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Qurta: la più antica arte d'Egitto
Julius Ebnoether   
qurta_4.jpgIncisioni e disegni rupestri recentemente riscoperti nel sud dell’Egitto sono del tutto simili per età e stile alle pitture dell’Età della Pietra di Lascaux, Francia, e  Altamira, Spagna, hanno dichiarato gli archeologi. “Non è un’esagerazione parlare di Lascaux sul Nilo, ha dichiarato il capo della spedizione Dirk Huyge, curatore della Collezione Egiziana al Museo Reale d’Arte e Storia di Bruxelles, Belgio. La forma d’arte è diversa da qualsiasi altro esemplare mai scoperto in Egitto. Le incisioni – stimate risalire a 15,000 anni or sono – sono state cesellate sui fianchi calcarei delle colline presso il villaggio di Qurta, circa 640 km a sud del Cairo. Delle più di 160 figure scoperte fino ad ora, la maggior parte ritrae tori selvatici. La più grande misura circa due metri di ampiezza. Le scoperte del team saranno pubblicate sul numero di settembre della rivista inglese Antiquity. Si tratta della “seconda scoperta” dell’arte di Qurta. Alcune delle incisioni erano state trovate nel 1962 da un gruppo di ricercatori dell’Università di Toronto, Canada. Il capo della spedizione, Philip Smith, aveva allora ipotizzato - in un articolo del 1964 della rivista Archaeology - che le figure risalissero al Paleolitico (da 2.5 milioni a 10,000 anni or sono). Gli esperti del Paleolitico, risposero allora che si trattava di pura follia – perché “l’Europa era la culla dell’arte”.


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Lascaux along the Nile: Late Pleistocene Rock Art in Egypt
Dirk Huyge   
qurta_2.jpgRock art surveying by a Belgian archaeological mission in March-April 2004 in the el-Hosh area on the west bank of the Nile, about 30km south of Edfu in Upper Egypt, led to the discovery of a hitherto unknown petroglyph locality at the southernmost tip of a Nubian sandstone hill called Abu Tanqura Bahari, about 4km south of the modern village of el-Hosh (Figure 1). This locality (designated ATB11) shows, among other things, several images of bovids executed in a vigorous naturalistic, ‘Franco-Cantabrian, Lascaux-like’ style, which are quite different from the stylised cattle representations in the ‘classical’ Predynastic iconography of the fourth millennium BC. On the basis of patination and weathering, these bovid representations are definitely extremely old. They most probably predate the fish-trap representations and associated scenery previously documented at several locations in the el-Hosh area and AMS 14C dated to >7000 BP (Huyge et al. 2001; Huyge 2005). As these el-Hosh bovid images are similar to cattle representations that had been discovered in 1962-1963 by a Canadian archaeological mission (the Canadian Prehistoric Expedition) on the east bank of the Nile, in the Gebel Silsila area, the Belgian mission attempted to retrace the latter images. The attempt was successful and the sites were recovered in October-November 2005 near the modern village of Qurta, along the northern edge of the Kom Ombo Plain, about 40km south of Edfu and 15km north of Kom Ombo (Figure 1). As far as we know, these sites, which are still in pristine condition, have not been visited again by archaeologists since the time of their discovery in 1962-1963.


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Qurta, Lascaux le long du Nil
Wouter Claes   
qurta_3.jpgEn février et mars 2007, les MRAH, financés par l'Université de Yale en collaboration avec Vodafone Égypte, ont entamé un projet de recherche sur les sites d'art rupestre de Qurta, sur la rive est du Nil, à l'angle nord de la plaine de Kom Ombo, à 40 kilomètres au sud d'Edfou et à 15 kilomètres au nord de Kom Ombo. L'équipe comprenait aussi des scientifiques de l'Université de Yale (USA), de l'Université de Californie à Los Angeles  (USA), de l'Université nationale australienne (Canberra, Australie), de l'Université américaine au Caire (Égypte) et de l'Université de Gand  (Belgique). Une autre recherche sur l'art rupestre, menée en 2004, par la même mission dans la région de el-Hosh, sur la rive occidentale du Nil, à une trentaine de kilomètres au sud d'Edfou, avait abouti à la découverte d'un intriguant site d'art rupestre au sommet le plus méridional d'une colline de grès nubien baptisée Abu Tanqura Bahari, à environ 4 kilomètres au sud du village actuel de el-Hosh. Ce site montre, parmi d'autres choses, plusieurs représentations de bovidés exécutées dans un style naturaliste semblable au style franco-cantabrique, tel que celui de Lascaux, lequel est très différent des représentations de bétail stylisées dans l'iconographie prédynastique 'classique' du 4e millénaire avant J.-C. Sur base de la patine et de l'altération, on peut déterminer que ces représentations de bovidés sont extrêmement vieilles. Celles-ci étant comparables à des images de bétail découvertes, en 1962-1963, par une mission archéologique canadienne (The Canadian Prehistoric Expedition) sur la rive orientale du Nil, dans la région du Djebel Silsila, l'équipe belge a tenté de retrouver ces dernières. La tentative fut couronnée de succès et les sites furent localisés en mars-avril 2005 à proximité du village moderne de Qurta, le long de l'arête septentrionale de la plaine de Kom Ombo.


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Egypt's Oldest Known Art Identified, is 15.000 Years Old
Dan Morrison   
qurta.jpgRock face drawings and etchings recently rediscovered in southern Egypt are similar in age and style to the iconic Stone Age cave paintings in Lascaux, France, and Altamira, Spain, archaeologists say. "It is not at all an exaggeration to call it 'Lascaux on the Nile,'" said expedition leader Dirk Huyge, curator of the Egyptian Collection at the Royal Museums of Art and History in Brussels, Belgium. "The style is riveting," added Salima Ikram of the American University in Cairo, who was part of Huyge's team. The art is "unlike anything seen elsewhere in Egypt," she said. The engravings—estimated to be about 15,000 years old—were chiseled into several sandstone cliff faces at the village of Qurta, about 400 miles (640 kilometers) south of Cairo (Egypt map). Of the more than 160 figures found so far, most depict wild bulls. The biggest is nearly six feet (two meters) wide. The drawings "push Egyptian art, religion, and culture back to a much earlier time," Ikram said. The team's findings will be published in the September issue of the British quarterly journal Antiquity. The Qurta art has now twice been uncovered by modern researchers.


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Vangelo di Giuda, patacca o scoperta?
Massimo Introvigne   
giuda_1.jpgAnche l’Italia ha la sua bella versione del Vangelo di Giuda, curato da Rodolphe Kasser, Martin Meyer e Gregor Wurst, con un commento di Bart D. Ehrman. Pubblicato dalla White Star di Vercelli, è uscito originariamente come allegato di National Geographic Italia di maggio, ma ora vive ovviamente di vita autonoma. Ora, se il Vangelo di Giuda fosse stato pubblicato nel 1993 - quando scrivevo il mio Il ritorno dello gnosticismo, ricostruendo le dottrine degli gnostici antichi per mostrare quanta parte ne sopravvivesse nei nuovi movimenti religiosi e nel New Age - probabilmente sarei stato lieto della sua pubblicazione. Il testo non soltanto conferma in modo a tratti persino elegante quanto sappiamo della cosmologia gnostica classica, ma dà anche ragione a sant’Ireneo di Lione (130-202), il quale scrivendo nel 180 d.C. e citando un testo chiamato appunto Vangelo di Giuda sosteneva che  tra gli eretici gnostici ce n’erano di talmente cattivi che, per dare addosso a quella che chiamavano la “Grande Chiesa” cristiana da cui si erano staccati per fondare le loro piccole conventicole, tributavano un vero culto a tutti i personaggi dipinti come malvagi nell’Antico e nel Nuovo Testamento, da Caino a Giuda. Molti studiosi dello gnosticismo pensavano che sant’Ireneo, obnubilato dall’avversione per gli gnostici, esagerasse e che questi “cainiti” non fossero mai esistiti


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Il sangue di Giuda
Andrea Claudio Galluzzo   
ImageGiuda ha veramente tradito Gesù Cristo? E che vuol dire tradire? La nostra incapacità di comprendere ci domina. Ci si avvicina a capire, non si capisce. Il nuovo ordine di cui parlava Gesù, l'eversore di Galilea, comprende in una sola unità la terra e il cielo, questa vita e la vita eterna. Non è che un concetto, ma il cercare di adeguarsi, secondo lui, è già partecipare al regno secondo la propria comprensione. A ognuno è chiesto secondo quanto può, non di più. Cosa poteva Giuda? C'è un momento nel quale Gesù spiega che per ottenere la vita eterna si deve 'essere buoni'. Perché i discepoli si rattristarono nell'udire questo comandamento? Forse si sentivano ancora troppo grossi per attraversare la cruna dell'ago? Nessuno di loro era un cammello. Pietro e gli altri erano soltanto un gruppo di pescatori, contadini e ribelli zeloti, delle nullità nella società del loro tempo. Ma questo, ovviamente, non era il fulcro del problema che gli apostoli si ponevano. Del resto nessun abitante della terra avrebbe potuto passare attraverso quella cruna. Nessuno. Serviva altro: un essere nuovo. Un essere che la loro fantasia non avrebbe nemmeno potuto immaginare. Di fronte a Giuda, Pietro, Giovanni e agli altri c'era un baratro spaventoso, una voragine profondissima, nessuno avrebbe mai raggiunto la vita eterna. Gesù li consolò senza anticipare nulla di ciò che sarebbe successo: "Impossibile per gli uomini ma non per Dio. Tutto è possibile a Dio". Ma cos'è che volevano davvero i discepoli più d'ogni altra cosa? Davvero si preoccupavano di ottenere la vita eterna o pensavano a qualcosa di più vicino alla loro realtà, qualcosa di più pratico?


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In difesa di Giuda
Lino Lista   
ImageNon è mio proposito, in questo scritto, affrontare questioni teologiche. L’analisi che seguirà, infatti, non intende occuparsi di Giuda persona bensì di Giuda personaggio letterario, nel modo in cui egli è stato raffigurato nelle scritture dei Vangeli canonici. Scritture che, pur quando si considerino sacre, anche se annoverabili nell’originale genere “storico-kerygmatico” 1, in ogni caso hanno una forma letterale, posseggono un corpus indagabile con criteri filologici. L’approccio non va considerato irreligioso perché già l’assunzione di una coerenza narrativa, sui piani della lettera e dei simboli, nell’ambito di testi vari attribuiti ad autori differenti e passati per le mani di traduttori e copisti, presuppone un’altissima considerazione intellettuale, storica ed estetica dell’opera. Inoltre, andando controcorrente, ai fini dell’analisi del personaggio Giuda, non ricorrerò ai pochi e minuscoli frammenti del cosiddetto “vangelo perduto” recentemente pubblicato dalla “National Geographic”. Rischierei, riferendomi ad essi, di dover ragionare di Platone e delle sette dei figli di Seth anziché commentare Giuda. L’omessa citazione dei versetti gnostici dei papiri ritrovati, in ogni caso, non è pregiudiziale ai fini della causa. E’ stato lo stesso autore del primaticcio “best seller” mondiale, infatti, ad affermare che il vangelo di Giuda non critica direttamente né contraddice i Vangeli canonici 2. Il libero arbitrio Io non voglio vilipendere Giuda. Egli è già stato oltraggiato a sufficienza da quanti lo ritengono obbligato alla fellonia, immaginando che soltanto attraverso il suo tradimento poteva realizzarsi la Passione di Cristo.


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Del vangelo di Giuda e del trono di Pietro
Giancarlo Tranfo   
ImageRinvenuto nel 1978 nel deserto egiziano, tenuto nascosto e tradotto solo negli ultimi cinque anni, è emerso all'attenzione degli studiosi e alla ribalta delle cronache solo da qualche mese, il vangelo detto di Giuda ha scatenato nel mondo un dibattito di proporzioni così vaste da coinvolgere addirittura il "trono di Pietro" che tuonando respinge a viva forza la palese riabilitazione del "grande traditore" continuando a sostenere con forza, in linea con le scritturecanoniche neotestamentarie, l'infamità del personaggio, del valore simbolico e storico del suo gesto (considerando l'assurda valenza storica che ancora oggi viene riconosciuta alle frammentarie e contraddittorie narrazioni neotestamentarie). In realtà la grande diatriba che in questi mesi trova una così vasta eco nei mass media di tutto il mondo, osservata dal nostro punti di vista, appare come una gigantesca tavola rotonda sul sesso degli angeli o sulle colpe che avrebbe avuto Eva nel mangiare la mela. Infatti, molte sono le domande che, quantomeno lo storico laico ed intelligente, dovrebbe porsi prima di cimentarsi in discussioni sull'opportunità o meno di proporre una nuova chiave di lettura dell'odioso gesto del tanto deplorato personaggio (che avrebbe agito non per interesse personale ma per ordine dello stesso Gesù).


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Giuda e il suo vangelo
Gaetano Barbella   
ImageDi Vangeli, oltre i quattro canonici riconosciuti dalla Chiesa Romana, ve ne sono altri e fra questi ora assurge alla ribalta mediatica il Vangelo di Giuda che si conosceva da tempo. Come cogliere l’evento che solo ora sembra porsi in modo incisivo? Per un «segno dei tempi»? Poiché in qualche modo influirà su molti modellandone il pensiero. In sintesi ciò che viene riportato dai media su questo tema è che «Fu il Cristo a chiedere a Giuda di consegnarlo alle autorità romane».Dunque può essere che in questa frase risieda il «segno del nostro tempo». Il resto fa da contorno e poco o nulla conta. Ma questa supposizione non regge se il prezzo è la compromissione di due millenni di Cristianesimo, salvo a riscontrare un certo compromesso atto a perfezionarlo semmai. Per stare in linea con la tradizione cristiana si può interpretare la cosa con un velato intento manovrato dal destino, sia per Gesù Cristo, «figlio dell’uomo e figlio di Dio», sia per Giuda Iscariota di cui si dice che era preso dal potere, in modo che per vie “inverse”, ma concordanti, si adempisse il «segno» in questione. Per dire che entrambi - Cristo e Giuda - si conformarono secondo le rispettive “inclinazioni”. Di qui il il “vero” dalle due facce opposte - diciamo - in “buona fede”. Più chiaramente riesco a immaginare che le argomentate “inclinazioni” dovevano fare i conti con i relativi processi mentali a livello intuitivo. Dunque il tradimento di Giuda potrebbe essere visto secondo il relativismo del suo tempo.


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Judas, betrayer or friend of Jesus?
James Christie   
ImageThe late Dorothy Sayers, concluded that, [Judas] cannot have been the creeping, crawling, patently worthless villain that some simple-minded people would like to make out; that would be to cast too grave a slur upon the brains and character of Jesus." For those who agree, William Klassen's latest book will he a welcome and provocative addition to a reading list. Scholarly in organization and content, yet happily readable and compelling as a detective novel, Judas: Betrayer or Friend of Jesus?Might just as easily be titled, "The Quest for the Historical Judas". Klassen is an unapologetic advocate for the rehabilitation of Judas Iscariot's memory. He does not whine that Judas is misunderstood Klassen readily acknowledges the complexity of all human motivation, and leaves judgment to God, the searcher of all hearts. Klassen contends, rather, that Judas has been deliberately slandered to serve the psychological and even theological need through the centuries to find a scapegoat for the collective human guilt for the crucifixion, for all crucifixions, and an explanation for the inexplicable relationship between Jesus and Judas. Since Judas is unable to speak for himself, succeeding generations have woven an image of him, the unforgiven and unforgivable betrayer of Jesus, from the yarn of scanty and ambiguous biblical evidence Klassen compels his reader to revisit that evidence, and then to decide for ourselves whether we will reassess the character of Judas, and then face the consequences.


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Scoperto il vangelo di Giuda: è l’ennesima volta
Maurizio Blondet   
ImageIl Corriere dice che hanno scoperto il Vangelo di Giuda, che «ristabilisce la verità», finalmente. Ovviamente contraria a quello che i fedeli credono da duemila anni: Gesù chiese di essere consegnato ai romani. Tutto con gran clamore mediatico perfettamente concertato. Lo stesso giorno, l'Herald Tribune dà la «scoperta» in prima pagina: «un antico testo corregge la storia Gesù-Giuda» (sic). Sento l'angoscia nei messaggi di tanti lettori. Che ne dice Blondet? Beh, che volete ne dica. Non sono il «defensor fidei». Altri avrebbero più numeri di me per parlare di questo argomento. Dirò le poche cose che so: a memoria. Non mandatemi a fare ricerche sui testi, porterebbe via troppo tempo. Il Vangelo di Giuda è una scoperta alquanto vecchia. Di fatto, quella annunciata con tanto clamore dai media a conduzione ebraica è la copia in lingua copta, databile verso il III secolo, del testo greco di un secolo prima. Testo ampiamente noto da secoli: Ireneo di Lione ne parla nell'Adversus Haereses, che è del 180. Il cosiddetto Vangelo di Giuda deve essere quindi anteriore. Si ritiene, scritto tra il 130 e il 170 dopo Cristo. La stessa copia copta è in circolazione da anni: è stata ripetutamente «scoperta» a cominciare almeno dalla Biblical Review (ebraico-massonica) nel numero di giugno 2002. Come aveva «scoperto» già Ireneo, il vangelo di Giuda non è solo un apocrifo, ma un testo ideologico. E' un documento gnostico: e gnostico in modo addirittura disarmante.


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Signé Judas
Sophie Laurant   
ImageIl est rare que Judas fasse la « une » de l’actualité. Et pourtant, le célèbre éditeur américain National Geographic Society n’a pas hésité, jeudi dernier, a rendre publique une information troublante : la traduction d’un texte s'intitulant « évangile » , rédigé probablement au milieu du IIe siècle de notre ère, et signé du nom de Judas, le disciple qui trahit Jésus. Ce texte est désormais accessible à tout un chacun, en langue anglaise (pour l’instant) sous le titre "The lost Gospel". Dans un entretien exclusif, accordé à La Croix et au Monde de la Bible,le professeur Rodolphe Kasser, titulaire honoraire de la chaire de coptologie de l’Université de Genève, qui a traduit le manuscrit du copte ne cache pas son émotion: « cela a été pour moi un choc lorsque j’ai été mis en contact, en 2001, avec ce manuscrit que nous croyions irrémédiablement perdu, alors que nous connaissions son existence par une mention de l’évêque Irénée de Lyon (vers 130-202 ap. J.-C.) qui s’indigne contre ce texte! C’est de toute façon extrêmement rare de retrouver un manuscrit d'un traité aussi ancien. Et celui-ci est remarquablement complet : nous avons les trois-quarts du texte.» L’apôtre réputé félon qui vécut en Palestine au début du 1er siècle et dont les Evangiles racontent qu’il vendit Jésus aux prêtres du Temple pour trente pièces d’argent aurait-il écrit pour justifier sa trahison? Son rôle - néfaste mais essentiel - dans la Passion a toujours intrigué : pourquoi désigne-t-il Jésus à ses bourreaux en l’embrassant?


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Del vangelo di Giuda, di Gesù e della resurrezione
Antonio Socci   
ImageLa risibile montatura del cosiddetto “Vangelo di Giuda”, un romanzetto gnostico e anticristiano del II secolo, ha entusiasmato i giornali sempre a caccia di pretesti per attaccare la Chiesa. Ma anch’esso, come il “Codice da Vinci”, un’altra grottesca bufala, in fondo dimostra una cosa sola: il fascino e la curiosità che la figura di Gesù continua a suscitare. Fra noi così laicizzati che poi però, come dice il recente “Rapporto Italia 2006” dell’ Eurispes, ci diciamo cattolici (ben l’87 per cento degli italiani, l’8 per cento in più di 15 anni fa) e vogliamo che il crocifisso resti sulle pareti delle scuole. Fascino che forse è ancora più forte dove meno te lo aspetti. Come nelle terre islamiche. Dove sta provocando un fenomeno nascosto di conversioni al cristianesimo. Fenomeno nascosto anche qua in Italia perché gli “apostati” e le loro famiglie sono addirittura a rischio della vita. “Noi musulmani convertiti al cristianesimo in Italia siamo in tanti” confidava uno di loro a Magdi Allam (Corriere della sera del 3 settembre 2003) “dobbiamo aprire le catacombe! Quando ci sarà la libertà di culto anche per noi, vedrete quanti ne usciranno fuori!”. Il motivo di queste “pericolose” conversioni sta tutto nel titolo del libro di J.M. Gaudeul: “Vengono dall’Islam chiamati da Cristo”. Richiamati, affascinati da Cristo, che perfino nel Corano appare di gran lunga come il personaggio più suggestivo e commovente, come il più potente (può compiere miracoli) e come il più buono e misericordioso. Gesù esercita un’attrattiva sconfinata.


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Vangelo di Giuda ha interesse storico, non teologico
Qaiser Felix   
ImageI presuli pakistani definiscono il testo apocrifo l’ennesima scoperta montata dai media laici occidentali, interessati solo a far soldi con il sensazionalismo. Il cardinal Albert Vanhoye spiega che il documento è stato elaborato da una setta gnostica. Il vangelo di Giuda è considerato apocrifo dalla Chiesa, che non lo riconosce, né tanto meno si ispira a documenti di questo tipo. Il suo ritrovamento può avere interesse storico, ma certo non teologico. L’arcivescovo di Lahore, Lawrence John Saldanha, commenta così la pubblicazione del testo da alcuni storici definito vangelo di Giuda: “Non c’è alcun bisogno, aggiunge, di rispondere al contenuto di questo testo... Siamo in grado di educare i fedeli di tutto il Pakistan tramite i nostri canali”. “Il problema – sottolinea l’arcivescovo di Karachi, mons. Evaristo Pinto – è che quasi a scadenza fissa emergono ‘scoperte’ di questo tipo che i media occidentali tendono ad esagerare”. Secondo il programma prodotto dal National Geographic ed andato in onda il 9 aprile scorso, il “vangelo di Giuda” è un manoscritto su carta di papiro scoperto in una cava dell’Egitto nei primi anni ’70. E’ scritto in copto ed apparentemente è la traduzione di un testo greco che sarebbe stato composto fra il 130 ed il 180 d.C. L’originale è andato perduto, ma è stato menzionato da S. Ireneo nella sua condanna delle eresie gnostiche. Le ultime analisi sulla carte di papiro, effettuate con il carbonio, lo hanno datato all’incirca fra il terzo ed il quarto secolo dopo Cristo.


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Il vangelo di Giuda è opera dei cainiti?
Andrea Claudio Galluzzo   
ImageIl documento e' senz'altro autentico, ma sul contenuto del Vangelo di Giuda pubblicato dalla National Geographic Society crescono i dubbi: dal punto di vista storico, si tratterebbe di una ricostruzione non perfettamente attendibile degli ultimi giorni di Cristo. In particolare, si rileva da buona parte della comunita' scientifica, e' difficile credere all'esattezza delle parole con cui Cristo avrebbe affidato a Giuda la missione di liberarlo "da questo corpo che mi e' di abito", e con le quali gli avrebbe riconosciuto un ruolo superiore a quello degli altri apostoli: "con te condividerò i segreti del Regno". Il sospetto e' che il documento, chiaramente redatto in epoca costantinianacome copia di un originale del II Secolo dopo Cristo, sia opera di una setta gnostica, quella dei cainiti, impegnata a rovesciare la lettera e lo spirito dell'Antico come del Nuovo Testamento. I cainiti, attivi soprattutto in Egitto sotto gli Antonini, consideravano il Dio veterotestamentario alla stregua di un demiurgo, ma volto al male. Di qui la loro ammirazione per tutti i personaggi negativi della Bibbia, a cominciare da Caino, da cui presero il nome. In generale, al pari di altre sette gnostiche ed eretiche, credevano che si raggiungesse la salvezza attraverso una serie di esperienze anche di carattere tantrico. Riguardo a Giuda, si dividevano al loro interno tra quanti lo ritenevano una sorta di Prometeo pronto a tradire un Cristo agente del demiurgo maligno, e quelli che invece (e' il caso del testo pubblicato ieri) pensavano ad un Cristo pronto a chiedere a Giuda di tradirlo pur di salvare l'umanita', a discapito del disegno del demiurgo.


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