 Da piccolo mio padre mi ha fatto vedere moltissimi film. In tutti ne
esiste uno che ha fatto epoca introducendo un concetto prima
sconosciuto. Quel film è RAMBO! Da allora il termine RAMBO, cognome del
protagonista John, è diventato sinonimo con cui si possono indicare i
fanatici militari o i soldati professionisti. Un concetto travalicante
talmente tanto il film da cui è nato che i sequel non avevano nemmeno
il barlume del dramma esistenziale e umano presente nel primo. Non si
legge più in quei film l’agonia del reduce incapace di riadattarsi alla
vita civile, un uomo abbandonato dal paese servito con onore che
improvvisamene s’inventa dei nemici perché ormai riesce solo a
combattere. No… non si vede più quel disgraziato, al suo posto c’è un
tizio dai capelli lunghi con la fascia rossa che spara con una M60 e
trucida comunisti mostrando floridi muscoli da palestra. Cosa cavolo
c’entra tutto questo con l’argomento dell’articolo? Beh nulla o tutto.
Già perché a pensarci bene quel film ha fatto conoscere al grande
pubblico una serie di imitatori come Steven Segal, Chuck Norris o
Arnold Schwarzeneggernel mitico “COMMANDO” che sul principio del super
soldato hanno fatto dei bei soldi grazie a persone entusiaste di pagare
un biglietto per vedere un super uomo vincere un’intera guerra da solo.
Ora io non so se questa sequenza ventennale di super soldati cinematografici abbia o non abbia avuto un patrocinio diretto dalle solite lobby politico militari a cui sempre e comunque è gradito appellarsi per spiegare le cose, ma so che questi film hanno contribuito a creare l’aspettativa e l’idea per cui il super soldato fosse la naturale evoluzione degli eserciti.
Certo pensare una cosa come questa al tempo della guerra fredda era molto rischioso perchè non si parlava di tenere una regione, fermare un battaglione o combattere contro straccioni ma si doveva contrastare decine di migliaia di uomini con una marea di carri armati su milioni di metri quadrati di territorio.
C’erano ancora vive delle persone che la guerra, quella vera, se la ricordavano bene e anche il generale più idiota avrebbe capito.
Ma ora? Ora che i rossi non ci sono più… la favola del super soldato è tornata come una cometa ad annunciare sventura sulle politiche stupide e inette delle amministrazioni e sulla beata superficialità delle opinioni pubbliche.
Adesso abbiamo il soldato professionista!
Di per se non è certo un concetto nuovo.
I legionari Romani potevano definirsi soldati professionisti come i britannici del BEF (British Expeditionary Force) all’inizio della prima guerra mondiale.
Ma io non intendo soldati di mestiere, voglio porre l’attenzione sul concetto di usare pochi super soldati per risolvere le guerre.
Un idea priva di un senso militare e storico analoga a quella secondo cui si possono vincere le guerre con la sola forza aerea.
Un esempio sia che subito dopo le prime catastrofiche perdite, l’Inghilterra fu costretta a arruolare coscritti per rinforzare il BEF.
Le legioni romane invece erano accompagnate da Auxilia arruolati nelle province e organizzati in unità di supporto.
Non sfugga al lettore che i confini dell’impero rimasero per molto tempo controllati più da truppe ausiliarie che da legionari.
Quindi cosa c’è di sbagliato in tutto questo?
C’è che il concetto di super soldato descrive solo quello che in altri momenti era chiamato Commando in caso di piccoli reparti o unità d’elite in caso di gorsse formazioni.
Un ausilio tattico.
Dei reparti in grado di compiere missioni, sostenere uno scontro ma non vincere una guerra per cui sono necessari non solo le capacità dei singoli, ma un numero strategico di mezzi e uomini atti a garantire sia la conquista che la difesa costante del territorio.
Certo molti potrebbero ora contestare che non esistono più guerre territoriali, ma a mio sostegno domando:
non è stata forse una guerra territoriale quella che Israele ha fatto solo pochi mesi fa in Libano? Certo non intesa come di conquista ma sicuramente di difesa attiva sul territorio altrui.
Del resto non è forse una guerra territoriale quella degli USA in Iraq o della NATO in Afganistan? Non sono lì quelle truppe per garantire che quei territori non tornino in mano al nemico?
Essendo domande retoriche poste ad arte l’unica risposta è si, esistano ancora le guerre territoriali e voglio stupirvi con una profezia…. esisteranno sempre fin tanto ci sarà l’uomo su questo e altri pianeti.
Definito il problema ci troviamo dinanzi ad una assurda commistione di intenti tra militari ansiosi di avere alle loro dipendenza una forza efficiente e i politici che invece hanno interesse perché questa forza faccia quanto vogliono senza però minare molto la loro influenza sull’elettorato garantendosi quindi la poltrona e l’appoggio di quella o questa lobby o fazione.
Ed ecco quindi nascere il concetto del super soldato evoluto da quello di soldato professionista.
Un soldato in grado di sviluppare una potenzialità militare tale da sopperire l’esiguo numero.
Un soldato il cui equipaggiamento deve essere il migliore sul mercato, dotato di mezzi rivoluzionari per la gioia delle fabbriche di armi e sistemi d’arma improvvisamente chiamate a produrre non più una massa economica di prodotti efficenti ma una massa costosissima di super equipaggiamenti alle volte inutili.
Ma la paranoia non si esaurisce qui perchè, forti del concetto e dell'idea , la amministrazioni occidentali si stanno affrettando a ridurre i numeri degli effettivi sotto le armi dimenticandosi che il concetto di unità d’elite ad cui deriva quello di super soldato non vuol dire necessariamente un numero "limitato" di uomini, ma un livello di addestramento e equipaggiamento di alto livello.
Come esempio storico possiamo guardare al corpo dei Marines americani nella guerra del pacifico o le SS tedesche in Europa.
Quelle organizzazioni non contavano pochi elementi, ma intere divisioni di soldati con qualcosa in più e nonostante questo, anche in quei casi, non furono sufficienti per vincere la guerra da soli.
Ovviamente non possiamo paragonare eventi macroscopici come quelli con le attuali condizioni strategico militari del globo, ne porre sullo stesso piano le guerre attualmente in svolgimento con la Seconda Guerra Mondiale, ma se facciamo le dovute proporzioni e dividiamo la superficie dell’IRAQ, 435.168 Km quadrati, per il numero di soldati americani schierati, 160.000 circa, otteniamo che ogni soldato USA deve controllare un territorio pari a 2,718 Km quadrati da solo.
Anche dimezzando la superficie interessata dall’attività militare USA rimane 1,35 Km quadrati di territorio a testa per ogni soldato. Ufficiali superiori compresi.
Poi ci sarebbe anche la questione popolazione, che nonostante la buona volontà messa in atto negli ultimi anni dall’US ARMY e dai CONTRACTORS, sfortunatamente ancora si aggira attorno ai 23 milioni di abitanti.
Praticamente 148 persone da controllare a testa per soldato.
Cosa ne dite… più super soldato di così si muore.
E infatti muoiono… come mosche se consideriamo anche i feriti. Da quando Bush ha detto che la missione era compiuta l’US Army & C ha subito circa 10.000 perdite. Un’intera divisione volatilizzata.
E dato che sono tutti super soldati questa perdita si è tradotta in un dispendio di denaro e mezzi catastrofico.
Già, perché la politica vincente in occidente ora dice che:
Non è necessario avere grossi eserciti costosi ed inutili, ma piccole forze armate integrate tra alleati in grado di rispondere celermente alle esigenze strategiche e politiche.
Quindi eserciti con pochi soldati ma ottimamente equipaggiati e altrettanto bene addestrati.
E siccome la cosa ci ha preso un po’ la mano viene fuori che questi eserciti costano di più di quelli di grandi dimensioni e la perdita del singolo soldato è molto più grave di quanto non ci si aspettasse.
Diamine, dopo tutti quei film eravamo convinti non morissero mai!!
E invece guarda caso un pezzente, con due giorni di addestramento, costato al nemico meno di quanto noi paghiamo un singolo stivale riesce ad ammazzare un super soldato.
E di questi pezzenti il nemico ne ha a milioni!
Anche un rapporto di uno a dieci non è positivo nella bilancia dei costi di una guerra asimmetrica.
Ai nobili medioevali, specialmente Francesi, questa cosa non andava mica tanto giù.
Odiavano profondamente gli arcieri Inglesi in grado di abbattere un nobile cavaliere, preparato alla guerra e all’onore in una vita di sacrifici, da distanze disdicevoli per un leale confronto.
E a quanto pare nemmeno ai cari cittadini americani dato che stanno disertando in massa l’arruolamento nelle loro forze armate e lo stato è costretto ad arruolare gente con precedenti penali, psicolabili ecc.
Un sogno infranto, anni di propaganda andati in fumo e milioni di dollari spesi in armamenti utili solo per i raid.
Ma i politici più smaliziati o più cretini, possono usare il mezzo militare con maggior leggerezza inviando senza paura di troppe critiche soldati un po’ ovunque a "difendere gli interessi nazionali, gli alleati, la libertà, l’accesso alle risorse ecc ecc".
Con un esercito di grandi dimensioni, per definizione popolare, tutte queste cose si fanno rischiando grossi casini, specialmente senza quegli eventi macroscopici che giustificano le grandi mobilitazioni.
Invece il super soldato libera le mani.
Un grosso vantaggio nell’usare i super soldati è quello di far scoppiare le guerre con maggior facilità e questo non è un pregio da sottovalutare.
Sempre si sia in grado di controllarne gli effetti.
Ed è qui che volevo arrivare.
Tutto quello che ho scritto è solo la premessa per cui improvvisamente qualche anno fa mi sono reso conto che l’unico metodo quasi sicuro per creare i presupposti per l’uso massiccio di nuovi eserciti dai grandi numeri e dalle terribili aspettative è continuare a cercare di vincere le guerre con i super soldati.
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