 La superficie bianca del marmo appena solcata dalle scalfitture; il
bronzo che vibra tra le rugosità e le asperità di una materia
imperfetta. Giocano con il senso di non finito, di parzialità, di
frammentazione le sculture di Igor Mitoraj che compongono la mostra
«Nostalgia del mito», allestita fino al 2 ottobre nel centro storico di
San Marino, organizzata dalla Cassa di Risparmio di San Marino in
collaborazione con la Galleria Contini di Venezia. Una ventina di
opere, dislocate nel centro storico, tra la Galleria della Cassa di
Risparmio, Piazza della Libertà, la Terrazza sopra la Cassa di
Risparmio e il Cantone, da gustare sia alla luce del sole sia al chiar
di luna, grazie ad una accurata illuminazione. I soggetti che l'artista
di origine polacca presenta in questa occasione sono ormai la sua carta
di identità, frutto di una ricerca coerente nel tempo, impermeabile
alle suggestioni delle mode e delle influenze dei movimenti che hanno
fatto tendenza fin dagli anni Settanta, arte astratta, concettuale o
minimale che fosse. Busti e teste umane richiamano gli eroi e gli dei
classici che vengono però riportati ad una nuova dimensione
contemporanea.
I titoli suggeriscono l'influenza del mondo greco antico, la fascinazione che Mitoraj subisce dall'estetica ideale dei grandi del passato: «Ithaka», «Tindaro», «Ikaria». A prima vista si potrebbe collocare la sua poetica in una visione nostalgica del mito della classicità e della citazione dell'antico che da sempre, periodicamente, sembrano suggestionare gli artisti occidentali. Il corpo umano è sempre al centro delle opere dell'artista polacco ma c'è qualcosa, nelle sue sculture, che rompe l'integrità delle immagini, il concetto di perfezione. Il risultato sono busti senza braccia, teste mozzate, o figure intere ma intaccate da incrinature in una sorta di 'craquelé'. Come un novello archeologo, Mitoraj sembra voler portare alla luce modelli arcaici e classici. Ma improvvisamente nelle composizioni si aprono piccole finestrelle o porte che inducono a cercare una via di fuga dalla realtà apparente, ad entrare nell'essenza della materia e dell'opera. I volti sono spesso velati da bende sottilissime o mostrano tratti somatici rilassati, quasi impassibili e vacui. Attratto più dal fare artistico che dalla forma finale presa nel suo valore assoluto, lo scultore gioca con le dimensioni e le proporzioni delle parti anatomiche, passando da quella minima al gigantismo. Mitoraj nasce a Oedeeran nel 1944 e a Cracovia compie i primi studi artistici, nonché allestisce le prime esposizioni. Nel 1968 si trasferisce a Parigi, poi passa un anno in Messico. Torna nella capitale francese ma compie diversi soggiorni sia a New York sia in Grecia. Fino al 1979 quando arriva in Italia, a Pietrasanta, e decide che il marmo è la materia ideale per le sue sculture. Dall'83 divide la sua vita tra Francia e Italia. La sua ricerca poetica fin dagli anni Settanta ruota sempre intorno alle problematiche della scultura. paola naldi SAN MARINO - La superficie bianca del marmo appena solcata dalle scalfitture; il bronzo che vibra tra le rugosità e le asperità di una materia imperfetta. Giocano con il senso di non finito, di parzialità, di frammentazione le sculture di Igor Mitoraj che compongono la mostra «Nostalgia del mito», allestita fino al 2 ottobre nel centro storico di San Marino, organizzata dalla Cassa di Risparmio di San Marino in collaborazione con la Galleria Contini di Venezia. Una ventina di opere, dislocate nel centro storico, tra la Galleria della Cassa di Risparmio, Piazza della Libertà, la Terrazza sopra la Cassa di Risparmio e il Cantone, da gustare sia alla luce del sole sia al chiar di luna, grazie ad una accurata illuminazione. I soggetti che l'artista di origine polacca presenta in questa occasione sono ormai la sua carta di identità, frutto di una ricerca coerente nel tempo, impermeabile alle suggestioni delle mode e delle influenze dei movimenti che hanno fatto tendenza fin dagli anni Settanta, arte astratta, concettuale o minimale che fosse. Busti e teste umane richiamano gli eroi e gli dei classici che vengono però riportati ad una nuova dimensione contemporanea. I titoli suggeriscono l'influenza del mondo greco antico, la fascinazione che Mitoraj subisce dall'estetica ideale dei grandi del passato: «Ithaka», «Tindaro», «Ikaria». A prima vista si potrebbe collocare la sua poetica in una visione nostalgica del mito della classicità e della citazione dell'antico che da sempre, periodicamente, sembrano suggestionare gli artisti occidentali. Il corpo umano è sempre al centro delle opere dell'artista polacco ma c'è qualcosa, nelle sue sculture, che rompe l'integrità delle immagini, il concetto di perfezione. Il risultato sono busti senza braccia, teste mozzate, o figure intere ma intaccate da incrinature in una sorta di 'craquelé'. Come un novello archeologo, Mitoraj sembra voler portare alla luce modelli arcaici e classici. Ma improvvisamente nelle composizioni si aprono piccole finestrelle o porte che inducono a cercare una via di fuga dalla realtà apparente, ad entrare nell'essenza della materia e dell'opera. I volti sono spesso velati da bende sottilissime o mostrano tratti somatici rilassati, quasi impassibili e vacui. Attratto più dal fare artistico che dalla forma finale presa nel suo valore assoluto, lo scultore gioca con le dimensioni e le proporzioni delle parti anatomiche, passando da quella minima al gigantismo. Mitoraj nasce a Oedeeran nel 1944 e a Cracovia compie i primi studi artistici, nonché allestisce le prime esposizioni. Nel 1968 si trasferisce a Parigi, poi passa un anno in Messico. Torna nella capitale francese ma compie diversi soggiorni sia a New York sia in Grecia. Fino al 1979 quando arriva in Italia, a Pietrasanta, e decide che il marmo è la materia ideale per le sue sculture. Dall'83 divide la sua vita tra Francia e Italia. La sua ricerca poetica fin dagli anni Settanta ruota sempre intorno alle problematiche della scultura.
Paola Naldi
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