 Dopo la Camera, l'Unione conquista anche il Senato (con due seggi di scarto). Ma Forza Italia rifiuta di accettare la sconfitta. Verso uno stallo istituzionale? Si è ormai definita la vittoria del centrosinistra in termini di seggi sia alla Camera sia al Senato (quest'ultima determinata dal voto degli italiani all'estero). Vediamo che cosa è successo e quali sono a questo punto gli scenari di governo. Chi ha vinto, chi ha perso. In termini di voti, l'affermazione dell'Unione a Montecitorio è estremamente ridotta (poche migliaia di schede) mentre a Palazzo Madama la Casa delle Libertà vince con uno scarto di voti popolari molto più ampio (tenendo conto però solo dei dati "italiani", senza i seggi dei connazionali che vivono all'estero).
Tuttavia, per effetto della legge elettorale (voluta fortemente proprio dal centrodestra, nella speranza di limitare i danni quando i sondaggi lo davano sotto di cinque punti) la Camera vede l'Unione portare a casa 340 seggi e il centrodestra solo 277. Al Senato la Casa della Libertà è, a spoglio ultimato, sotto di due seggi. Infatti pur avendo ottenuto nel voto italiano 155 seggi contro i 154 dell'Unione, finisce per perdere con il voto degli italiani all'estero (4 all'Unione, 1 alla Cdl e un indipendente finora non schierato). Quindi, il risultato complessivo a Palazzo Madama vede 158 seggi sicuri all'Unione e 156 alla Cdl (con un senatore incerto). Ci sono inoltre da tenere presenti i senatori a vita, che sono 7: gli ex presidenti Scalfaro e Cossiga, più la scienziata Rita Levi Montalcini, l'industriale Sergio Pininfarina e gli anziani "padri" della prima Repubblica Emilio Colombo, Giorgio Napolitano e Giulio Andreotti. Cossiga ha già detto che non voterà né a favore né contro alcun governo. Molto probabili invece le adesioni all'ipotetico governo Prodi di Scalfaro, Colombo, Napolitano, Levi Montalcini. Incerto l'atteggiamento di Pininfarina (ma si dice che alla fine voterà anche lui per Prodi) e di Giulio Andreotti (che alle elezioni ha invece votato per An). A conti fatti - e ipotizzando un 4 a 2 o un 5 a 1 per l'Unione tra i senatori vita - dunque potrebbe nascere un governo Prodi, con una maggioranza solida alla Camera e assai risicata (4-5 seggi) al Senato. Gli scenari E' escluso che il presidente della Repubblica Ciampi sciolga una delle due Camere per cercare di rendere omogeneo il voto: si trova infatti a fine mandato ("semestre bianco") e quindi non puo' costituzionalmente farlo. Di conseguenza deve nascere un governo con una maggioranza. La maggioranza dell'Unione alla Camera è blindata dai meccanismi della legge elettorale, il che rende probabile che a Palazzo Madama avvenga qualche "smottamento" verso il centrosinistra (il contrario non e' ipotizzabile, visto il divario di seggi alla Camera). Sotto particolare osservazione sono naturalmente i senatori eletti nelle liste dell'Ucd, il partito di Follini e Casini. Anche i due o tre eletti del Movimento per le Autonomia di Raffaele Lombardo sarebbero, per così dire, "sotto osservazione". Tra le ipotesi circolate in queste ore c'è anche quella di una rapida elezione alla presidenza del Senato dello stesso Follini: un gesto di apparente "eleganza costituzionale" che tuttavia permetterebbe al centrosinistra di rendere più stabile la sua maggioranza, visto che il presidente del Senato poi non ha diritto di voto in aula (quindi sarebbe un voto in meno contro il governo di centrosinistra). Contestazioni e incertezze Il margine di vittoria dell'Unione alla Camera è talmente esiguo che sono partite immediatamente le contestazioni. La Cdl chiede che ci sia una «scrupolosa verifica del conteggio e dei verbali». Per Paolo Bonaiuti, portavoce del premier Berlusconi, si parla di «mezzo milioni di voti annullati». «Quindi mi pare - sostiene Bonaiuti - che la questione sia ancora complessa: e questo riapre il discorso anche per l'attribuzione della vittoria del centrosinistra alla Camera». «La Cdl - sostiene una nota della Casa delle libertà - ha vinto al Senato con oltre il 50% dei voti e oltre 350 mila voti di scarto. Alla Camera invece nessuna delle coalizioni ha superato il 50% e lo scarto è inferiore ai 25mila voti». Insomma, conclude il comunicato del centrodestra, «una differenza così ridotta richiede una scrupolosa verifica di conteggi e verbali». Immediata la replica dei leader dell'Ulivo. Per Fassino «quando uno perde deve trovare una buona ragione per consolarsi». Mentre per Francesco Rutelli se la Cdl proprio vuole contestare l'esito delle urne, si deve «rivolgere al ministro dell'Interno». Il premier uscente Silvio berlusconi non è ancora apparso: il mondo politico si chiede se ammetterà la sconfitta o, come pare probabile, neghi la legittimità del risultato. Adriano Botta Fonte: http://www.galluzzo.it
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