 Quest'opera è una fenomenologia del sorriso. E' il sorriso della Vita che trionfa sulla morte, il sorriso/riso dell'oltreuomo nietzschiano, vittorioso sullo spirito di gravità, il sorriso misericordioso del Dio che giustifica il male degli uomini: entriamo allora in una dimensione divina e umana al contempo, e quindi cristologica. Con pochissimi, essenziali tratti, Chiesa ci presenta la scena del Golgota secondo la narrazione di Giovanni: Egli, portando la croce da sè, uscì verso il luogo detto del Cranio, in ebraico Gòlgota, dove lo crocifissero e con lui altri due: uno da una parte, e uno dall'altra, e nel mezzo Gesù.(Gv 19, 17-18)
Nella versione del Vangelo secondo Giovanni, non c'è per Gesù alcuna consolazione da parte dei "ladroni": nessuno lo difende dagli scherni, nessuno lo invoca. Solo silenzio sofferente e morte rancorosa. E al centro di quest'oblio cruento: la Luce del mondo. Se osserviamo i bracci orizzontali delle tre croci, vediamo quelli delle due croci laterali incurvati verso il basso, come una smorfia di dolore, di disperazione. Le croci stesse sono piegate, afflosciate, sembrano avviarsi alla fessura orizzontale alla base della scultura, che rappresenta lo sheol alla base del Golgota. La Croce al centro, al contrario, si eleva al cielo, il patibolo atteggiato al sorriso trionfante di Dio sulla storia e sulla morte: nel momento del massimo abbandono, della somma debolezza, lì si manifesta la potenza vittoriosa di Dio, e quel sorriso diviene il nostro sorriso; sorriso di speranza, perchè duemila anni fa è stato eretto un Faro a rischiarare la vicenda umana. A questo punto l'interpretazione della scultura si apre ulteriormente: il patibolo della Croce centrale non è più solo un sorriso, ma rappresenta le braccia dello stesso Cristo, elevate al Cielo, in eterna offerta al Padre di Sè, e di coloro che a Lui si affidano. E chi sono costoro? Le due croci laterali, non più "afflosciate", bensì inchinate, incurvate (cioè orientate) verso Colui che ha vinto la morte proprio facendosene sconfiggere. Quello che dunque all'inizio sembrava principio di debolezza, si è transustanziato in affidamento totale al Vivente, che trapassa come una spada (vedere la forma della Croce) lo sheol, l'oblio della morte. Ma ora, basta con le speculazioni! Godiamoci, a livello puramente estetico, la schiettezza di questi semplici tratti, che ci dicono: vita, vittoria, gioia, amore/oblazione, laddove ci aspetteremmo solo dolore. Alessandro Di Medio Fonte: http://www.uffizi.it
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