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Il Super Soldato
Filippo Passeri   
rambo.jpgDa piccolo mio padre mi ha fatto vedere moltissimi film. In tutti ne esiste uno che ha fatto epoca introducendo un concetto prima sconosciuto. Quel film è RAMBO! Da allora il termine RAMBO, cognome del protagonista John, è diventato sinonimo con cui si possono indicare i fanatici militari o i soldati professionisti. Un concetto travalicante talmente tanto il film da cui è nato che i sequel non avevano nemmeno il barlume del dramma esistenziale e umano presente nel primo. Non si legge più in quei film l’agonia del reduce incapace di riadattarsi alla vita civile, un uomo abbandonato dal paese servito con onore che improvvisamene s’inventa dei nemici perché ormai riesce solo a combattere. No… non si vede più quel disgraziato, al suo posto c’è un tizio dai capelli lunghi con la fascia rossa che spara con una M60 e trucida comunisti mostrando floridi muscoli da palestra. Cosa cavolo c’entra tutto questo con l’argomento dell’articolo? Beh nulla o tutto. Già perché a pensarci bene quel film ha fatto conoscere al grande pubblico una serie di imitatori come Steven Segal, Chuck Norris o Arnold Schwarzeneggernel mitico “COMMANDO” che sul principio del super soldato hanno fatto dei bei soldi grazie a persone entusiaste di pagare un biglietto per vedere un super uomo vincere un’intera guerra da solo.


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La superpotenza senza soldati
Maurizio Blondet   
uncle_sam_1.jpgGuerriero da tavolo e manager aziendale, Donald Rusmfeld aveva un grandioso sogno bellicista, e l’ha regalato all’America: fare del più potente apparato militare la più mobile, la più futurista, la più high-tech della forze combattenti della storia. La sua «revolution in military affaire» prevedeva, fra l’altro, la capacità di «combattere simultaneamente due guerre regionali». La realtà è sotto gli occhi di tutti: due micro-guerre in Iraq e Afganistan, e la sola superpotenza rimasta le sta perdendo. Col fiato grosso. Il peggio è che negli ambienti americani che decidono (i neocon) il sogno dura ancora. Due noti esposnenti dell’israelo-americanismo, Bill Kristol e Rich Lowry, hanno recentemente invitato Rumsfeld, dalle pagine del Washington Post, a «mandare più uomini in Iraq». (1) Ma quali uomini!, hanno risposto i gallonati: non ne abbiamo più. Secondo una valutazione interna della fanteria (ma spifferata ai media), «due terzi delle forze operative dell’esercito, attive o in riserva, sono ‘unready’, non pronte». Mancano o dell’equipaggiamento, o dell’addestramento o delle reclute necessarie ad adempiere alla missione. Non una sola delle «Brigade Combat Teams», il nucleo essenziale della forza combattente teorica oggi presente in USA è operativo.


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Un, due, tre... hi-tech march!
Filippo Passeri   
usa_iraq_2.jpgGli scenari mutano, il nemico, ossia il terrorismo, incombe, il soldato s'attrezza. O meglio, dovrebbe attrezzarsi, ma un "militare-Robocop" in grado di fronteggiare ogni evenienza costa, e parecchio: almeno 30 mila euro, secondo una stima che tiene conto di una dotazione essenziale. In attesa di finanziamenti sufficienti al lancio del progetto su larga scala, l'Esercito italiano ha già messo a punto i prototipi del "Soldato futuro" - così si chiama il programma - e le diverse componenti, computer, Gps e armi sofisticate, vengono testate nei vari teatri operativi. Obiettivo del progetto, dunque, è adeguare le capacità operative del "combattente appiedato" dell'Esercito alla minaccia terroristica, accrescendo - spiegano i tecnici che lavorano al programma - "le capacità di combattimento, di sopravvivenza, di comunicazione, di mobilità ed autonomia" del singolo soldato, e dotandolo di quanto di meglio la tecnologia sia in grado di offrire. Strumenti hi-tech. Il sistema prevede un elmetto dotato di binocolo per la visione notturna e diurna, di occhiali balistici antilaser, di microauricolare e microfono labiale. In dotazione anche un micro-computer, apparati radio, un sistema Gps e il programma IFF (Identification Friend or Foe) per distinguere gli amici dai nemici nelle fasi più concitate della battaglia.


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Il super-soldato vedrà dentro le case
Dario d'Elia   
usa_iraq_3.jpgDefense Advanced Research Projects Agency (DARPA), nota al grande pubblico quando si chiamava ancora ARPA per la storia che la lega allo sviluppo del Web e da sempre impegnata nell'innovazione a fini militari, ha sfornato un nuovo "gadget" pensato per le truppe statunitensi. Si chiama "Radar Scope" e, secondo le dichiarazioni degli esperti, è in grado di rilevare la presenza di persone all'interno degli edifici. Basta appoggiare al muro esterno il piccolo dispositivo radar - grande come un telefono satellitare - per determinare se qualcuno si nasconda nello stabile. E' sufficiente, infatti, il movimento sussultorio del torace provocato dal respiro per attivare il sistema di alert. Il raggio operativo è di circa 127 metri, in presenza di muratura spesse non più di 30 centimetri. I primi modelli a larga produzione saranno disponibili in primavera, e a detta della DARPA, potranno essere facilmente trasportabili grazie ad un peso contenuto in circa 680 grammi. Il costo di ogni singola unità sarà di circa 1000 dollari; l'alimentazione avverrà tramite delle comuni batterie stilo AA.


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USA: militari schiacciati dal Pentagono
Maurizio Blondet   
pentagono_1.jpg«La nostra armata sta cominciando a sfilacciarsi»: così si legge nel rapporto dal campo che il generale a riposo Barry McCaffrey ha scritto per il Dipartimento di scienze sociali di West Point. Il viaggio del generale in Iraq aveva lo scopo di valutare gli effetti del «surge», del rafforzamento di truppe decretato da Bush e dai suoi strateghi da tavolo (1). Il rapporto dà un quadro amarissimo della più potente e costosa armata della storia, e dei sentimenti anche più amari degli ufficiali contro la Casa Bianca. «Con 25 brigate di combattimento una campagna attiva di contro-insorgenza può aver successo nel prossimo decennio», scrive McCaffrey. E' un tratto di ironia: 25 brigate sono oltre la metà dell'intero esercito. Quattro brigate sono occupate permanentemente in Afghanistan e lo saranno per i prossimi 15 anni. Lo sforzo di un decennio non può essere sostenuto. Specie con la grande depressione che si sta instaurando.


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Tutti senza difesa contro il terrorismo
Jean Pierre Husson e Andrea Nativi   
terrorism_1.jpgPrima di discettare del futuro della guerra, bisognerebbe chiedersi se la guerra avrà un futuro. Purtroppo la disillusione dopo le speranze nutrite con la fine della guerra fredda non potrebbe essere più cocente, anzi è probabile che conflitti e crisi, magari regionali o interni, diventino più frequenti. Tuttavia, mentre i conflitti a "bassa intensità" continueranno ad essere all'ordine del giorno, ci saranno meno conflitti regionali ad alta intensità, sulla falsariga della guerra del Golfo. Questo non significa che i conflitti a bassa intensità saranno incruenti, anzi è probabilmente vero il contrario. Dello stesso parere è anche Andrea Nativi, noto esperto del settore. "L'opinione pubblica occidentale non solo non è disposta ad accettare la morte dei propri soldati in combattimento, ma estende questo rifiuto anche alla popolazione civile del nemico e vorrebbe minimizzare le perdite tra i combattenti avversari. E' il mito della guerra tecnologica, della guerra pulita, delle armi intelligenti di cui abbiamo visto i primi segni nel Golfo e poi in Bosnia e che sta influenzando lo sviluppo dei nuovi sistemi d'arma. Ma le altre guerre, quelle tribali, etnico-religiose e civili, quelle fra eserciti pre-tecnologici, continueranno ad essere combattute con ogni mezzo ed arma, con ferocia".


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US Iraq casualties stay high
Martin Sieff   
annapolis_9.jpgAs Iraq teeters on - or over - the brink of civil war the pressure is not easing on the hard-pressed U.S. ground forces there. Over the past month, the average rate at which U.S. troops have been killed in Iraq has significantly fallen, the but the rates at which they are being wounded have dramatically increased. U.S. mainstream media reports have focused only on the numbers being killed. But over the past eight months, we have repeatedly emphasized in this column that the far larger numbers of U.S. troops wounded, especially those wounded too seriously to return to active duty, represent a far broader and more statistically significant figure of the scale of insurgent activity and the degree to which it is succeeding or failing to inflict significant casualties on U.S. forces. The total number of U.S. troops killed in Iraq through Tuesday, March 21 since the start of U.S. operations to topple Saddam Hussein on March 19, 2003, was 2,319, according to official figures issued by the Department of Defense, a rise of 49 in the past 39 days or an average of just over 1.3 killed per day.The good news is that this is a more than 60 percent improvement on the rate of 3.1 killed per day in early February. And it is a 350 percent improvement on the 33 U.S. soldiers killed in only seven days from Jan. 11 through Jan. 17, an average of 4.7 soldiers killed per day.


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Le perdite Usa in Iraq restano alte
Martin Sieff   
usa_flag_1.jpgMentre l'Iraq vacilla sull'orlo della guerra civile - o al di sopra di esso, la pressione non si allenta sulle forze di terra Usa sovraccaricate. Nell'ultimo mese, il ritmo medio al quale i soldati Usa sono stati uccisi in Iraq è diminuito in modo significativo, ma i ritmi secondo i quali essi stanno venendo feriti sono aumentati in modo impressionante. Gli articoli dei media dominanti Usa si sono concentrati solo sul numero di coloro che vengono uccisi. Ma negli ultimi otto mesi, abbiamo ripetutamente sottolineato in questa rubrica che i numeri assai maggiori dei soldati Usa feriti, specialmente quelli feriti in modo troppo grave per tornare in servizio attivo, rappresentano una cifra assai più ampia e più significativa dal punto di vista statistico della scala dell'attività dei ribelli e del grado in cui essa sta avendo successo o fallendo nell'infliggere perdite significative alle forze Usa. Il numero totale dei soldati Usa uccisi in Iraq fino a martedì 21 marzo, dall'inizio delle operazioni Usa per rovesciare Saddam Hussein il 19 marzo 2003, era di 2.319, secondo le cifre ufficiali diffuse dal Dipartimento alla Difesa, un aumento di 49 negli ultimi 39 giorni, o una media di poco superiore agli 1,3 uccisi al giorno.


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I guerriglieri iracheni distruggono il mito militare americano
Mike Whitney   
usa_iraq_1.jpgMentre i critici della guerra in Iraq sono rapidi a far notare che l'occupazione USA non ha successo, esitano a trarre l'ovvia conclusione che la resistenza irachena sta vincendo. Osservazioni come questa sono equivalenti a tradimento e quindi proibite nei media dell'establishment. L'idea dell'invincibilità americana è un mito alimentato così attentamente che viene difesa in tutte le fonti d'informazione ed in tutti i momenti. Persino se le truppe USA venissero prese sul fatto a gettare i loro elicotteri nell'Eufrate mentre fuggono frettolosamente da Baghdad, i media "incorporati" ne traviserebbero il significato per farlo sembrare un "ridispiegamento strategico". Non vi è nulla di nuovo riguardo ai pregiudizi dei media, ma il loro effetto sulla guerra in corso è stato insignificante. Il rivolgimento della verità da parte dei media non può alterare la realtà sul terreno ed il fatto è che i militari USA vengono battuti piuttosto seriamente. Hanno scontri violenti con un nemico scaltro che ha neutralizzato i loro vantaggi in termini di potenza di fuoco e la tecnologia e limitato il loro campo di movimento. E' traumatizzante pensare che, dopo quasi quattro anni di sanguinoso conflitto, le forze di occupazione non controllano ancora "nessun terreno" oltre i minacciosi muri protettivi della Zona Verde. Questa è una sbalorditiva ammissione di sconfitta.


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Iraq, l'invasione delle multinazionali
Filippo Passeri   

annapolis_20.jpgChe ancor prima della guerra alcune ditte americane siano state contattate per 'vincere' gli appalti di ricostruzione dell'Iraq non c'è dubbio. Quel che è ancora più certo è che molte big corporations gli appalti non li hanno nemmeno vinti, ma se li sono aggiudicati d'ufficio in virtù dei forti legami con il Pentagono e con il Dipartimento di Stato americano, quando non proprio con la famiglia Bush. I forti legami tra Pentagono e alcuni dei 'padroni' (spesso chiamati consulenti) di queste grosse corporations sono illustrati in maniera abbastanza estesa nel capitolo 'Il Pentagono all'attacco'. In questa sezione cercheremo di tracciare un profilo dei principali appaltatori della ricostruzione. Tralasceremo i contratti di sub-appalto. Il sistema adottato dall'amministrazione americana, infatti, ha imposto l'assegnazione di grosse commesse a una ristretta manciata di corporations, lasciandole poi 'libere' di subappaltare fette – anche grosse – del lavoro a terzi.


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La dottrina militare degli Stati Uniti
Leo Halle   

annapolis_8.jpgLa dottrina militare degli Stati Uniti sulla guerra planetaria contro tutti è diventata ufficiale e spiega il perché della guerra preventiva all'Iraq. Il governo degli Stati Uniti ha pubblicato il manifesto sulla "pax americana". Se non fosse che viviamo nell'epoca dell'imperialismo globale e tecnolgico diremmo che vi sono somiglianze impressionanti con la "pax romana": il mondo non è più diviso fra "alleati" e "nemici" ma fra "americani" e "clienti". Siccome i confini dell'impero fanno il giro del pianeta, non c'è più posto per i "barbari" al di fuori del "limes" imperiale: o diventano "clienti" o verranno sterminati. La "pax romana" era basata sulla stabilità dell'impero garantita dalle legioni e soprattutto da un sistema di "amici del popolo romano" che, come sottolineano gli storici militari (p. es. Luttwak), era un titolo offerto a chi rendeva servigi e soprattutto a chi era in grado di renderli nel tempo. Ai clienti non era lasciata l'alternativa di non essere tali.  E infatti non vi sono state particolari reazioni ad un documento che, per quanto ci riguarda, non ci stupisce affatto, ma per le borghesie non americane è di una gravità inaudita anche se ufficialmente lo accolgono zitte zitte.


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Quale potenza?
Filippo Passeri   

annapolis_17.jpgSi parla molto della forza militare degli USA, ultima grande potenza. Si parla molto dalla sua enorme predominanza economica. Si parla anche della sua politica imperiale come male del mondo. E come al solito si dimentica sempre cosa si può vedere palesemente. Quasi fossimo accecati dalla nostra stessa megalomania anti americana o dalla loro esuberante propaganda. E' strano come una semplice constatazione rimanga spesso invisibile agli occhi prosciuttati dei più. Qualcuno di voi di recente ha avuto occasione di vedere un qualsiasi documentario sulle armi moderne in dotazione all'esercito USA? Beh io da molto tempo seguo Discovery channel e tutte le volte che mi fanno vedere quanto sono potenti gli elicotteri black hawk mi vengono le bolle. Già perchè quegli stessi elicotteri un branco di straccioni in Iraq li tirano giù con l'uso di armi "obsolete" come una semplice mitragliatrice pesante o una cannoncino antiaereo. O addirittura con RPG 7 come in Somalia. Avete idea di quanto costa una elicottero come quello e quanto un equipaggio? Uno sproposito.


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