soltanto per grandi linee e in modo purtroppo non esaustivo. Tuttavia, spero che questa mia relazione possa mettere in luce l’agire della provvidenza divina, che conduce verso l’unità i cristiani separati per fare della loro testimonianza un segno sempre più chiaro davanti al mondo.


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