 È universalmente riconosciuta l’importanza che Firenze ha avuto nella storia, nella cultura, nell’arte e nell’architettura sia medievale che rinascimentale, non solo in Italia ma in tutto il mondo occidentale, tanto che ancora oggi esercita un grande fascino che va oltre i confini nazionali, anche se attraversa un periodo di crisi. Studiare la storia di Firenze dalle sue origini fino allo nascita e sviluppo del Rinascimento è quindi conoscere le radici della storia culturale della civiltà occidentale.Della storia di Firenze si conosce sufficientemente il periodo che va dal XIII secolo ad oggi, mentre rimangono ancora grandi incertezze della sua fondazione, probabilmente avvenuta nel I sec. A.C., e della sua storia fino al XII sec.,
per mancanza di fonti scritte e di ritrovamenti archeologici: per esempio, il Battistero di S. Giovanni, una delle architetture più note e belle della città, simbolo della città medievale e rinascimentale, è ancora oggi oggetto di disputa fra gli studiosi del periodo della sua origine e costruzione, tanto che le ipotesi del suo impianto spaziano dal IV fino al XII secolo, cioè ben otto secoli! In carenza di una documentazione scritta e documentale sulla storia delle origini del centro religioso fiorentino, abbiamo considerato gli edifici studiati non solo dei monumenti ma dei documenti da leggere ed interpretare facendogli raccontare ciò che le scarne fonti scritte non dicevano. Per ottenere ciò abbiamo usato una metodologia interpretativa tipica della progettazione architettonica, che gli architetti ben conoscono, cioè analizzare funzioni d’uso, tecnologie costruttive, tecniche di cantiere, analisi formali degli edifici, con un metodo di lettura che abbiamo chiamato “progettazione inversa”: cioè partendo dal costruito e da come lo stesso si è evoluto, ricostruire i progetti, e spesso anche le intenzioni o i progetti non realizzati, che hanno sotteso alla costruzioni stesse. In fondo si è operato a ritroso rispetto al metodo della progettazione di un edificio, un metodo classico, che già descritto dallo stesso Vitruvio Pollione nel I sec A.C. per progettare un edificio, scriveva Vitruvio, bisogna tener conto di tre aspetti, inscindibilmente legati fra loro: la forma (venustas), l’impianto strutturale, i materiali e le tecniche per porli in opera (firmitas), la funzione e l’uso dell’edificio (utilitas). Con l’analisi degli elementi architettonici degli edifici esistenti e con l’interpretazione dei resti archeologici delle costruzioni dirute legando l’interpretazione dei reperti alla cultura architettonica del periodo siamo riusciti a formulare ipotesi ricostruttive dell’intero complesso religioso, dall’impianto paleocristiano fino alla sostituzione della cattedrale di S. Reparata con S. Maria del Fiore, seguendo le trasformazioni e le modifiche apportate ed anche proposte e progetti che sono stati iniziati o che non sono mai stati eseguiti. Ma la costruzione di edifici monumentali ed importanti è spesso un’operazione complessa che si protrae per lunghi periodi, che spesso dipendono anche dalle condizioni socio-economiche della comunità che le costruisce (basti pensare alle grandi cattedrali medievali), e che realizzare un edificio di grandi dimensioni ed importanza è sempre un’operazione collettiva che vede coinvolte una committenza, una utenza, un programma economico, un progetto ed una realizzazione, cioè la costruzione di un edificio monumentale è sempre un’operazione collettiva e, proprio per questa sua natura, in essa si manifesta la cultura epocale della società che la realizza. Cogliere questo spirito culturale, capire le tecniche costruttive, i modelli ispiratori, è stata la logica seguita nella ricerca. I risultati sono stati sorprendenti e ci hanno permesso di formulare nuove ipotesi sulla storia stessa di Firenze nel tardo-romano (questo anche in sintonia con l’interpretazione degli scavi archeologici recenti), e soprattutto dell’importanza che assunse la comunità cristiana fiorentina nel programma di cristianizzazione della regione e della peculiarità della liturgia siriaco-ambrosiana fra il IV ed il VI secolo (ricordo che la cupola del Battistero fiorentino è la più grande costruita in occidente dopo quella del Panteon e fino a quella brunelleschiana di Santa Maria del Fiore). Proprio nella storia del centro religioso fiorentino si comprende la continuità culturale romana che dal tardo antico sfocia nello splendido 1200, il secolo d’oro di Firenze, secolo nel quale si consolida e si amplia la costruzione della città comunale che diventa una delle città più grandi e ricche del mondo occidentale. In questa continuità, nella diversità che in architettura assunse nella città sia il romanico che il gotico, stanno le radici della stessa cultura rinascimentale, della quale Firenze è stata culla. I risultati della ricerca La ricerca delle origini del Battistero si è incentrata su tre aspetti componenti l’edificio: - l’uso e la funzione dello spazio sacro; - gli elementi architettonici e strutturali della costruzione; - le caratteristiche formali degli elementi architettonici presenti (che non tratto in queste pagine). Ciascuno dei tre aspetti è stato approfondito sia sulle caratteristiche emerse dal rilievo dello stato attuale operando a ritroso nel tempo, cercando di collocare ogni operazione di modifica intervenuta nel monumento e collocandola nell’epoca presumibile di intervento. Questo si è reso necessario poiché il Battistero, così come oggi lo vediamo, è il risultato di modifiche successive che si sono quasi sempre mirabilmente integrate con la costruzione originaria, dando luogo ad una uniformità dell’edificio da sembrare una costruzione unitaria rispetto al tempo ed alla forma. Lo spazio sacro Le ricerche condotte da Padre Lamberto Cruciani (nel capitolo la liturgia battesimale) e dalla professoressa Anna Benvenuti (nel capitolo stratigrafie della memoria) sulla base della lettura dei ritrovamenti e della documentazione storica hanno accertato che il Battistero ha avuto modifiche di uso e funzione, nel tempo, secondo le variazioni del culto del battesimo. Certamente l’edificio è stato impiegato per la funzione battesimale prima ad immersione, come testimonia la fondazione esistente della grande vasca ottagonale sotto l’attuale pavimentazione, il sistema di adduzione dell’acqua al fonte battesimale, il sistema di deflusso dell’acqua ancora esistente al piani interrato, un sistema che non è mai stato preso in seria considerazione dagli studiosi, ma chiarissimo nei reperti esistenti sotto il pavimento. La stessa fondazione del fonte battesimale ad immersione presenta una fondazione centrale a pianta quadrata con una rinsega lungo i lati, chiaramente di appoggio a lastre di marmo o pietra (non più esistenti) che appoggiavano su un’altra rinsega posta sul lato interno della fondazione ottagonale posta circa 15 cm più alta rispetto alla precedente. Inoltre sull’asse fra il fonte battesimale e l’abside esiste ancora un massiccio muro di fondazione dal quale si diparte una condotta di acqua che scarica verso il pozzo esistente nella muratura perimetrale del Battistero, un elemento atto a sostenere una seconda vasca. Tutti questi elementi hanno fatto concludere a Padre Lamberto Cruciani che nel Battistero si svolgesse il rito del battesimo secondo la liturgia siriaco-ambrosiana, una liturgia che prevedeva, dopo il battesimo dei catecumeni il rito del lavaggio dei piedi e la cresima degli stessi. Un rito descritto dallo stesso Vescovo Ambrogio che si è andato a perdere nel tempo e non più in essere dopo l’anno mille. La stessa presenza del pozzo situato all’interno della muratura perimetrale (mai notato dagli stessi studiosi del Battistero, poiché per tanti secoli nascosto da un fonte battesimale tolto recentemente) è caratteristico di edifici di culto del periodo paleocristiano, soprattutto dell’area medio orientale, un pozzo che è stato costruito insieme alla muratura perimetrale dell’edificio. Dopo l’anno mille e per tutto il medioevo il rito battesimale (Dante è stato battezzato nel San Giovanni) era cambiato ed il battesimo, come descritto nel libro Il Battistero di San Giovanni (edizione Panini), avveniva per aspersione del capo, sempre nel fonte battesimale centrale; nella seconda metà del XVI sec. Il fonte centrale è stato rimosso. La struttura architettonica La struttura architettonica del Battistero è un capolavoro di ingegneria costruttiva che gli ha permesso di giungere al XXI secolo praticamente intatta nella sua forma costruttiva primitiva, e le modifiche medievali hanno riguardato soltanto elementi di decoro superficiali e variazioni dovute alla modifica del rito battesimale. L’unico elemento sostituito integralmente è stato l’abside a pianta emicircolare (del quale è rimasta la fondazione) è stata sostituita con uno, più piccolo (detto “scarsella” dai fiorentini) a pianta rettangolare, probabilmente nella seconda metà del XII secolo. La struttura portante della muratura perimetrale è una struttura doppia già nella fondazione composta da una muratura di pietra a sacco dello spessore di circa 280 cm affiancata da una muratura in pietra circa 115 cm parallela alla precedente ed a questa ammorzata ad una rinsega. Chi ha progettato e messo in opera le fondazioni, aveva ben chiaro i carichi che queste dovevano sopportare e le aveva dimensionate tenendo presente il carico della cupola soprastante; inoltre aveva dimensionato e realizzato i due tipi di muratura sapendo che quella esterna sopportava il peso della muratura sovrastante continua, mentre quella interna sopportava il carico puntuale delle colonne poste al piano terra. Al piano terra gli otto angoli sono stati realizzati con una muratura unica in pietra arenaria perfettamente squadrata e murata con un velo di calce per tutto lo spessore. Al piano del matroneo la doppia struttura è collegata da quattro setti trasversali per ogni lato, mentre nel lato aperto verso l’abside è stato realizzato un arco a tutto sesto. Se tracciamo una circonferenza della sezione del Battistero notiamo che il diametro del cerchio è posto esattamente al piano di impostazione della cupola. La cupola è poi un capolavoro strutturale realizzata anch’essa con una doppia struttura che si congiunge a due terzi dell’altezza ed è formata da una cupola ottagonale interna a spicchi a sesto di terzo acuto (cioè un arco di circonferenza con diametro maggiorato di 1/3 rispetto alla sua proiezione sul piano orizzontale mentre la cupola di S. Maria del Fiore il diametro è maggiorato di 1/5 cioè un sesto di quinto acuto) mentre all’esterno si ripete la struttura del sottostante matroneo con quattro setti trasversali raccordati in elevazione alla cupola interna con volte in pietra dalla forma a conoide irregolare fino all’intersezione con la cupola interna. Questa doppia struttura è perfettamente funzionale alla statica della cupola e permette di scaricare verticalmente il peso della stessa sulla muratura perimetrale, tanto che è stato possibile realizzarla utilizzando soltanto delle centine di guida lungo gli spigoli della volta ottagona, ma no una centinatura della cupola (com’era in uso nell’architettura romana dal Panteon in poi e com’è stata realizzata la cupola del Brunelleschi); all’interno dello spessore della cupola si notano ancora le buche pontaie poste in modo da permettere di sorreggere i ponti interni a sbalzo durante la costruzione. La cupola interna è stata realizzata per la prima metà in pietra con filari sovrapposti in modo orizzontale degradanti verso l’interno e che proseguono anche con le stesse dimensioni del filare anche sui setti trasversali e sulla muratura esterna, questa è una prova certa dell’unitarietà della costruzione della cupola doppia che procedeva in altezza in modo omogeneo per tutto lo spessore. La seconda metà della cupola interna (cioè la parte più sporgente all’interno è stata realizzata in mattoni sequipedalis (misure cm. 29,6x44,4x7). Nella calotta superiore a circa tre quarti rispetto al piano d’imposta, dove la struttura esterna si congiunge a quella interna, si nota una fessurazione parallela al piano orizzontale che potrebbe avvalorare l’ipotesi che l’ultima parte della calotta sia stata realizzata con una centina (centina che poteva appoggiare sulla struttura in elevazione già costruita) per realizzare la chiusura. In sintesi tutta la struttura del San Giovanni dalle fondazioni alla cupola è stata progettata strutturalmente in modo unitario e, nel momento in cui è stato impostato il cantiere, era chiaro quali fossero tutti gli elementi costruttivi da mettere in opera. Gli interventi successivi, dalla sostituzione dell’abside alla decorazione marmorea esterna, la realizzazione degli stupendi mosaici della volta, delle pitture murarie del matroneo (anche se alcune denotano una chiara origine paleocristiana sia nei simboli) non possono nascondere l’origine tardo romana della costruzione ma, questa è una peculiarità del Battistero, si sono integrati con la costruzione originaria in modo mirabile ed omogeneo, quasi che i costruttori che nei primi due secoli dell’anno mille lo hanno riconfigurato sulle esigenze del tempo, ne abbiano colto lo spirito antico, quasi simbolico e di continuità con il mondo romano; non a caso Dante ricorda che Firenze è la città compresa fra il San Giovanni e la statua di Marte (l’Arno) e lo definisce quel Tempio Antico. Marco Cardini Fonte: http://www.unifi.it
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