 Esiste un mondo virtuale chiamato WEB costituito da una miriade d’isole, le quali sono nominate “siti”. Ogni isola è simile ad uno specchio e i naviganti del mondo WEB si dirigono verso le isole-specchi nelle cui acque meglio possono riflettere le loro immagini. Ci sono isole “chat” e là si tuffano i chiacchieroni, isole di corsari dove si scaricano musiche senza pagare i diritti d’autore, isole “e-commerce” nei cui pressi gettano le reti i venditori, isole letterarie e ivi sbarcano scrittori e poeti. Isole d’ogni specie, insomma, verso le quali si dirigono anche i ricercatori e i giornalisti perché il mare d’Internet, pur se informale, è un oceano dove si pesca di tutto.
Tra gli innumeri specchi di cristallo e di plasma del mondo WEB c’era una volta un sito magico. La sua denominazione era www.philia.it e philia significa amicizia e nel nome philia era l’essenza dello specchio. Ai naviganti che lo raggiungevano lo specchio di Philia, che esibiva in prima pagina l’immagine dell’inesplorata e misteriosa Primavera di Sandro Botticelli, si mostrava rigoglioso, virente, fruttuoso. Ad osservarlo dall’esterno esso non era differente dagli altri specchi perché i visitatori, osservando la Primavera sugli schermi, vi si riflettevano e ognuno vedeva nel dipinto l’immagine del giardino amato, ciascuno secondo i propri gusti e saperi. Gli studiosi dell’arte, possedendo in prevalenza una cultura classica, osservavano riflesso nella Primavera un giardino pagano. Philia, però, era uno specchio differente dagli altri del WEB. Philia, come già accennato, era uno specchio magico. Chi approdava in Philia non doveva limitarsi ad ammirare la propria immagine nello specchio, come Narciso. Chi vi giungeva poteva entrare nella superficie riflettente, osservare il giardino dall’interno, esplorare le sue enigmatiche forme, contribuire assieme agli altri visitatori alla scoperta. Chi vi approdava poteva odorare i fiori, coglierli e anche portarli via. Ciò poteva accadere, però, a patto che il raccoglitore lasciasse a sua volta un seme. Era questa la regola, questo era il rito da rispettare per non vanificare la magia, l’unico modo che potesse consentire al giardino di rigenerarsi: prendere e dare. “Prendere e dare”: giusto ciò significa il gruppo delle Grazie, le tre fanciulle velate della Primavera che, tenendosi per le mani, danzano in girotondo. Il significato delle tre ballerine fu spiegato nei testi classici: la Grazia di spalle dona alle due che le sono davanti, queste le restituiscono il doppio; la danza in tondo, una specie di carola, rappresenta la circolarità dei doni. E’ evidente che, sul piano dei regali di conoscenza, proseguendo indefinitamente con l’amichevole sequenza “dono-ricambio del dono”, nessun limite è posto allo svelamento di un mistero. Il pensiero che governava Philia, probabilmente, era un pensiero filosofico giacché “filosofia” –per l’appunto dei doni delle tre Grazie– significa amicizia per la conoscenza. Philia intendeva, infatti, dopo oltre cinquecento anni, scoprire l’allegoria della Primavera. Una conclusione fu conseguita dopo tre anni di ricerca, col contributo di decine di studiosi, pittori, dantisti, poeti, amanti della poesia. L’allegoria fu svelata in due saggi pubblicati sulla rivista di Scienza e Filosofia “Episteme” (dicembre 2002 e settembre 2004). La Primavera di Botticelli secondo l’esegesi di Philia, così fu scritto nell’articolo di Episteme 6, rappresenta l’Eden del Purgatorio di Dante e i nove personaggi dipinti nella tavola figurano Dante Alighieri, le tre Virtù, Amore, Beatrice, Matelda Primavera, Eva e Lucifero. L’isola di Philia fu amata da uomini di varia estrazione culturale. Giuseppe Tortora, professore di filosofia nell’Università degli Studi di Napoli, la definì “un esperimento di connessione delle conoscenze della rete” e le attribuì dignità scientifica. Scientifico, infatti, fu il metodo utilizzato in Philia per sollevare i veli dell’enigmatico dipinto: l’adozione di un procedimento razionale (il metodo ermeneutico mosaicale), nessun pregiudizio di partenza bensì la formulazione d’ipotesi e spiegazioni provvisorie, la raccolta mirata e selettiva delle informazioni, la verifica incrociata dei dati acquisiti, la comunicazione di enunciati (resi pubblici su riviste e non su libri, affinché essi potessero essere confutati o suffragati), il controllo empirico dei risultati (il quale, sul piano della critica estetica, si concretizza nella contestualizzazione storica, nella coerenza della spiegazione con il pensiero e con le prassi dell’artefice, nella ricerca di corrispondenze in altre opere dello stesso autore), la pubblicazione dei crediti verso coloro che avevano contribuito alla ricerca. Philia, quindi, fu un “game” di scienza e magia, fondato sul potere attribuito alle tre Grazie (altrimenti dette Càriti, dal greco charis = carità). Fu un gioco splendente, con migliaia di contatti in rete, citato da testate giornalistiche, riviste e libri, “linkato” in innumerevoli siti universitari, di licei, di studiosi. Philia, oggi, non esiste più, nel senso che non è più aggiornato da anni. La sua magia, ciononostante, continua ad operare, anche all’esterno della rete. Perfino un giornalista dal nome famoso, Antonio Socci, che entrò nello specchio virtuale portando via innumerevoli fiori, apparentemente senza ringraziare e senza lasciare un solo seme in restituzione, in realtà ricambiò i doni delle Grazie. L’articolo del giornalista Antonio Socci E’ un mago della penna Antonio Socci, un ottimo scrittore di tradizione cattolica; essendo un giornalista amante dei misteri, egli riuscì ad infilarsi nello specchio magico di Philia. Antonio Socci, però, non essendo un poeta, non si soffermò nella “foresta di simboli” e non diede rilevanza al rapporto che esiste tra il mondo delle forme e quello delle idee. Da buon cristiano, tuttavia, empaticamente, rimase entusiasmato dall’ipotesi che la Primavera potesse allegorizzare il giardino del Purgatorio della Divina Commedia. “Macché Venere pagana, quella è la Primavera di Dante” sostenne Socci , a caratteri cubitali, riempiendo con i frutti di Philia (gli articoli d’Episteme) buona parte delle due gigantesche pagine del “Foglio” del 26 novembre 2005. Parimenti a tanti altri, però, sia pur contemplando un’immagine non pagana, si rifletté nello specchio ed attribuì all’opera le proprie emozioni ed intenzioni. Essendo egli un cattolico conservatore, lo fece in primo luogo nella prefazione dell’articolo, giudicando “teocon” la Primavera di Botticelli. La definizione “teocon”, infatti, non può derivare da altro se non da una riflessione del giornalista nello specchio; assolutamente il conservatorismo non è un assunto interno all’opera. Infatti, accettando la tesi che la Primavera di Botticelli rappresenti l’Eden di Dante, considerarla “teocon” equivale, per logica transitiva, a ritenere “teocon” l’Eden della Divina Commedia e quindi Dante. Ma come si fa a considerare Dante un “teocon”, un conservatore in materia ecclesiale, quando il sommo poeta (nel De Monarchia ed altrove) propugnò la separazione dei poteri tra Chiesa ed Impero? Dante fu nemico dell’avidità di potere temporale della Chiesa (dell’epoca, s’intende) e fu sostenitore della “Ecclesia Spiritualis” cara a Gioacchino da Fiore e ai francescani spirituali. Nell’Eden del Purgatorio, come nella Primavera di Botticelli, c’è una figura femminile occhieggiante –la puttana sciolta– trascinata da un personaggio –il gigante– tra gli alberi: nella puttana sciolta, anche cogliendo le analogie con l’Apocalisse di Giovanni, è stata identificata la Chiesa corrotta dell’epoca di Bonifacio VIII e Clemente V. L’atto di rispecchiarsi nell’opera d’arte deforma lo specchio. L’esercizio visivo della riflessione nell’opera è un’attività percettiva e, come tale, è creativa, soggettiva e non oggettiva, relativa all’osservatore e non all'osservato. La riflessione, nella critica delle arti figurative, è pertinente all’iconografia, la quale tende al riconoscimento del soggetto rappresentato nelle immagini. La rifrazione –ovverosia la penetrazione del significato intrinseco– è oggetto dell’iconologia, scienza predicata ma mai applicata in modo esauriente nel caso della Primavera di Botticelli. E’ a causa di questa inconsapevolezza che Antonio Socci, pur definendo “interessantissimi” i due saggi di Lino Lista in Episteme, li considerò soltanto alla stregua di un approfondimento della “tesi Lindskoog”. Per tale ragione egli scrisse, in relazione al cosiddetto Mercurio della Primavera, che “L’identificazione di Dante in quella figura è stata ben motivata da Lino Lista , ma è complementare all’identificazione con Adamo della Lindskoog ”. In verità, Dante non è motivato da nessuno né è complementare ad alcuno: egli, semplicemente, scaturisce dai simboli, dagli attributi coi quali Botticelli corredò l’immagine. Questo fu il lavoro di Philia: lo studio iconologico il quale, mediante la ricerca delle idee obiettive rappresentate nelle forme, può consentire di disegnare un mosaico intellettuale, un altro dipinto collocato in un livello superiore, il diverso rappresentato nell’opera, l’alienum esposto da Dante nell’epistola XIII a Can Grande della Scala, un alleon che vive sia nelle scritture sia nelle pitture allegoriche. Philia e Lindskoog C’è un aspetto dell’articolo di Socci che disorienta. A leggerlo da profani della materia, si è indotti a ritenere di trovarsi al cospetto di una clamorosa notizia (conseguenza “della scoperta, di pochi mesi fa”, di Kathryn Lindskoog), una vera e propria rivelazione misconosciuta perché soltanto “approfondita a più mani perlopiù da outsider”, che “circola su riviste telematiche”, “non formalizzata in un testo scientifico”. Ben differente è lo stato dell’arte. Già il quotidiano “la Repubblica”, in un articolo del 21 luglio 2000 a firma del giornalista Paolo Russo, aveva diffuso nell’edizione regionale campana la notizia della ricerca di Philia. La tesi dell’allegoria dantesca della “Primavera” –con esplicito riferimento al sito www.philia.it– comparve nel numero 431 del 26 gennaio 2001 della rivista “Luiss Media News”, agenzia di stampa della scuola di giornalismo “Luiss Guido Carli”. Nel marzo 2003, nel numero 39 della rivista “Hera” diretta da Adriano Forgione, in un articolo a firma di Giancarlo Gianazza, con assoluto rispetto delle fonti, fu pubblicata l’allegoria dell’Eden, basata fondamentalmente sullo studio iconologico delle tre Grazie di Philia. L’articolo fu riproposto nella monografia “Sotto il velame” dell’Associazione Studi Danteschi e Tradizionali di Torino (nuova serie, n. 4, giugno 2003). Kathryn Lindskoog non è una “scoperta di pochi mesi fa”, come sostiene Socci. Kathryn Lindskoog “entrò” in Philia, alla stregua di un’ipotesi provvisoria, il 6 gennaio del 2001. A Kathryn fu poi dedicato il saggio “Perché Mercurio è Dante”, pubblicato nel numero 8 di Episteme del 21/10/2004 (allegato semestrale al “Foglio in Arte”, Perugia). Furono Philia e Lino Lista a diffondere in Italia la conoscenza della tesi di K. Lindskoog concernente l’Eden. Lo scritto di Kathryn, fino a quei momenti, era ignoto a tutti gli studiosi della Primavera, i quali si erano incamminati in ben altre direzioni. La tesi di Lindskoog fu una vera e propria intuizione. Kathryn, essendo dantista e poetessa lei stessa, si rispecchiò perfettamente nella Primavera. Lei soltanto, tra le migliaia di dantisti che avevano ammirato la tavola di Botticelli, riuscì a comparare, con approccio iconografico, le figure della Primavera con le immagini letterarie del Purgatorio della Commedia. Lei fu la prima, storicamente, ad intuire la nuovissima allegoria del dipinto. Nel numero 8 di Episteme, a seguito del riscontro della data di pubblicazione di una traduzione del Purgatorio dantesco in anglosassone, un’opera di Kathryn che in copertina mostrava la Primavera di Botticelli, le fu riconosciuta la primogenitura dell’affermazione. I disegni dell’Eden di Botticelli e il dono di Socci Un’immagine, scoperta dalla professoressa Claudia La Malfa e diffusa nel 1999, è stata riprodotta in molti saggi recenti sulla Primavera: è quella di Beatrice, estratta dalle illustrazioni botticelliane dell’Eden dantesco, del tutto simile alla cosiddetta Venere della Primavera. Claudia La Malfa, però, non approfondì la scoperta e la traccia non fu seguita da altri. Lo schizzo, d’altra parte, poteva essere stato replicato dal pittore perchè ogni artista ha un proprio “modello” di bellezza femminile, una propria “modella” preferita, e ciò era in grado di giustificare la somiglianza tra Beatrice del disegno dell’Eden e la Venere della Primavera. Il 21 marzo del 2001 Philia, per la prima volta nella storia della tavola degli Uffizi, mostrò un’immagine delle tre Virtù, simili alle Grazie della Primavera, tratta dal disegno nominato Purgatorio XXXI di Botticelli. Il disegno fu pubblicato, su carta, in Episteme 6. Il 26 novembre del 2005 Antonio Socci (coadiuvato da Tommaso Lorenzini), ricambiando i doni che aveva ricevuto dalle Grazie di Philia, pubblicò sul “Foglio” di Giuliano Ferrara un’altra spettacolare immagine delle tre Virtù, questa seconda tratta dall’illustrazione nominata Purgatorio XXXII di Botticelli. La figura “coglie il segno” molto più di quella trovata, nel disegno Purgatorio XXXI, dall’autore del presente articolo. Le tre Virtù di Socci e Lorenzini, infatti, oltre a ballare in tondo con la caratteristica posizione delle mani, mostrano la Virtù che volge le spalle nell’atto di guardare a sinistra, una posa che ha intrigato tutti gli studiosi della Primavera. Le Virtù scoperte da Socci e da Lorenzini sulla via indicata in Episteme 6 sono, indiscutibilmente, identiche alle tre Grazie della tavola degli Uffizi di Firenze. Antonio Socci, sul “Foglio”, mostrò anche un’immagine di Matelda Primavera, anch’essa tratta dal disegno Purgatorio XXXII di Botticelli. Tale figura, però, avendo un braccio alzato, è abbastanza dissimile dalla Primavera della tavola degli Uffizi. Più somigliante è lo schizzo pubblicato, per la prima volta in un sito che s’interessa di arti figurative, in cima al presente articolo. Esso fu individuato, dallo scrivente, ancora una volta nel disegno di Purgatorio XXXI . Conclusioni “Macché Venere pagana, quella è la Primavera di Dante” sostiene Socci, in questi giorni anche da vari siti in Internet. Egli ha buoni motivi per affermarlo con convinzione: chiunque si riflette in uno specchio d’arte non ha dubbi perché, empaticamente ed analogicamente, nello specchio osserva la propria immagine. Ancor più ragioni, per sostenere la tesi, ebbe la brava poetessa americana Kathryn Lindskoog la cui scoperta è narrata, nel suo sito , nell’articolo “The Primavera discovery”: “As she gazed at the tableaux, a perception seemed to beam out of the blue sky right into her head. She saw the lady in the center of "Primavera" as Dante's Beatrice, and the flowery young woman next to her as her friend Matilda. They were in Dante's Garden of Eden at the top of Mount Purgatory (Purgatory, Cantos 28-31). This intuitive flash came with a deep and quiet certitude”. Kathryn Lindskoog, a causa di una percezione che sembrò irraggiare dal cielo nella sua mente, intuì, solamente fissandole, che la cosiddetta Venere della Primavera raffigura Beatrice, che la donna che sparge fiori è Matelda e che la Primavera rappresenta il giardino dell’Eden dantesco. La brava poetessa ne fu semplicemente e profondamente convinta, senza aver dovuto operare analisi simboliche, costruzioni di mosaici d’idee o raffronti con i disegni botticelliani dell’Eden. La certezza di Kathryn, piuttosto che conseguenza di una lettura per riflessione, fu descritta come derivante da un’illuminazione. Per dimostrare una tesi, però, le riflessioni negli specchi e gli atti di divinazione (che pur sono categorie ermeneutiche) non bastano e, purtroppo, mediante l’analisi, la comprensione dell’opera è un risultato che si consegue all’infinito. Noi di Philia, perciò, dopo aver dischiuso decine di simboli che conducono a personaggi della Divina Commedia, dopo aver collocato nella tavola degli Uffizi nove figure del Purgatorio di Dante, dopo avere individuato le forme di quattro d’esse nei disegni botticelliani dell’Eden ed aver mostrato decine di corrispondenze tra le immagini pittoriche e versi danteschi, dopo aver inquadrato l’opera nel periodo storico, nel pensiero e nelle prassi dell’artefice, ancora dubitiamo che la tavola di Botticelli raffiguri il giardino del Purgatorio di Dante. La figura della Primavera che sparge fiori, infatti, nonostante siamo stati noi stessi a ritrovarla nel disegno di Purgatorio XXXI, ancora ci appare un mistero, giacché fino ad oggi sono inesplicabili i due ranuncoli che Sandro Botticelli dipinse sulle tempie della presunta Matelda. Una convinzione ragionevolmente certa, però, possiamo esternare: la probabilità congiunta che tante e tali corrispondenze con la Divina Commedia siano accadute casualmente è prossima allo zero. Per questa ragione sosteniamo che la Primavera di Botticelli, con altissima probabilità, non è un dipinto pagano ma raffigura l’Eden di Dante. Lino Lista Nota Articolo dedicato da Lino Lista alla redazione virtuale di Philia e agli studiosi di Internet. Bibliografia e sitografia Lino Lista, Le tre Grazie: una chiave per dischiudere il giardino della Primavera, << Episteme, An International Journal of Science, History and Philosophy >>, Porzi Ed., Perugia, 2002, p. 336-3 L’articolo originale è disponibile in: http://itis.volta.alessandria.it/episteme/ep6/ep6-I.htm L’articolo è disponibile in: http://www.antoniosocci.it/Socci/index.cfm (voce di menu: news) Lino Lista, Perché Mercurio è Dante, <>, supplemento ad Arte in Foglio, Perugia, 2004, p. 378-84 L’articolo originale è disponibile in: http://www.cartesio-episteme.net/ep8/ep8.htm Kathryine Lindskoog, Purgatory (Dante's Divine Comedy by Dante Alighieri), Publisher: Mercer University Press, USA, 1997 L'articolo "Spring in Purgatory" è disponibile in: http://www.lindentree.org/prima.html Claudia La Malfa, Firenze e l’allegoria dell’eloquenza: una nuova interpretazione della Primavera di Botticelli, Storia dell’Arte 97 (1999), p. 249-93 Matelda è l’unica figurina femminile tra le quattro presenti nell’angolo inferiore destro di Pg XXXI. Il disegno è visionabile all’indirizzo: http://itis.volta.alessandria.it/episteme/ep6/ep6-lista.htm Giovanni Reale, La Primavera o le Nozze di Filologia e Mercurio, Idea Libri, Rimini 2001. Caterina Caneva, La Primavera di Sandro Botticelli, TEA Arte, Varese 1998 Le immagini dei tre simboli ed ulteriori considerazioni sono nel citato sito www.philia.it “Dantis Amor” di Dante Gabriel Rossetti è visionabile all’indirizzo: http://digilander.libero.it/McArdal/gnomonarte/Rossetti/Rossetti2.htm Il brano è disponibile in: http://www.lindentree.org/discovery.html Fonte: http://www.galluzzo.it
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