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Simonide
Julius Ebnoether   
domenica 18 ottobre 2009
simonide.jpgSimonide è stato un poeta lirico greco antico. Fu l'iniziatore della seconda fase della lirica corale, che comprende, oltre a lui, anche Pindaro e Bacchilide. La sua opera, fortemente innovativa, è caratterizzata da una grande attenzione per le riflessioni etiche, ma è allo stesso tempo influenzata dal clima culturale creatosi a seguito dell'instaurazione delle tirannidi, che prevede che il componimento corale sia influenzato dalle esigenze del committente oltre che dal pubblico e dall'occasione della performance. Simonide nacque nel piccolo paese di Iuli, sull'isola di Ceo, nelle Cicladi. Dopo essersi distinto come poeta nella sua terra natale, fu chiamato ad Atene dal tiranno Ipparco, figlio di Pisistrato: egli, facendosi promotore di una politica di "mecenatismo", aveva infatti favorito la riunione attorno a sé di numerosi artisti. Nella città dell'Attica Simonide si trattenne fino al 514: dopo l'assassinio di Ipparco da parte dei tirannicidi Armodio e Aristogitone, iniziò a girovagare spostandosi da una località all'altra della Grecia. Giunse così in Tessaglia, presso la corte degli Scopadi e degli Alevadi, e fece poi ritorno ad Atene nel periodo delle guerre persiane (490-479 a.C.).

Dopo la fine del conflitto, Simonide si spostò in Sicilia, dove la permanenza di governi tirannici favoriva la pratica del mecenatismo e "offriva una dimora adatta alla personalità"[1] del poeta lirico. Qui operò presso la corte di Gerone I di Siracusa e di Terone di Agrigento. Morì in età molto avanzata nel 467 a.C.; secondo la tradizione, fu sepolto ad Agrigento.

Sulla figura di Simonide, caratterizzata da elementi di forte novita, fiorì già in età antica una ricca aneddotica: al lirico fu attribuita l'invenzione di una tecnica mnemonica che permettesse di imprimere i dati nella memoria tramite la fissazione di alcuni punti di riferimento visivi. Tale notizia deriva da un aneddoto ambientato al tempo della permanenza di Simonide presso il re tessalo Skopas: questi avrebbe rimproverato il lirico di aver dedicato troppo spazio all'esaltazione di Castore e Polluce in un suo componimento, e lo avrebbe di conseguenza invitato a esigere dalle due divinità la metà del compenso che egli stesso avrebbe dovuto dargli. Nello stesso momento, a Simonide sarebbe stato comunicato che due giovani lo attendevano fuori dal palazzo: mentre egli andava ad accoglierli, il palazzo sarebbe crollato, seppellendo tra le macerie lo stesso Skopas con i suoi commensali. Mentre sembrava impossibile riconoscere i morti, i cui volti erano rimasti sfigurati, Simonide sarebbe stato l'unico a identificarli, avendo perfettamente memorizzato il posto che essi occupavano attorno alla tavola.

Simonide compose molteplici inni, epinici, elegie, epicedi, encomi e ditirambi. La sua vasta opera fu ordinata dai filologi alessandrini in base all'occasione della performance cui i componimenti erano destinati; sono a oggi pervenuti circa 150 frammenti di estensione ridotta, ad eccezione del frammento 11 West, pubblicato nel 1992 ed esteso per oltre quaranta versi. Tra i numerosi epigrammi attribuiti a Simonide - sebbene molti siano di dubbia autenticità - un numero considerevole fu realizzato nel periodo del secondo soggiorno ad Atene, quando Simonide, adattandosi alle necessità impostegli dalla situazione politica, non rifiutò di esaltare l'atto dei tirannicidi Armodio e Aristogitone, uccisori dell'amico e protettore Ipparco, esaltando il nuovo ordinamento democratico.[1]

Secondo Erodoto, Simonide fu l'autore dell'epigramma leggibile su un'epigrafe alle Termopili:

« O viandante, annuncia agli Spartani che qui
noi giacciam per aver obbedito alle loro parole. »

(Erodoto, Storie, VII, 228)
 
 

Julius Ebnoether


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