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Ermando Danese
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sabato 02 gennaio 2010 |
 Tutte le religioni sostengono fermamente di conoscere l’unico vero Dio,
di possederne l’assoluta certezza, l’esclusiva rivelazione, eppure per
tutti resta un mistero insondabile. Tanto insondabile che l’ateismo è
praticamente diffuso ovunque. Eppure in tutti i tempi vi sono state
delle persone che hanno sempre saputo chi è Dio e la sua vera natura.
«È il più straordinario fenomeno della Natura», affermano, «spesso noi
passiamo accanto al fenomeno, o al miracolo, quasi lo tocchiamo, ma non
lo vediamo neppure, come se fossimo ciechi e sordi». Sono state proprio
queste particolari persone che hanno fondato le religioni, sia le
cosiddette religioni morte, appartenute alle antiche civiltà scomparse,
sia le religioni attuali.
Hits: 184 |
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Aristotele
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lunedì 26 ottobre 2009 |
 La Poetica è un trattato di Aristotele, scritto ad uso didattico,
probabilmente tra il 334 e il 330 a.C., ed è il primo esempio, nella
civiltà occidentale, di un'analisi dell'arte distinta dall'etica e
dalla morale.
La Poetica è un trattato di Aristotele, scritto ad uso didattico,
probabilmente tra il 334 e il 330 a.C., ed è il primo esempio, nella
civiltà occidentale, di un'analisi dell'arte distinta dall'etica e
dalla morale. Nella Poetica, Aristotele esamina la tragedia e l'epica,
e probabilmente (ma non possiamo esserne certi, essendo parte del testo
andata perduta), la commedia. Aristotele introduce due concetti
fondamentali nella comprensione del fatto artistico: la mimesi e la
catarsi.
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Plutarco
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lunedì 26 ottobre 2009 |
 Le Vite dei nobili Greci e Romani, di Plutarco, sono una serie di
biografie di uomini celebri, riunite in coppie per mostrare vizi o
virtù morali comuni ad entrambi. Le sopravvissute Vite Parallele (in
greco: Βίοι Παράλληλοι), come sono più comunemente e propriamente note,
consistono di ventitré coppie di biografie, ognuna narrante le vita di
un uomo greco e di uno romano, insieme a quattro vite spaiate. È un
lavoro di notevole importanza e grande bellezza, non solo come fonte di
informazioni riguardo agli individui descritti, ma anche come
descrizione del periodo in cui vissero. Molti gli scrittori, da Dante a
Shakespeare, che ne hanno tratto ispirazione. Si può dire che non
esiste opera che faccia riferimento al mondo antico in cui non vi sia
qualche eco delle Vite. Come spiega nel primo paragrafo della Vita di Alessandro, Plutarco non
era tanto interessato a fare della storia, quanto ad esplorare
l'influenza dei caratteri, in positivo o negativo, sulle vite e sui
destini di uomini celebri. La prima coppia (Epaminonda - Scipione
l'Africano) non esiste più, e molte altre vite sono incomplete,
contengono ovvie lacune o sono state rimaneggiate successivamente.
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Valerio Massimo Manfredi
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venerdì 28 marzo 2008 |
 401 a.C. Spossata da trent'anni di guerra tra Atene e Sparta, la Grecia
è in ginocchio. Nel momento di più profonda crisi di quei valori che
resero grande la civiltà ellenica, il comandante Clearco arruola un
esercito di mercenari greci. Quale sia la vera missione di questo
esercito che passerà alla storia come l'armata dei "Diecimila" non è
chiaro. Si sa che dovrà addentrarsi profondamente in territori
misteriosi e ostili, nel cuore stesso dell'impero persiano; si sa che è
al soldo del principe Ciro, fratello del Gran Re Artaserse. La
motivazione ufficiale, sgominare tribù ribelli, non convince nessuno.
Alla spedizione, come di consueto, sono aggregate anche numerose donne.
E allora Valerio Massimo Manfredi fa raccontare la grande epopea
dell'"Anabasi" di Senofonte - resoconto dell'incredibile marcia di
ritorno di quell'esercito dall'odierno Iraq attraverso l'Armenia fino
al mar Nero - da una donna.
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Senofonte
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venerdì 28 marzo 2008 |
 L'Anabasi è la più celebre opera dello storiografo greco Senofonte, risalente al IV secolo a.C.. Senofonte era uno dei Diecimila, un'armata di mercenari greci assoldata da Ciro il Giovane, il cui scopo era usurpare il trono di Persia al fratello Artaserse II. Anche se l'armata ribelle fu vittoriosa a Cunassa contro l'esercito dell'imperatore, Ciro non sopravvisse alla battaglia, e la sua morte deprivò la spedizione di ogni senso: i greci, penetrati troppo a fondo nel territorio nemico, dovettero così ritirarsi verso un porto sicuro, in un ripiegamento che si preannunciava lunghissimo e pieno di insidie. Il testo narra infatti di come il generale greco Clearco e una quantità di suoi ufficiali furono uccisi o catturati per tradimento, e di come lo stesso Senofonte abbia concentrato i propri sforzi nell'incoraggiamento dei soldati nel lungo viaggio, durato più di un anno, verso il Mar Nero.
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Tiziano Terzani
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mercoledì 29 marzo 2006 |
 "Vivo ora, qui, con la sensazione che l’universo è straordinario, che niente, mai ci succede per caso e che la vita è una continua scoperta. E io sono particolarmente fortunato perché, ora più che mai, ogni giorno è davvero un altro giro di giostra". In questo drammatico momento in cui l'uomo occidentale deve confrontarsi inevitabilmente con l'idea della guerra e quindi della morte, spesso "rimossa" dai nostri pensieri, Terzani affronta questo tema da un altro punto di vista: quello legato alla malattia. E ancora una volta riesce a spiazzarci. Voglio confessare che ho, sì, affrontato la lettura di questo libro con un iniziale deferenza nei confronti di un autore e un uomo che stimo, ma anche con un crescente senso di disagio. Hits: 270 |
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Diego Fusaro
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mercoledì 29 marzo 2006 |
 Uno dei maggiori problemi irrisolti che Karl Marx ha lasciato in eredità ai suoi interpreti riguarda la legittimità della speranza in sede pratica e teoretica, tanto nella cornice del suo pensiero quanto nel più ampio orizzonte della filosofia. L’intera opera marxiana sembra enigmaticamente in bilico tra le opposte dimensioni della scienza e della speranza. La linea interpretativa adottata da Ernst Bloch e da Karl Löwith scorge in Marx il filosofo della speranza più che della scienza, riconoscendo nella sua riflessione un’ineludibile tensione utopica rispetto alla quale la scienza sarebbe un fenomeno secondario e funzionale. Hits: 362 |
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Giuseppe Mazzanti
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domenica 19 marzo 2006 |
 Per gli amanti del genere è una perla rara, assolutamente da non lasciarsi sfuggire, un vero giallo storico medioevale deliziosamente ricostruito, con un sapore di cultura religiosa che cattura, sono magistralmente resi infatti i dettagli e le ambientazioni dei vecchi ordini monastici dell’epoca, i contrasti e le differenze, le contraddizioni e i diversi insegnamenti. Viterbo, anno del Signore 1114. Irnerio, il celebre giurista medievale fondatore della scuola giuridica bolognese, e il giovane monaco cistercense Bernardo di Clairvaux vengono convocati per scoprire chi ha affisso al portone della chiesa locale di San Giacomo un manifesto in cui si asseriscono la natura umana di Cristo e l'illegittimità del potere secolare del papa, tesi ereticale dal potenziale devastante per l'intera Chiesa d'Occidente. Hits: 268 |
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Rossana Rossanda
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lunedì 13 marzo 2006 |
 “Ognuno avrebbe fatto la sua strada e quando ne leggo le ricostruzioni tutto mi pare vero e sfocato, perché per un paio d’anni si fu assieme, senza generazioni e gerarchie, ci conoscevamo tutti, tutto si stava facendo, e anche i disaccordi avevano un sale.” Pur ammirando la lucidità e l’acutezza dei suoi interventi su il manifesto, nei confronti di Rossana Rossanda ho da sempre (e penso di non essere la sola) provato un sentimento contraddittorio, condizionato dall’impressione che in lei ci fosse un distacco, una troppo consapevole superiorità rispetto al lettore che impediva l’empatia, l’emozione, insomma quel turbamento non solo mentale, ma “del cuore” che gli articoli di Luigi Pintor avevano sempre saputo suscitaree che, alla sua scomparsa, ha fatto sentire tutti un po’ orfani e soli. Hits: 191 |
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Jean Jacques Ilunga
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domenica 19 febbraio 2006 |
 Dall'Africa a Parigi e ritorno: nel libro dello scrittore africano Jean-Jacques Ilunga, una storia di fuga e di evasione. Il mio viaggio è una specie di sogno che si realizza, una scommessa. Il culmine di millequattrocento tentativi. Sto per salire su un aeroplano per rientrare a Ganda, e percorrere quei centimetri infiniti che separano ciò che sono oggi da quello che ero, a quello che sarò. Ci sono delle cose, come ad esempio le acque nel deserto, la boccata d’aria o l’”evadere” per un carcerato, che vogliamo veramente, profondamente... e a un certo punto si comincia a guardare gli altri con il desiderio di realizzarle, si va a letto e ci si alza, si mangia solo con il desiderio di realizzarle. Hits: 278 |
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