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Il Palatino e la vigna delle meraviglie
Julius Ebnoether   
martedì 01 dicembre 2009
l_angolo-del-palatino-sottoposto-ad-analisi-di-consolidamento-e-dove-e-stato-effettuato-lo-scavo-beniculturali-it.jpgLa Vigna Barberini, teatro della scoperta dei probabili resti della coenatio rotunda della Domus Aurea, è divenuta proprietà demaniale ed è stata annessa al parco archeologico del Palatino-Foro Romano agli inizi del Novecento. A partire dagli anni Trenta, l'area fu oggetto di estesi scavi, condotti da Alfonso Bartoli, che misero in luce le fondazioni di un tempio (60 x 40 metri), identificato con quello del Sole, edificato dall'imperatore Elagabalo, che regnò dal 218 al 222 d.C. Elagabalo riunì in questo luogo di culto le reliquie più sacre della religione di Roma, tra cui la Magna Mater, il fuoco di Vesta e il Palladio (simulacro di Pallade). Quest'ultima circostanza spiegherebbe la denominazione «Pallara» assunta dalla zona nel Medioevo. Alla terrazza del tempio si accedeva per mezzo di un ingresso monumentale, detto Pentapylum, i cui resti sono forse da riconoscere in quelli visibili sull'odierna via di San Bonaventura.
Gli scavi, ripresi alla metà degli anni Ottanta, in collaborazione con l'École Francaise de Rome, hanno messo in luce strutture importanti, che abbracciano un orizzonte cronologico compreso tra l'epoca arcaica e l'età tarda, e hanno definitivamente chiarito che, in età imperiale, la terrazza era occupata da uno dei nuclei del Palazzo Flavio. In base agli estesi resti di giardino evidenziati dalle indagini, con messa a coltura di essenze in vasi disposti a filari, si è ipotizzato che qui sorgessero gli Adonaea o Giardini di Adone, di cui ci parlano le fonti antiche (Apollonio di Tyana), come esistenti all'interno del Palazzo di Domiziano. All'indomani del loro completamento, la Soprintendenza ha deciso di reinterrare gli scavi, anche per mantenere al luogo quell'atmosfera idillica e campestre, che tuttora conserva, e che ne costituisce il fascino principale. Sull'angolo nord della Vigna Barberini si trova la chiesetta intitolata a San Sebastiano, che poggia in parte sul basamento del tempio di Elagabalo, nel luogo in cui, secondo la tradizione, fu martirizzato il santo. Ricordata nei documenti fin dal X secolo, conserva di quest'epoca l'importantissima decorazione pittorica dell'abside; il resto andò perduto nella ristrutturazione che Urbano VIII Barberini ne fece nel 1624. Sul lato meridionale della terrazza, impostata su una grande cisterna dell'acquedotto Claudio e sulle strutture del palazzo imperiale, sorge invece la chiesa di San Bonaventura, con l'annesso convento, costruita dal cardinale Francesco Barberini nel 1675.


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