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Cipro, ritratto di una cristianità cancellata
Sandro Magister   
domenica 19 marzo 2006
ImageNella parte nord dell’isola, occupata dalla Turchia, le chiese sono diventate stalle o moschee. Diario di un viaggio al di là del muro. L’isola di Cipro fu la prima meta della “missione speciale” che lo Spirito Santo affidò a Paolo e Barnaba, stando a quel che si legge negli Atti degli Apostoli al capitolo 13. Nell’isola essi trovarono un governatore romano, Sergio Paolo, “il quale era un uomo intelligente, desiderava ascoltare la parola di Dio e credette, profondamente scosso dall’insegnamento del Signore”. Ma se oggi Paolo e Barnaba tornassero a Cipro, nella parte nord dell’isola, come governatori troverebbero non i romani ma i turchi. E invece che una cristianità nascente ne vedrebbero una morente, con le chiese e i monasteri in rovina, oppure trasformati in stalle, in alberghi, in moschee.
È quello che ha documentato in un impressionante reportage Luigi Geninazzi, inviato di “Avvenire”, il quotidiano della conferenza episcopale italiana. Cipro è entrata a far parte dell’Unione Europea il 1 maggio del 2004. Ma questo vale solo per la parte meridionale dell’isola, greca e cristiana. La parte settentrionale è stata occupata dalla Turchia nel 1974, con 40 mila soldati. L’occupazione turca ha causato morti, distruzioni e uno spostamento forzato di popolazioni. Circa 200 mila greco-ciprioti di fede cristiana ortodossa che abitavano nel nord dell’isola sono fuggiti al sud. E viceversa, i turco-ciprioti del sud, musulmani, si sono spostati al nord. Nel 1983 la Turchia ha consolidato l’occupazione creando una Repubblica Turca del Nord di Cipro, riconosciuta internazionalmente dal solo governo di Ankara. In essa vivono 180 mila persone, di cui più di 100 mila sono coloni provenienti dall’Anatolia. Un muro presidiato da caschi blu delle Nazioni Unite divide le due parti dell’isola e taglia la capitale Nicosia. Nell’aprile del 2004 l’ONU ha sottoposto a referendum un piano di confederazione tra i due stati, ma esso è stato respinto dai greco-ciprioti del sud, quattro volte più numerosi dei turco-ciprioti del nord. L’islamizzazione del nord dell’isola s’è concretizzata nella distruzione di tutto ciò che era cristiano. Yannis Eliades, direttore del Museo Bizantino di Nicosia, calcola che 25 mila icone siano sparite dalle chiese nella zona occupata dai turchi. Per una Turchia che aspira ad entrare nell’Unione Europea, ciò che essa ha fatto nel nord di Cipro è una pessima autopresentazione. Sandro Magister


Fonte: http://www.chiesa.espressonline.it


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