 Ai Mercati di Traiano le grandi sculture dell' artista polacco. Non
solo le figure acefale, le teste eroiche, i volti bendati scolpiti nel
candido marmo di Carrara. Accanto all' esposizione di sessanta nuove
opere di Igor Mitoraj, nei Mercati di Traiano verrà ricreato anche l'
ambiente dell' atelier dell' artista di origini polacche, che rievoca i
grandi spazi del suo studio di Pietrasanta. Così, oltre alle sculture
che riecheggiano statue dell' antichità, si potranno vedere schizzi,
creazioni in gesso, sculture ancora non finite, modelli per fusioni e
tutto quanto illustri e faccia capire al pubblico il mestiere dell'
artista. Mitoraj torna ad esporre nella capitale dopo un lungo periodo
di assenza e per le sue opere monumentali non poteva esserci cornice
migliore degli spazi imponenti della Grande Aula, dell' emiciclo del
Foro e della via Biberatica. I romani, che già hanno avuto l' occasione di ammirare la Dea Roma,
grande opera in marmo bianco che lo scultore ha donato recentemente
alla città e che campeggia in piazza Monte Grappa, nel quartiere Prati,
ora potranno conoscere più a fondo questo artista emerso alla notorietà
negli anni Settanta e difficile da catalogare.
Fin dagli esordi, infatti, il suo lavoro si muove ai margini delle correnti dominanti, come quelle dell' arte concettuale e dell' arte minimalista o i diversi approcci dell' arte astratta. Viene anche associato ai nouveaux réalistes, ma quando negli anni Ottanta si assiste al ritorno dell' arte figurativa, alla rivalutazione del passato e della mitologia, i critici scoprono che l' arte di Mitoraj sfugge a ogni tendenza a cui si è cercato di associarla e vive invece di una vita autonoma e specifica. Le sue sculture si richiamano all' idea di bellezza classica, ma racchiudono tutta l' inquietudine e il disagio della modernità. Se da una parte si ispirano ai modelli greci e romani, ricalcandone la perfezione plastica e il senso di profonda armonia, dall' altra evocano, con le loro ferite e i pezzi mancanti, l' idea della carcassa, del corpo vuoto, di un modello che si è incrinato per sempre. Mitoraj racconta che la sua poetica nasce da un episodio autobiografico, dall' ossessione che lo perseguitava da bambino: quella di ritrovare il padre scomparso, un ufficiale francese che la madre, polacca, aveva conosciuto in campo di concentramento in Germania. L' artista nasce nel 1944 e alla fine della guerra torna in Polonia con la madre. Cresce a Cracovia, la città del grande Tadeusz Kantor, che sarà uno dei suoi maestri. Ma mentre il celebre regista teorizzava il «teatro della morte», Mitoraj si volge alla ricerca della vita e della bellezza scomparsa
IGOR MITORAJ. Mercati di Traiano, via 4 novembre 94, tel. 06.82077304. Dal 24 giugno al 19 settembre, tutti i giorni dalle 9 alle 19, chiuso il lunedì; biglietto: 7,50 euro
Lauretta Colonnelli
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