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Edda
Giordano Bruno Guerri   
mercoledì 01 giugno 2005
Image«Diranno che tira aria di regime, che la destra si sta prendendo la rivincita al cinema, che i “nostalgici” del Ventennio rialzano la testa. Dicano pure. Sciocchezze. Non rivuole molto a scoprire che Edda e Galeazzo Ciano sono visti ancora oggi come fumo negli occhi dalla destra missina, e pure da quella post-missina. Li odiano di un odio purissimo. Galeazzo perché tradì Mussolini il 25 luglio del 1943 Edda perché, oltre ad aver scelto il marito contro il Duce, non rappresentò mai un modello ideale di donna fascista».
Giordano Bruno Guerri, storico e giornalista caro ai lettori del Giornale, sta finendo di scrivere il suo primo film da sceneggiatore, insieme al regista forgio Serafini. Titolo: Edda. E pregusta già una porticina da attore per sé: non un gerarca fascista in orbace,bensì un avventuriero a Shanghai, magari un baro o una spia, insomma un “irregolare”, come in buona misura è nella vita questo cinquantenne John Malkovich nostrano. Non è la prima volta che la figlia di Rachele e Benito Mussolini, la ragazza discola e volitiva ribattezzata dal dittatore “la mia cavallina matta”, appare sullo schermo. Già Silvana Mangano (Il processo di Verona di Carlo Lizzani) e Susan Sarandon (Io e il Duce di Alberto Negrin) ne incarnarono lo spirito ribelle, la bellezza distratta, la grinta indomabile di fronte alle tragiche giravolte del destino. La morte violenta del marito, che lei cercò di evitare ad ogni costo, non la rese antifascista. Anzi, ricorda Bruno Guerri, «Edda era fascistissima, favorevole all’alleanza con Hitler, certo più fascista di Galeazzo: un buon borghese diventato conte che si trovò a essere figlio di un eroe di guerra, genero del Duce e ministro degli Esteri a 33 anni». Ma è vero che il cinema non l’ha mai raccontata nei suoi esuberanti anni giovanili, preferendo associarla ai cupi giorni della sconfitta. Poco meno di sei mesi: dal cruciale 25 luglio 1943, quando Ciano votò contro Mussolini nella riunione del gran Consiglio, all’altrettanto cruciale 11 gennaio 1944, quando l’ex ministro, nel frattempo arrestato dai tedeschi, venne fucilato a Verona nonostante la dura battaglia personale ingaggiata dalla moglie per salvarlo. Prodotto dalla società italiana Good Time (all’impresa dovrebbe associarsi Raicinema insieme a capitali francesi, tedeschi, spagnoli e cinesi), Edda non ha ancora un volto femminile. Ma Guerri, a sorpresa, sfodera un’idea: «Sulla copertina di un settimanale ho visto Lauren Bush, la nipote del presidente americano. Ha un viso duro ma sensuale, il fisico atletico, possiede anche l’età giusta. Sarebbe divertente vederla nei panni di Edda Ciano, no?». In attesa di sapere di più sul cast, il neo-sceneggiatore spiega che il film nasce dalla voglia di rovesciare un certo cliché consolidatosi negli anni. «Prima separatamente e poi insieme, Edda e Galeazzo vissero una vita stupenda. Erano ricchi, belli, famosi e, fino a un certo punto del loro legame, innamorati. Di un amore che rinacque al momento del dramma». Certo quello showdown sanguinoso doveva apparire lontanissimo nell’estate del 1930, allorché Edda e Galeazzo, dopo le nozze-lampo celebrate il 24 aprile e una breve luna di miele a Capri, si imbarcarono sul piroscafo transoceanico “Tevere” alla volta di Shanghai. Quaranta giorni di viaggio per raggiungere la Cina (Ciano era stato nominato console da Mussolini): e proprio su quella nave i due sposini intrecciarono una cordiale amicizia con Wallis Simpson, sì, la “scandalosa” inglese divorziata che di lì a poco farà perdere la testa a Edoardo VIII (per lei il sovrano abdicherà). «Ci siamo presi una licenza di fantasia», ammette Guerri, «ma per il resto è tutto vero: la nascita del primo figlio, Fabrizio, a Shanghai, le sommosse comuniste, l’invasione giapponese della Manciuria, l’incontro con Chang Kai-Shek, le fumerie doppio, i primi tradimenti, il collegamento via radio con Mussolini curato personalmente da Guglielmo Marconi…». Dal film dovrebbe scaturire il ritratto di una donna irrequieta, caparbia, dotata di notevole fascino, lambita più volte dalla morte, pronta a prendersi le sue libertà, se necessario fino a misurarsi aspramente con quel padre ingombrante. «Mussolini diceva che la donna fascista deve badare alla casa, fare dei figli e portare le corna. Edda non ci stava. Anche per questo il loro rapporto non fu mai facile», sottolinea Guerri Un punto di vista che il film sposerà sin dalla prima inquadratura, costruita così: una ragazza ventenne, indocile e arrabbiata, fa una scenata al padre che non vediamo, poi, a mano a mano che l’inquadratura si allarga, scopriremo di essere nella Sala del Mappamondo, alla presenza del Duce. Quattordici anni dopo, alla vigilia della fucilazione di Ciano, il confronto tra i due, padre e figlia, assumerà invece le fosche tinte della tragedia, «di una tragedia shakespeariana, anche se fino ad ora la vicenda non ha trovato uno Shakespeare capace di raccontarla». Chissà se Giorgio Serafini e Giordano Bruno Guerri vi riusciranno, DI sicuro, promettono, il film non sarà una biografia di taglio televisivo o il pretesto per una beatificazione “nostalgica”. Proprio l’anno scorso, su Raitre, una lunga intervista televisiva rilasciata da Edda Ciano poco prima di morire (il 9 aprile del 1995, lo stesso giorno di Paola Borboni) ha riacceso l’attenzione degli italiani su questa donna eccentrica e spregiudicata, capace di parlare serenamente in pubblico della propria frigidità o delle presunte “scappatelle” di mamma Rachele. Qualcuno, da destra, l’accusò di aver infangato il nome della famiglia con quelle rivelazioni tardive. Ma Edda, “l’aquilaccia sempre in fuga” era fatta così: anche per questo si merita un film tutto per lei. Possibilmente bello. Giordano Bruno Guerri


Fonte: http://www.giordanobrunoguerri.it


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