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Igor Mitoraj
Julius Ebnoether   
igor_mitoraj.jpgDopo aver studiato pittura alla Scuola d'arte di Cracovia e all'Accademia d'arte di Cracovia sotto la guida di Tadeusz Kantor, peartecipò a diverse esposizioni collettive, ottenendo la prima personale nel 1967 alla Krzysztofory Gallery in Polonia. Nel 1968 si trasferì a Parigi, per continuare i suoi studi artistici. Poco dopo rimase affascinato dall'arte e dalla cultura Latino-Americane e decise di passare un anno dipingendo e viaggiando in Messico. Questa esperienza lo avvicinò alla scultura. Tornò a Parigi nel 1974 e due anni dopo tenne un'altra personale alla Galleria La Hune, nella quale erano incluse alcune sculture. Il successo dell'esposizione lo convinse a dedicarsi a tempo pieno alla scultura. Dopo aver lavorato con terracotta e bronzo, a seguito di un viaggio a Carrara nel 1979, decise di passare alla lavorazione del marmo. Nel 1983 ha aperto uno studio a Pietrasanta. Lo stile di Mitoraj è fortemente radicato nella tradizione classica, con una particolare attenzione ai busti maschili. Mitoraj presenta, tuttavia, anche una svolta post-moderna, attraverso l'ostentata enfatizzazione dei danni subiti dalle sculture classiche, ottenuta mediante la realizzazione di arti e teste troncati.


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Quel che resta del mito. Le sculture di Igor Mitoraj
Paolo Latella   
ImageTaglia, spezza, disarticola, insomma fa a brandelli le statue classiche, da sempre principale fonte iconografica dell'antica Grecia. Chi si permette di fare questo? E’ Igor Mitoraj, nato nel 1944, che inizia a studiare pittura a Cracovia sotto la guida di Tadeusz Kantor - il grande pittore, scenografo e regista teatrale polacco - proseguendo poi gli studi a Parigi nel 1968, dove scopre il fascino delle antiche culture americane e, proprio per conoscerle direttamente, si trasferisce per un anno in Messico. Nel 1974 torna a Parigi e, dopo avere ricevuto significativi riconoscimenti nel campo della scultura, decide di dedicarsi esclusivamente a questa. Trascorre lunghi periodi a New York e in Grecia toccando così i due estremi della modernità e della classicità. Nel 1979 giunge a Pietrasanta in Toscana - il paradiso per gli scultori. Qui scopre che il marmo, la terracotta e il bronzo sono i suoi materiali e decide, nel 1983, di aprire uno studio dividendo la sua vita tra l’Italia e la Francia. Le sue sculture sono state esposte in numerose occasioni in Europa e negli Stati Uniti: la mostra all’Accademy of Art di New York nel 1989 ne ha sancito il successo internazionale. E’ quindi la classicità il referente principale di Mitoraj – che non disdegna di guardare anche alle culture dell’estremo oriente - un mito forse tramontato ma non finito, un richiamo costante per la civiltà occidentale, un indissolubile componente del nostro Dna, un elemento che anche il più sfrenato modernismo tecnologico non riesce a sradicare completamente. Non si tratta di un "rinascimento" o di uno dei vari ritorni al passato: guai a parlare di classicismo all'artista che ha espresso giudizi decisamente negativi sul principe del neoclassicismo, Antonio Canova!


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Igor Mitoraj, il polacco affascinato dall'Ellade
Paola Naldi   
mitoraj.jpgLa superficie bianca del marmo appena solcata dalle scalfitture; il bronzo che vibra tra le rugosità e le asperità di una materia imperfetta. Giocano con il senso di non finito, di parzialità, di frammentazione le sculture di Igor Mitoraj che compongono la mostra «Nostalgia del mito», allestita fino al 2 ottobre nel centro storico di San Marino, organizzata dalla Cassa di Risparmio di San Marino in collaborazione con la Galleria Contini di Venezia. Una ventina di opere, dislocate nel centro storico, tra la Galleria della Cassa di Risparmio, Piazza della Libertà, la Terrazza sopra la Cassa di Risparmio e il Cantone, da gustare sia alla luce del sole sia al chiar di luna, grazie ad una accurata illuminazione. I soggetti che l'artista di origine polacca presenta in questa occasione sono ormai la sua carta di identità, frutto di una ricerca coerente nel tempo, impermeabile alle suggestioni delle mode e delle influenze dei movimenti che hanno fatto tendenza fin dagli anni Settanta, arte astratta, concettuale o minimale che fosse. Busti e teste umane richiamano gli eroi e gli dei classici che vengono però riportati ad una nuova dimensione contemporanea.


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L'Aida di Mitoraj a Boboli
Annalisa Ausilio   
mitorajbobolifirenze.jpgApplausi, soddisfazione e commozione accompagnano la quarta e l’ultima replica di “Aida”, la produzione esclusiva di OperaFestival 2009. La novità di costumi e scenografie realizzati dal grande maestro polacco Igor Mitoraj hanno spogliato l’opera dei famosi richiami egizi esaltandone l’essenza attraverso l’allegoria delle sculture. L’inedita chiave di rappresentazione e il Giardino di Boboli, capace di regalare una cornice magica all’opera, hanno attirato un pubblico numeroso. Le quattro repliche, infatti, hanno sempre registrato il tutto esaurito. Una composita platea dove appassionati di lirica e nomi noti del mondo culturale e politico hanno condiviso la partecipazione ad uno spettacolo unico con molti giovanissimi e turisti. Questo anche grazie al calendario di OperaFestival capace di offrire il palco di Boboli e quello della mistica Abbazia di San Galgano anche ad esponenti di musica leggera e ballerini. La quinta edizione di OperaFestival è la chiara espressione dell’incremento qualitativo e quantitativo che la manifestazione culturale ha maturato negli anni.


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Mitoraj, la bellezza mutilata
Lauretta Colonnelli   
igor_mitoraj_ritratto.jpgAi Mercati di Traiano le grandi sculture dell' artista polacco. Non solo le figure acefale, le teste eroiche, i volti bendati scolpiti nel candido marmo di Carrara. Accanto all' esposizione di sessanta nuove opere di Igor Mitoraj, nei Mercati di Traiano verrà ricreato anche l' ambiente dell' atelier dell' artista di origini polacche, che rievoca i grandi spazi del suo studio di Pietrasanta. Così, oltre alle sculture che riecheggiano statue dell' antichità, si potranno vedere schizzi, creazioni in gesso, sculture ancora non finite, modelli per fusioni e tutto quanto illustri e faccia capire al pubblico il mestiere dell' artista. Mitoraj torna ad esporre nella capitale dopo un lungo periodo di assenza e per le sue opere monumentali non poteva esserci cornice migliore degli spazi imponenti della Grande Aula, dell' emiciclo del Foro e della via Biberatica. I romani, che già hanno avuto l' occasione di ammirare la Dea Roma, grande opera in marmo bianco che lo scultore ha donato recentemente alla città e che campeggia in piazza Monte Grappa, nel quartiere Prati, ora potranno conoscere più a fondo questo artista emerso alla notorietà negli anni Settanta e difficile da catalogare.


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Mitoraj a Venezia
Lidia Panzeri   
mitorajvenezia.jpgDodice statue di grande formato, in bronzo, di impronta antica, rappresentanti divinità, eroi e figure alate, dialogano con i campi di Venezia, lungo un itinerario che da Campo Santo Stefano approda a Santa Maria del Giglio. Protagonista Igor Mitoraj , nato nella Germania del 1944 da padre francese e madre polacca. Passata la tragedia della guerra è proprio in Polonia che Mitoraj riceve la sua formazione per poi emigrare a Parigi. Qui ha inizio la sua ascesa come artista fino a diventare uno dei più apprezzati rappresentanti della scultura europea contemporanea. L’inizio della mostra, è comunque, a Ca’ Pesaro, dove sono esposti i suoi finora inediti disegni, non paragonabili per qualità alle sculture, ma pur sempre testimonianza della loro fase ideativa. Nello stesso museo, all’interno come all’esterno, è anche concentrato il nucleo più consistente (otto) delle sculture, da quelle ormai canoniche, di grande formato, come la “Testa addormentata” del 1983, che si affaccia sul Canal Grande, alle ultime, di dimensioni più limitate, molto compatte, ispirate al tema della laguna.


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Eterea eleganza miscellata con muffa nobile. Cocktail intrigante
Giorgio Maimone   

musica_nuda1.jpgMea culpa! Devo confessare che non ero sopravvissuto al primo ascolto di "Come togheter" nella versione di Spinetti e Magoni. La palpebra pesa, lo sbadiglio assordante, il rischio del ridicolo dietro gli "shht-tu-da-dadu-dum" con cui la Magoni sostituiva l'intera orchestrazione dei Beatles tranne il basso di McCartney mi avevano spinto a tirare lungo sul prosieguo dei brani di questo doppio cd. Un'ora e mezza di musica affidata solo a contrabbasso e voce! Anche se il secondo cd ha un'ospite a brano. Insomma, il primo è "musica nuda" e il secondo "in deshabillè". Se poi consideriamo che lo stesso effetto noia me l'aveva causato il primo volume, si può comprendere il gesto di riporre il disco nel cestino delle inutilità. Devo quindi ringraziare la Targa Tenco conquistata dal disco che mi ha spinto a riprenderlo in mano, a schiacciare subito fast forward per saltare "Come togheter", messo incomprensibilmente come primo brano e ad affrontare l'ardua materia.


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A proposito di Petra Magoni e Ferruccio Spinetti
Laura Minelli   

musica_nuda2.jpgIl duo Petra Magoni e Ferruccio Spinetti nasce quasi per gioco nel 2003. Lei è una cantante con alle spalle studi di canto classico e musica antica e varie esperienze nel rock, nel pop e nel jazz, lui il contrabbassista degli Avion Travel e "Musica Nuda" è il titolo che danno al loro progetto di voce e contrabbasso. Canzoni diverse: da Monteverdi, agli standard del jazz, ai Beatles, ai Police, a Gigliola Cinquetti, ridotte all'essenzialità di una voce e uno strumento, canzoni in cui ci sia sempre qualcosa da poter immaginare. Il loro primo disco, "Musica Nuda", esce nel 2004. Da allora, centinaia di concerti (organizzati da Cose di Musica) su tutto il territorio nazionale e 10.000 copie vendute , la partecipazione a due Premi Tenco e al Primo Maggio 2005, nonché la rotazione sulla radio nazionale (Caterpillar), la pubblicazione del disco in Francia dove raggiungono il disco d'oro con acclamazione della critica (le 4 clés di Télerama, il bollino Fip) e si aggiudicano la presenza per mesi nella top ten della classifica jazz. Il duo Magoni-Spinetti ha tenuto in un anno oltre 100 concerti in Italia e all'estero e nella stagione estiva 2004 ha aperto i concerti degli Avion Travel.


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Spogliando la musica, trovando l'arte
Massimiliano Cerreto   

musica_nuda4.jpgL'immaginazione è uno strumento musicale? Lo è sicuramente per la cantante Petra Magoni (David Riondino, Stefano Bollani, Ares Tavolazzi) e per il contrabbassista Ferruccio Spinetti (Avion Travel, Samuele Bersani, Paolo Fresu) che, con Musica Nuda, danno vita ad un esperimento a dir poco singolare: interpretare le più belle canzoni del nostro tempo esclusivamente con i loro strumenti. «Un genere "nudo", essenziale, spogliato da tutto quello che c'è in più, un genere minimalista che lascia la possibilità all'ascoltatore di immaginarsi quello che non c'è e di sentire quello che lui si immagina dal pezzo che noi eseguiamo...», come dichiara la stessa Petra Magoni. Un esperimento, quello di spogliare la musica per arrivare al nucleo delle emozioni, che va considerato riuscito in quanto i due artisti, entrambi con una lunga appartenenza al mondo della musica classica, del jazz e del pop (due Festival di Sanremo a testa), quasi a ripercorrere le tappe della propria carriera, interpretano, con grande disinvoltura e senza eccedere in inutili virtuosismi, tutti i brani.


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Una sfida 'nuda' alla musica sacra
Walter Gatti   

musica_nuda5.jpgUna cantante, una virtuosa del pentagramma vocale. Un contrabbassista, noto soprattutto per il suo “essere uno degli Avion Travel”. Insieme un progetto atipico, strano. Dar vita a una collana di musica nuda, di riletture scarne in duo, di pezzi più o meno eterni del repertorio pop-rock italiano ed internazionale. A un certo punto questo duo, al secolo Petra Magoni e Ferruccio Spinetti, pubblica una stranezza ancor più strana delle precedenti: Quam dilecta, un lavoro che raccoglie undici canzoni sacre. Mache deine Gute di Bach, Ave verum di Mozart insieme a canzoni popolari e a canti sacri della chiesa di S.Nicola di Pisa, dove Petra aveva imparato a cantare prima di seguire la strada del conservatorio e poi dal jazz. Quam dilecta, uscito alcuni mesi fa, è diventato un piccolo caso musicale. Ci siamo fatti raccontare la sua genesi da Petra e Ferruccio, in procinto di scappare in Francia per una serie di concerti…


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Vitalità e passione in Pier Paolo Pasolini
Maria Cristina Di Lelio   
ImageLa notte tra il primo e il due novembre 1975 muore, assassinato in circostanze ancora oggi poco chiare, Pier Paolo Pasolini. Il suo corpo senza vita viene ritrovato in un campo abbandonato, sul litorale romano. Giuseppe Pelosi, appena diciassettenne, confessa il delitto. Il movente sarebbe stato un approccio sessuale da parte di Pasolini, al quale Pelosi si sarebbe negato violentemente, fino ad uccidere. Ma le ombre, i sospetti e gli inquietanti retroscena di questa oscura vicenda non saranno mai chiariti. Sono passati trent’anni da quella notte.E da quella morte violenta di un uomo, un intellettuale estremamente complesso e contraddittorio che ha lasciato un segno profondo nella nostra cultura, attraverso la sua vasta produzione, discussa e scandalosa; tutt’oggi viene letto con ammirazione per la straordinaria vitalità e passione con cui ha espresso le sue idee, i suoi sogni, i suoi aspri dissensi nei confronti di una società tutta da ricostruire. Una società confusa, alla ricerca di una vera identità nel recupero dei suoi valori più profondi e che tanto si avvicina a quella in cui oggi viviamo. Qualcuno ha parlato di capacità profetiche, della preveggenza delle sue posizioni critiche nei confronti di ‘un progresso senza sviluppo’. E’ stato, senza dubbio, un intellettuale di un anticonformismo viscerale. Un intellettuale libero, che ha pagato questa libertà duramente, con l’emarginazione e la solitudine. Le tante anime di Pasolini, poeta, narratore, saggista, giornalista, critico letterario, cinematografico e teatrale, hanno convissuto in lui senza mai essere inconciliabili, ma anzi rappresentano la sua vera forza. E’ stato sempre e comunque un uomo ‘contro’. Il poeta corsaro, per i suoi interventi critici sulle pagine del Corriere della Sera, contro il mondo borghese, falso e perdente.


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Feltrinelli, il fuoco nel petto
Andrea Claudio Galluzzo   
ImageIl fuoco nel petto è un'immagine che può riassumere la vita passionale di Giangiacomo Feltrinelli esposta nel monologo di Mauro Monni. Ma questo articolo non è, o almeno non vuole essere, una semplice recensione di uno spettacolo; desidera essere un omaggio alla memoria di Giangiacomo Feltrinelli e delle vittime delle stragi di Stato, tragedie che hanno insaguinato l'Italia in una malcelata guerra civile lunga più di vent'anni. Negli anni di piombo, il dramma vero era quello di una parte d’Italia dimenticata e abbandonata a se stessa. L'Italia che Feltrinelli voleva redimere.Onore a Mauro Monni, il quale si dimostra attore di grande spessore ed autore senza timori. Prima ancora, però, Monni è un uomo che ha compreso il senso di quella vita e di quella memoria storica e civile che molti di noi, colpevolmente, trascurano. Sul frontone di uno dei più famosi teatri italiani campeggia una scritta ammonitrice: "Vano è il diletto delle scene ove non miri a preparare l'avvenire". Bisogna dire che raramente una frase assume valenze tanto forti come nel caso che stiamo trattando. Lo spettacolo in esame è "Giangiacomo Feltrinelli, una storia contro", il taglio tragico della storia è dichiarato già dal titolo stesso del monologo. Si tratta di un lavoro recentissimo e Monni ha compiuto l'esordio il 28 Gennaio 2006 al teatro Manzoni di Calenzano a Firenze. L'attualità della vicenda di Giangiacomo feltrinelli è grande ma più importanti restano i motivi di fondo che vanno oltre qualunque vincolo di tempo o di stagione teatrale, proprio come i valori morali e civili di ogni nazione democratica.


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