 Prima
di discettare del futuro della guerra, bisognerebbe chiedersi se la
guerra avrà un futuro. Purtroppo la disillusione dopo le speranze
nutrite con la fine della guerra fredda non potrebbe essere più
cocente, anzi è probabile che conflitti e crisi, magari regionali o
interni, diventino più frequenti. Tuttavia, mentre i conflitti a "bassa
intensità" continueranno ad essere all'ordine del giorno, ci saranno
meno conflitti regionali ad alta intensità, sulla falsariga della
guerra del Golfo. Questo non significa che i conflitti a bassa
intensità saranno incruenti, anzi è probabilmente vero il contrario.
Dello stesso parere è anche Andrea Nativi, noto esperto del settore.
"L'opinione pubblica occidentale non solo non è disposta ad accettare
la morte dei propri soldati in combattimento, ma estende questo rifiuto
anche alla popolazione civile del nemico e vorrebbe minimizzare le
perdite tra i combattenti avversari. E' il mito della guerra
tecnologica, della guerra pulita, delle armi intelligenti di cui
abbiamo visto i primi segni nel Golfo e poi in Bosnia e che sta
influenzando lo sviluppo dei nuovi sistemi d'arma. Ma le altre guerre,
quelle tribali, etnico-religiose e civili, quelle fra eserciti
pre-tecnologici, continueranno ad essere combattute con ogni mezzo ed
arma, con ferocia".
Cosa accadrà a chi si troverà invischiato in queste "altre" guerre, magari per cercare di fermarle?
"Quando
un esercito occidentale si confronta con queste realtà rischia di
trovarsi a mal partito, perché nei boschi, nella giungla, nella savana,
bastano un fucile, magari vecchiotto, ed un machete, non le armi
cosiddette intelligenti. Quando l'avversario non ha centri industriali,
centrali elettriche, grandi infrastrutture da difendere sono i soldati
regolari a trovarsi in difficoltà, con i comandanti terrorizzati
all'idea di subire perdite, mentre per l'avversario il numero di
combattenti e civili perduti conta poco se si ottiene il risultato
voluto. Somalia docet. Sono in corso tentativi tecnologici e si stanno
investendo fortune per trasformare il soldato di fanteria in una specie
di cyborg. Ecco quindi tornare le corazze, magari in fibre composite,
mentre nello zaino fioriscono i computer, i terminali satellitari e
sugli elmetti si montano visori notturni, telemetri laser, sistemi di
puntamento diurni/notturni automatici. Anche se per ora i risultati
sono modesti, paesi quali Usa, Gran Bretagna e Francia si adoperano per
schierare quanto prima reparti di fanteria "tecnologica", che
dovrebbero ottenere, comunque, una schiacciante superiorità
sull'avversario. E dato che sempre più spesso i soldati saranno
impegnati in operazioni di peacekeeping, nelle quali l'uso della forza
va dosato e limitato, fioriscono gli studi sulle armi non letali per
consentire ai "buoni" di uscire da una situazione critica senza
compiere una strage. Tuttavia, visto che la decisione su che armi usare
sarà presa da piccoli gruppi di militari, magari isolati, non c'è da
fare troppo affidamento su queste soluzioni, specie se l'avversario
spara vecchi ma micidiali proiettili in piombo".
La "rivoluzione negli affari militari" è quindi solo una frase campata in aria?
"Quando
si parla di "rivoluzione negli affari militari" ci si preoccupa di
crisi o guerre contro paesi mediamente sviluppati o addirittura
emergenti. L'idea di base consiste nell'ottenere una vittoria
schiacciante nel minor tempo possibile, con l'impiego di forze limitate
grazie alla superiorità tecnologica (tra cui veri e propri "comandi
computerizzati"), impedendo all'avversario di capire chi ha di fronte,
dove e che cosa sta facendo. I "buoni" diventano quindi praticamente
onniscienti, mentre il nemico rimane immerso in quella che un tempo
veniva definito fog of war".
Si parla spesso di "guerra
multiforme": quale sarà il campo di battaglia del futuro? "Il futuro
campo di battaglia sarà esteso dalle profondità degli oceani fino allo
spazio: lo sfruttamento dello spazio è da anni una realtà. Per ora si
impiegano satelliti per vedere e sentire quello che fa l'avversario,
scoprire gli obiettivi, verificare gli effetti degli attacchi,
spostarsi e navigare con precisione, trasmettere informazioni a grande
distanza, con rapidità e sicurezza, ma presto arriveranno vere e
proprie armi, compresi quei cannoni laser o a energia diretta che erano
il sogno del reaganiano programma di Guerre Stellari. Si stanno
sperimentando i primi modelli di quelli che potranno essere gli
spazioplani e già oggi ci sono vari modi per impiegare militarmente lo
Shuttle o la Mir". L'alta tecnologia è oramai parte integrante degli
arsenali militari. Cosa ne sarà in futuro?
"La robotica e
l'intelligenza artificiale con le stellette stanno compiendo passi da
giganti. I missili intelligenti sono già dei piccoli robot che eseguono
un programma predefinito, ma queste armi acquisteranno la capacità
autonoma di volare seguendo la rotta più opportuna, scegliere i
bersagli ed attaccarli. Gli stessi aerei pilotati saranno prima
affiancati e quindi parzialmente sostituiti da velivoli senza pilota".
A parte l'aeronautica, anche le altre forze armate sono coinvolte in questa corsa tecnologica?
"La
robotica, l'automazione e l'intelligenza artificiale si diffondono
naturalmente tra tutte le forze armate: nelle forze navali ci sono già
mini sottomarini e veicoli subacquei senza equipaggio. Sulle navi
militari i computer ed i sistemi che sostituiscono l'uomo sono soldati
ideali: non si stancano, non hanno bisogno di grandi spazi, di aria
pulita, di cibo, soffrono poco il caldo ed il freddo, se danneggiati
non devono essere evacuati e curati, ma solo riparati. Nonostante
questi pregi siano indiscussi, le cose vanno più al rilento negli
eserciti. Del resto costerebbe troppo, al di là dei problemi tecnici,
costruire carri armati o addirittura soldati robotici. Ma la corsa
tecnologica permetterà di fare sempre di più con un numero minore di
uomini, ci sarà dunque sempre meno bisogno di soldati, anche se i nuovi
sistemi d'arma saranno più semplici da usare, specie per chi è nato con
videogiochi e computer nella culla. Certo i nuovi sistemi d'arma non
saranno a buon mercato. Già adesso volano aerei che costano quasi 1.000
miliardi, mentre per una nave da guerra di nuova generazione
occorreranno oltre 1.300 miliardi".
Alcuni paesi emergenti investono
miliardi per acquistare tecnologie militari. Esistono realmente rischi
di proliferazione, soprattutto nel campo delle armi di distruzione di
massa?
"Le potenze emergenti ed i paesi in via di sviluppo fanno di
necessità virtù ed escogitano nuovi sistemi per non essere militarmente
impotenti nei confronti di avversari o rivali: ecco quindi la
proliferazione delle armi per la distruzione di massa, chimiche,
biologiche e nucleari. Queste armi e gli impianti di produzione sono
nascosti, dissimulati sotto metri e metri di roccia e cemento,
praticamente invulnerabili. Ecco perché la controproliferazione sta
diventando uno slogan in voga e la stessa Nato potrebbe farne uno dei
compiti prioritari. Chi è escluso dai club dei paesi ricchi e potenti
può controbilanciare lo squilibrio militare ricorrendo ad armi
micidiali che magari l'occidente ha ripudiato o non è politicamente in
grado di utilizzare. Si parla quindi di guerra asimmetrica: per colpire
gli avversari si può ricorrere a sistemi non convenzionali, il
terrorismo ad esempio, ma anche e soprattutto i missili. E contro il
terrorismo ed i missili, accoppiati alle armi per la distruzione di
massa, i paesi occidentali e neanche gli Usa hanno difese realmente
efficaci".
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