 E alla fine anche Benedetto XVI ha scagliato la sua critica, pur senza citarlo, contro il «Codice da Vinci» di Dan Brown. Senza citarlo, per non garantire a quello che è stato definito «un romanzo pervicacemente anticristiano... pieno di calunnie, offese ed errori storici e teologici» il succoso «pennacchio» di un anatema pontificio, pronunciato per di più in diretta mondiale durante il «Regina Coeli», la preghiera mariana del mezzogiorno domenicale. Sarebbe stata una pubblicità troppo facile. Ma papa Ratzinger ha affrontato la battaglia affermando che «la risurrezione di Cristo è il dato centrale del cristianesimo, verità fondamentale da riaffermare con vigore in ogni tempo,poiché negarla come in vario modo si è tentato di fare e si continua a fare o trasformarla in un avvenimento puramente spirituale, è vanificare la stessa nostra fede».
Le parole chiave sono «come in vario modo si è tentato di fare e si continua a fare». Il tentativo mediaticamente più imponente di questi giorni è certamente legato al Codice da Vinci, che come è noto vuole Gesù non crocifisso, ma sposato con Maria Maddalena. «Dinanzi poi allo stupore incredulo degli Apostoli, - ha detto Benedetto XVI - Gesù si fece dare del pesce arrostito e lo mangiò sotto i loro occhi. In questo e in altri racconti si coglie un ripetuto invito a vincere l’incredulità e a credere nella risurrezione di Cristo, perché i suoi discepoli sono chiamati ad essere testimoni proprio di questo evento straordinario. "Se Cristo non è risuscitato - afferma san Paolo -, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la nostra fede”». In realtà sin dal secolo scorso il quartiere di Kanyar Rozabal, a Shrinagar, in Kashmir, sostiene di ospitare la tomba di Gesù, che in fuga su quelle montagne con Maria Maddalena, curato da una pomata miracolosa dopo la Crocifissione, avrebbe dato vita a un stirpe il cui ultimo discendente è ancora in vita. Questa leggenda non ha preoccupato mai più di tanto le Chiese cristiane. Dan Brown, con milioni di copie vendute («Bisogna considerare l’estrema povertà culturale di buona parte dei fedeli cristiani», ha detto giovedì monsignor Amato, Segretario dell’ex Sant’Ufficio), è ben altra cosa. Tanto che anche l'arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, il capo della Chiesa anglicana, ha criticato il modo in cui la società moderna celebra le grandi feste cristiane, rimuovendo però le fondamenta cristiane di quelle commemorazioni e le basi storiche su cui poggia la fede cristiana. «Ecco perché - ha detto Williams che oltre a guidare la Comunione anglicana è anche uno dei teologi più accreditati di Inghilterra - non suscita grande sorpresa vedere la copertura mediatica che è stata accordata recentemente alla scoperta del Vangelo di Giuda, un testo che scardina le fondamenta tradizionali della fede cristiana, dando un'altra versione della storia della passione e della resurrezione». Il successo che ha ricevuto questa teoria, ha detto Williams, «ci ricorda la copertura mediatica esasperata del Codice da Vinci». «Evidentemente ciò dimostra quanto siamo affascinati da tutte le suggestioni che riguardano la storia di Gesù e rimandano a cospirazioni e manipolazioni». Ci si approccia però a questi testi con grande ingenuità, ha aggiunto Williams, «considerandoli come comunicati diffusi da fonti ufficiali» mentre la loro intenzione è solo quella di «celare la vera storia». Nel mirino Alle tante polemiche che hanno accompagnato in questi anni il libro di Dan Brown si contrappone l’ancora il più corposo elenco dei numeri che hanno decretato il successo del romanzo. Su tutti i 72 milioni di dollari incassati da Dan Brown e le 160 settimane in cui è rimasto in testa alle classifiche di vendita. Rowan Williams, arcivescovo di Canterbury, ha denunciato la settimana scorsa nella predica domenicale, il fascino crescente per le teorie del complotto nutrite dal «Codice» di Brown. Il capo della chiesa anglicana ha accusato l’autore di aver compiuto una «manipolazione per nascondere la vera storia». Alla Fiera del Libro di Torino verrà presentato il volume «La frode del Codice Da Vinci» (Elledici), una raccolta d’interventi che smontano la tesi di Brown. Tra le altre, l’opinione di Massimo Introvigne che si sofferma sulla questione degli apocrifi di Filippo e Tommaso: «Testi gnostici, non vangeli». Marco Tosatti Fonte: http://www.lastampa.it
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